MUFFA
azzurra era al suo primo giorno di tirocinio. se ne stava seduta con la bottiglia del pranzo tra le mani in attesa che l’esaminatore chiamasse il suo nome. si era svegliata un po’ pallida forse presa dall’ansia dell’esame imminente. suo padre la sera prima l’aveva ammonita poiché interrogandola si era confusa sull’origine dei tartufi. suo fratello maggiore si era aggiudicato il posto più ambito: sul muro di una casa, dove poteva anche crescere e mutare forma a suo piacimento, si divertiva un sacco a far prendere spaventi all’anziana vecchina ignara di tutto. sua cugina viola invece aveva passato l’esame a pieni voti ed ora stava con alcune amiche su un prelibato pezzo di gorgonzola dop nel pavese. la zia bianca invece era stata assunta a tempo determinato in un laboratorio di ginevra dove sfornava penicillina a tutto spiano. una famiglia di successo, fatta eccezione per il suo prozio Griffone che era stato assegnato ai calzini e che quindi rischiava la vita ad ogni lavaggio. nonostante le rassicurazioni di sua madre che ripeteva che Griffone era sempre stato un lavativo e pertanto il posto in lavanderia se l’era proprio meritato, azzurra sudava freddo nel terrore di finire in qualche strofinaccio dimenticato in lavatrice. finalmente giunse il suo turno: l’esaminatore le fece qualche domanda dopodichè arrivò la prova pratica. - prova a diventare grigia - le disse. azzurra condensò ogni sua particella e puff ecco un argento così argento che ci si poteva specchiare. nell’uscire con il suo foglio di tirocinio fresco di firma azzurra sorrise: quella cantina nel polesine le sarebbe piaciuta moltissimo.
scritto per barnaba











