Passacaglia della Vita
Il brano è parte della colonna dell'affascinante e commovente performance dal titolo Nephesh. Proteggere l’ombra che il Teatro della Albe ha proposto al cimitero di Ravenna.
La Passacaglia della Vita rimanda visivamente a molte immagini di danza macabra medioevale, con gli scheletri che conducono il ballo per strada (passacaglia = passa calle = passa per strada).
Il sonetto è di un Anonimo del 1657.
Passacaglia della Vita (Homo fugit velut umbra) Oh, come t’inganni se pensi che gl’anni non hann’ da finire bisogna morire È un sogno la vita che par sì gradita è breve gioire bisogna morire Non val medicina, non giova la china, non si può guarire bisogna morire Non vaglion sberate minarie, bravate che caglia l’ardire bisogna morire Dottrina che giova parola non trova che plachi l’ardire bisogna morire Non si trova modo di scoglier ‘sto nodo non val il fuggire bisogna morire Commun’è statuto non vale l’astuto ‘sto colpo schermire bisogna morire La morte crudele a tutti è infedele ogn’uno svergogna morire bisogna È pur ò pazzia o gran frenesia par dirsi menzogna morire bisogna Si more cantando si more sonando la cetra o sampogna morire bisogna Si muore danzando bevendo, mangiando con quella carogna morire bisogna I giovani, i putti e gl’huomini tutti s’hann’a incenerire bisogna morire I sani, gl’infermi i bravi, gl’inermi tutt’hann’a finire bisogna morire E quando che meno ti pensi nel seno ti vien a finire bisogna morire Se tu non vi pensi hai persi li sensi sei morto e puoi dire: bisogna morire Anonimo, 1657
La musica originale è una passacaglia e viene comunemente attribuita a Stefano Landi, compositore romano di melodramma e cantore del primo barocco. Si tratta però di un equivoco che trae origine dal fatto che il brano fu inserito nel 2002 in una raccolta monografica dedicata al Landi. In realtà, anche la musica originale è di Anonimo.
Anche Angelo Branduardi e Franco Battiato, tra innumerevoli altri, ne hanno fatto una "cover", a loro modo.








