#demetriozabinov #demetrio #zabinov #nonsense #shortales #raccontibrevi #surrealism #surrealismo #xiii #indagatore #pop #attitude https://m.facebook.com/demetriozabinov/

seen from Malaysia
seen from United States

seen from Türkiye
seen from United States

seen from Sweden

seen from Austria

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from France

seen from United States
seen from Iraq
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from T1
seen from France
seen from Iraq

seen from Poland

seen from Italy
#demetriozabinov #demetrio #zabinov #nonsense #shortales #raccontibrevi #surrealism #surrealismo #xiii #indagatore #pop #attitude https://m.facebook.com/demetriozabinov/
Demetrio Zabinov e il Caso Fluido
tratto da:
Demetrio Zabinov - l’indagatore del nonsense
XIII Casi
di Massimo Giachetto
La noia è figlia di un’immane tragedia. Così recita l’orribile racconto ‘Akkarmony’ letto sul sedile dell’autobus. Trovato sul sedile dell’autobus. Comprato in un’edicola di borgata.
È sempre l’eterna attesa del Sei, l’autobus che ti porta ovunque: dall’incantesimo al maleficio.
Oggi ho mal di schiena. Oggi si va in piscina. Oggi ho mal di pancia. Ho lasciato il cappello a tesa larga in favore del cappello di lana, sul letto, quasi a desiderare la morte. La morte di chi ha importanza relativa. Uno scarafaggio, un calabrone, un critico che non riesce ad acquistare un trittico o una contadina alla raccolta dell’ultimo tubero della sera, tartufo o patata, poco importa.
La piscina è spesso affollata, usanza strana per chi vive al mare. Il mare d’inverno freddo, d’estate caldo se piove. Un luogo affollato da gente schiava d’orari, a tutte le ore; usanza strana a viversi per chi come me non ha orari e ne è anzi schivo.
Ebbene quel dì era vuota. Solo il bagnino ad attendermi e qualche bracciante, le luci spente verso mezzogiorno, vista la gradevole e naturale luce inondante del sole.
Arrivato. Entrato. Salutato. Non c’era nessuno. Guardina chiusa.
Solo un cartello: timbrare dentro.
A mezzogiorno la gente va a pranzo. Salutato. Nessuno. Entrato. Tolto scarpe. Calzini. Entrato. Spogliato. Preparato. Pisciato. Abbandonato ogni indumento. Solo un costume ridicolo e, una ridicola testa cuffiata e occhialuta. Saluto. Timbro. Abbandono le ultime cose e mi tuffo. Nuoto.
La forma fisica giunge a sorpresa. Più essa sale più è il nulla intorno a me. Il complesso senso di traffico sembra di colpo svanire dalla mia mente, quasi a non essersi mai annidato. Le mie bracciate vorticose mi librano nel letto d’acqua e, le mie gambe mi spingono. Mi spingevano. Mi spinsero. Mi sorreggeranno, spero.
La noia è figlia di un immane tragedia. Le fermate dell’autobus si compiono cicliche; eccezion fatta per le fermate saltate. Il finestrino è a volte un televisore puntato sul vicinato, un voyeurismo involontario indotto dal calore trasmesso dai raggi di sole sulle guance e, da esso amplificato.
Gli ubriachi di fuori dei bar il mattino, prima di pranzo, sono scolari che vorrebbero tornare a casa ma ancora non possono; rischiano di essere scoperti in cambio di un raggio di sole, quello che già sanno a loro più mancherà mano a mano che cresceranno.
Un aperitivo non può essere sempre lo stesso, e la commessa di provincia acquista un tono innanzi al gretto e ricco giudice, titolare della sala Bingo.
“Un Drink?”
“Si!Èl’unico che bevo. Mi piace il Rum!” Afferma solerte con labbra gonfie, capelli lunghi e bruni, tette grasse ed enormi strizzate in un corpetto che invoca pietà e, un culo salvato da tacchi alti su decolletè tracimanti.
Ogni bracciata è più faticosa di quella precedente; le gambe cominciano a sprofondare e, l’inequivocabile sapore di cloro si trasforma in aspro e poi sempre più dolce sapore di limone. Le sabbie mobili mi trascinano verso il fondo, granulose e graffianti; annaspo e riesco a non soccombere. Non so come, ma riesco ancora a trarre dei respiri, fino a che un ondata liquida improvvisa non mi trascina in un gorgo schiumoso. La schiuma si mescola a quella che mi esce tra i denti e, un senso di ebbrezza mi pervade e tange il panico che mi assilla. A volte lasciare un cappello sul letto può essere più pericoloso del previsto.
Labbra gonfie e ansimanti. Orrore dietro al vetro spesso del frullatore dal quale vengo scaraventato fuori, inglobato in una goccia nella quale trovo la salvezza, atterrando su un rosso manto, prima di venire tracannato dalle fauci esose della commessa.
Labbra gonfie e ansimanti che ritrovano pace nel primo sorso di Daiquiri. Labbra pronte a concedersi al viscido giudice, ricco gestore della sala Bingo.
È sempre stato anche il mio, di drink preferito.