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Falsi razionalisti allo sbaraglio.
In questa ornitoteca vediamo un esempio di quello che a volte viene chiamato “analfabetismo di ritorno” (ma in realtà più genericamente è meglio parlare di analfabetismo funzionale). Il soggetto fallisce l’interpretazione di semplici frasi, a cominciare da quella contenuta nella “mozione” (che è in realtà una risoluzione) che sarebbe, secondo lui, imbecille. Alla fine scopriamo che l’unico fondamento delle sue parole è il pregiudizio politico, ben visibile in numerosi suoi altri tweet.
Non so se fa più rabbia o più tristezza. Sicuramente, visto il suo atteggiamento («stai zitto e ascolta chi ne sa più di te»), non ispira misericordia. Certo è che ritengo soggetti come questi pericolosi, perché la loro idea di cultura e di critica è più o meno riassumibile in questo modo: o sei d’accordo con me, o hai torto; oppure: non mi puoi contraddire, perché io ho studiato, quindi sicuramente ho detto la Verità e sicuramente non commetto errori.
Il pezzo di carta (la laurea) non assicura né cultura (in senso generale) né è un attestato di intelligenza. Affermare «Io ho studiato», «Io ho la laurea», per “vincere” un dibattito mi fa pensare a qualcuno che soffra di un complesso di inferiorità.
Qualcuno potrebbe dire, a questo punto, che esistono questioni indibattibili perché la “Verità” è già scientificamente nota e quindi, date due frasi che affermano cose opposte, una deve essere vera e l’altra falsa. In prima approssimazione questo è giusto, ma bisogna stare bene attenti a non mistificare la conoscenza scientifica. Non è mia intenzione parlare di epistemologia, ma oso dire che chi fa scienza deve aver ragionato più volte sul tema. Il progresso scientifico non potrebbe avvenire se le teorie correnti, che i più “semplici” ritengono essere verità scientifiche definitive, non fossero “sfidate” di volta in volta, per essere confutate o confermate, perfezionate o essere ritenute ancora le migliori possibili…
Ma tutto questo ci riguarda marginalmente, perché nel caso in esame ci si ferma molto prima, cioè quando si giustifica il giudizio sulla “mozione” dicendo che «il ciclo del fosforo è naturalmente aperto» (affermazione che non è corretta se si intende il ciclo del fosforo nella sua dimensione temporale naturale), mentre nella “mozione” leggiamo che è chiuso. In realtà, però, questo è falso. Nella “mozione” c’è scritto «sostanzialmente chiuso» (fino al XIX secolo), e la voceidealista si dimostra incapace di capire che non è lo stesso che dire «chiuso» e che «sostanzialmente chiuso» dà un’idea precisa di quanto fosse “aperto” fino al XIX secolo (così poco da poter essere ritenuto quasi chiuso). Invece, dire che è «naturalmente aperto» non ci dà un’idea di quanto sia aperto: poco? Tanto? Ed inoltre dà l’impressione, sbagliata, che il “grado di apertura” non sia variabile.
In conclusione, relativamente al ciclo del fosforo la “mozione” dice, in pratica, due cose: 1) che fino al XIX era così poco “aperto” da essere «sostanzialmente chiuso» e quindi in una sorta di equilibrio sostenibile; 2) che evidentemente oggi, per via della attività umana, esso non si può più dire «sostanzialmente chiuso» (pochissimo “aperto”), ma “molto aperto”. In parte la “mozione” è un invito ad agire per minimizzare la quantità di fosforo che finisce nel pool di riserva e che rivedremo dopo tempi dell’ordine di grandezza della scala geologica.
Perciò chi ne sa più di me non è riuscito nemmeno a capire quello che la “mozione” stava dicendo; né ha fatto affermazioni che possono riternersi precise (una volta “contraddetto”, ha specificato che «il ciclo del fosforo è virtualmente aperto perché è lungo milioni di anni» — affermazione che conferma che il ciclo del fosforo è naturalmente chiuso. Per ulteriori osservazioni vi invito alla lettura del post.)
(Dove ho scritto «la “mozione”», dovete leggere «il testo che patrocina la risoluzione», perché in realtà non si sta prendendo in esame il testo della risoluzione e, come già detto all’inizio, si tratta comunque di una risoluzione e non di una mozione.)