Io.
Mi guardo allo specchio come ogni mattina e mi trovo lì, con quegli occhi scuri ma stanchi e stropicciati, con quelle occhiaie marroncine maledette. Colpa dell’anemia mi dico.
Faccio per guardarmi meglio ma distolgo lo sguardo, già stufa della mia immagine e di quei brufoletti e vado verso la cucina, prendo la macchinetta beige come il mio cuore e la poso sui fornelli, il caffè già pronto dentro che non vedo l’ora di veder fuoriuscire e mi butto sulla sedia già pensando alle prossime ore.
La giornata come sempre sarà lunga, le lezioni molte, le paure tante. Paura di non essere abbastanza, paura di non farcela, paura di essere da meno. Ma con un gesto riesco a mettere subito da parte questi pensieri, il clic della cassa anticipa di qualche secondo la riproduzione della “canzone del cuore” casuale di Deezer: Piece of my heart di Janis Joplin. Ci sta, mi dico. Mentre mi vesto mi viene in mente quando sotto a una mia foto caricata su facebook con un commento sono stata paragonata a lei. Capelli arruffati lunghi, sigaretta in mano, sguardo da tosta. Quanto mi piace fare la tosta. Nelle foto soprattutto. E ci riesco anche abbastanza. Molti mi credono. E anche io ci credo.
Esco di casa, fa freddo ed è ancora un po' buio. Con le mie Dr.Martens faccio la salita che ogni giorno percorro per arrivare in Accademia. Passo quel cancello ogni giorno, ormai ci ho fatto l’abitudine, non gli do peso, ma quanti pensieri mi ha dato quel cancello. Quante notti insonni, quanti sguardi persi, quanta fifa. Ho passato mesi a capire se volessi davvero oltrepassare quel cancello ogni giorno. Dovevo capirlo, volevo avere la certezza, aspettavo qualche segno divino, qualche messaggio dal cielo. Ma la risposta non è arrivata, o almeno non è arrivata da nessuno. Era già dentro di me, io già lo sapevo. Dovevo oltrepassare quel cancello ogni giorno, e ogni giorno avrei dovuto ripetermi quanto fosse stato giusto aver preso quella decisione e quella strada. E avrei dovuto anche dimostrarlo. E anche tanto. Si perché nella società di oggi, purtroppo, è diventato fondamentale il dover dimostrare agli altri qualcosa. E allora un giorno tocca al padre, un giorno all’amica e così via. Che perdita di tempo. In tutti questi pensieri mi stavo mettendo i calzini al contrario e quindi mi dico di smetterla e concentrarmi, la lezione comincia e poco dopo finisce con me che esco dalla porta serena e, a volte, soddisfatta. Sono abbastanza autocritica, ho imparato a conoscermi bene negli ultimi tempi, e so che spesso potrei dare di più ma le cose sono tante e il tempo limitato e un’altra lezione è alle porte.
E’ cosi che passo la maggior parte delle mie giornate. Può sembrare una pazzia, una gabbia, una prigione, chi te lo ha fatto fare qualcuno direbbe,
ma vi assicuro che ne vale la pena quando di sabato ti chiedi quando arriva il lunedì.














