Ovvero affinità e divergenze tra l’essere e l’arte di essere in materialità. Ovvero affinità e divergenze tra l’essere e il divenire. “We All Play the Synth” (Human Feather / Lemming Rec. / The Bloody Dirty Sanchez / Bridadisco Rec. / HYSM? / AShamed / Butta il Veleno Produzioni / QSQDR, 2012) è un’epifania discografica, che ondeggia tra il portento sonoro e il trasporto emotivo; un disco famelico che rapisce e imbarca verso nuove dimensioni sublunari. “We All Play the Synth” è un sotterraneo canto urbano, il canto di una gioventù sonica, naufraga di ogni durevole sicurezza; un'ode post-moderna, con invocazione alla torbida musa del truce realismo. Ripresentarsi sull’uscio di “We All Play the Synth” dei Common Deflection Problems, dopo un ascolto, è, di per sé e inevitabilmente, il coronomento trionfale di una inequivocabile visione di musica, verace e impulsiva, le cui robuste radici attecchiscono profondamente nel terreno del nostro presente storico. I Common Deflection Problems dipingono su tela le sfumature della contemporaneità, cogliendone dall’interno la natura, filtrandone le asprezze ontologiche e le dissonanze morali. E così, sul dipinto uditivo, che, sanguinoso, ne vien fuori, una imperante impressione autunnale di dilagante degrado diviene sinonimo di una tersa urgenza espressiva; Uno squarcio di devastazione post-industriale/mediatica attesta una non comune ispirazione. Common Deflection Problems, ovvero efferati, graffianti, percussivi, avvincenti; ovvero un complesso sonico per tutti coloro che la musica la vivono e non la pensano.