11° GIORNO 19-01-2016: HAWZEN-WUKRO-MACALLE' km 75
Partiamo alle 08.30 attraversando una strada sterrata per arrivare alle 09.45 alla chiesa Abraha We Atsbeha, i Santi Re Gemelli restaurata da italiani. Alla chiesa si giunge salendo una comoda scalinata esterna e contiene molti tamburi rituali. In 50' alle 11.30 siamo alla chiesa di Wukro Kircos con il cortile addobbato a festa e il sacerdote che ci mostra il libro più prezioso “Le chiese rupestri del Tigray vennero scoperte fortuitamente nel 1868 quando una spedizione inglese che stava transitando per il villaggio di Wikro fu condotta dagli abitanti a visitare la chiesa di Wikro Chirkos. In seguito, per svariati decenni, si pensò che questa chiesa fosse l’unica nel suo genere esistente nel Tigray, fino a quando, durante l’occupazione italiana, vennero scoperte altre due chiese e altre ancora negli anni successivi alla grande guerra. La loro epoca di origine rimane tuttora sconosciuta: secondo alcuni accreditati studiosi esse vennero realizzate in tempi antecedenti l’introduzione del cristianesimo e solo in seguito convertite in chiese; altri asseriscono che probabilmente vennero ideate nel periodo compreso tra il VI e il X secolo. Wikro Chirkos si trova su una bassa collina ricavata all’interno di una grotta, forse nel VII secolo. E’ attaccata alla roccia madre da un lato e presenta al suo interno ben tre manda e un soffitto affrescato probabilmente nel XV secolo.” In 15' alle 12.30 siamo a pranzo. Prendiamo il caffè in una caffetteria locale, comodamente seduti su piccoli sgabelli in plastica, sotto le impalcature di una casa in costruzione, sicuri che almeno i muratori ci ignorano. Un altra ora di viaggio, intervallata da una carovana di asini e dromedari, ci porta a Macallè “che venne fondata come sua città capitale dall'Imperatore Giovanni IV d'Etiopia nel XIX secolo. Lì G. Naretti edificò per l'imperatore il palazzo reale. Da allora la città è cresciuta fino a diventare uno dei principali centri economici dell'Etiopia”. Arriviamo alle 15.30. Abbiamo solo mezz'ora per sistemarci nelle camere perché il Timkat incombe. Veniamo lasciate dai nostri autisti nei pressi della processione e ci mischiamo tra le migliaia di pellegrini perdendoci in breve tempo di vista. “Inizia la festa! Il “Tabot” la copia dell’Arca dell’Alleanza che ogni chiesa custodisce viene portata in processione da tutti i preti, clerici, debterà, tutti vestiti con i paramenti sacri, gli ombrelli colorati in un tripudio di trilli e colori. La comunità prepara la birra locale, la “tella” e l’idromele il “tejj” insieme al “wott” il piatto nazionale e gli altri piatti più economici a base di ceci, lenticchie e verdure”. Per due ore saremo immersi nella calca di gente sorridente e festosa. Ritrovo, per breve tempo, Ignazio e riusciamo a risalire fino al baldacchino che protegge i Tabotat, le tavole della legge. Ci viene consentito di entrare tra le corde che segnano il percorso sacro e, come ospiti illustri, fotografare i sacerdoti da migliore posizione. Stella, se ne avrà a male di questo privileggio, perché da sempre il percorso sacro e vietato a tutti i pellegrini perché impuri. La processione si conclude in un vasto campo, ed anche qui ci viene permesso di arrivare fin sotto il palco delle autorità e alla piscina rituale, mentre la popolazione, disciplinata, viene tenuta lontano da un cordone di volontari. Nel momento di ritirarmi in hotel sono solo. Tento di prendere un motoape-taxi-blu, ma la cifra che offro non li soddisfa. Incontro una coppia di compagni di viaggio, chiediamo informazioni ad un vigile e scopriamo che siamo alla base della collina sulla quale si erge il nostro hotel. In mezz'ora, seguendo l'unica strada in salita, siamo sul posto alle 18.35. Doccia e cena. Nel bel mezzo delle chiacchiere serali devo correre ai ripari al WC di camera mia. Durante il viaggio malanni di varia natura, ma essenzialmente gastrointestinali, hanno colpito tutti, tranne due fortunati. Ignazio, addirittura, ha dovuto rinunciare ad una giornata di visite perché febbricitante in albergo. Il posto pulmino più privilegiato, quello accanto agli autisti, è stato costantemente occupato da moribondi Con noi, fortunatamente, viaggia una farmacista che darà fondo alla sua pazienza, alla sua sapienza medica ed alla sua immensa scorta di farmaci (seconda solo alla scorta di sigarette e accendini).












