Lo coglierebbe impreparato alle spalle, buttandogli al collo una sciarpa dai colori rosso-dorati, della quale terrebbe i lembi tra entrambe le mani mentre farebbe per rimettersi davanti al Corvonero. « Ooooh come ti sta bene! » In complimenti totalmente casuali « si abbina ai tuoi occhi » wtf? « ora sei diventato improvvisamente più bello e coraggioso, visto? E con buonsenso, ovviamente. »
« Toglimi ‘sta cosa di dosso. » quasi parlando in maniera dispregiativa – lui che non ha mai disprezzato, in fin dei conti, le altre casate – ma forse è semplicemente diventato bravo a lagnarsi, prendendo da uno dei migliori. « Improvvisamente più bello? Godric non vi sceglie per questo. » tsk. VI. « Ma per essere lagne, testardi, arroganti, sprovveduti, impulsivi, inconsciamente narcisisti, devo aggiungere altro? No, te lo risparmio. » gentile ed educato, con il mento alto e la voce che non risparmia l’accento posh del caso. Utilizzando quello che ritiene un qualcosa di dispregiativo della sua Casata di appartenenza, senza contare che su molte cose sembra andarci d’accordo.
« Abbiamo tanti pregi, è vero e per quanto molti Grifondoro siano peggio dei Goblin » una piccola pausa « poi ci sono Grifondoro per i quali Godric s’è superato » e si indica, ovviamente. Con l’indice della mano libera dalla sciarpa e totale assenza di modestia.
« BYEEEEEE » e se la darebbe a gambe. Il più velocemente possibile, all’interno della casa. Ridendo sonoramente e tentando di seminarlo per rifugiarsi tra le mura protette. « DOVRESTI ESSERE ONORATO » paroloni urlati oltre la porta, nei pressi dello scatolone « DI STARE CON UN GRIFONDORO »
« Sei un c*glione. »
Dopo cinque minuti tornerà con Nimbus 2700 e un calderone grosso in peltro e brutto che svolazzano dinnanzi a sé, sotto il controllo della bacchetta. Ma, soprattutto « GUARDA CHE HO TROVATOOOO. Non ricordavo di averla lasciata qui! » Un pezzo d’antiquariato, oramai, con le corde allentate e sicuramente da aggiustare. « la mia chitarra! » e gliela metterebbe prepotentemente tra le mani, sorridendogli.
« Gli hai dato un nome? » Anche a questo calderone? « Oh, oh, oh. » La chitarra. Sbatte le ciglia, abbassa gli occhi sulla chitarra e incomincia a guardarla, mentre la mano destra la libera dalla polvere posatasi per forza di cose sopra. Le corde non sono delle migliori e il suono non sarà aggraziato alle loro orecchie, ma lui ci prova lo stesso a pizzicare le corde per quanto incapace di farlo. Arriverà a sentirsi solamente un rumore di corde che chiede pietà. Pietà. Smettila.
« it comes and goes in waves, it always does, it always does. » una piccola pausa per inumidirsi le labbra mentre cerca il suo timbro di voce migliore seppur risulti ancora più rauco e basso di quanto già non sia. « we watch as our young hearts… » continui tu Sebastian? E’ lo sguardo che rivolge a lui, forse per mancanza della parola o forse per canticchiare con lui prima che quella chitarra gli venga tolta dalle mani e, forse, forse è proprio il caso.
« No, Merlino! Non do un nome a tutti i miei calderoni! » E sono tre, attenzione. Jimh, Sexy e “il calderone della Graveyard”. « E poi questo l’ho avuto in eredità, non è mio » s’era capito, Seb. Chill. Eppure gli sorride, soprattutto quando Nathaniel comincerà a strimpellare a caso quella chitarra, costringendolo a spalancare le labbra in una risata sonora. Nathaniel comincia a cantare quella canzone ben conosciuta tra i due, così come il viso viene sollevato e gli si avvicinerebbe abbastanza da sbilanciarsi in avanti col busto e tentare un bacio sulle sue labbra proprio quando l’altro si interrompe. Breve, però. A fior di labbra e allegro — un segno d’affetto.
Ed è poi sulle sue labbra che sussurrerà un « fade » non ha finito la strofa? « Into the flood, into the flood » ma ride. Non lo libera dalla chitarra, ma non gli si stacca di dosso. « The freedom of falling, a feeling I thought was set in stone » e solleva le sopracciglia, per poi provare a ribaciarlo piano ancora una volta.
Un’ultima occhiata a quella casa, a quei dettagli che sa non rivedrà mai più. E che saluta, silenziosamente, anche se forse li aveva già segretamente salutati. Prima di chiudersi la porta alle spalle, sorridere nuovamente in direzione di Nathaniel ed apprestarsi ad andar via da quel giardino e dall’odore di erba e mare.











