Day 26- Flow passeggiata
Ho passeggiato un gatto. Gino, a ritroso il guinzaglio non si aggancia a mano libera. È freddo, che equivale a notte. Lucida, brillante, sopra le stelle nuvole che appannano i lampioni. Un passaggio monotono viene interrotto da Tunzo Tunz, il vecchio punto di ritorno dal Pub. Anzi no, dalla fabbrica, poichè è Covid. Svolto l'angolo e uccelli mi guardano dal nido costruito sopra i cassonetti. Scatoloni come, dormono. Il parco è sbagliato, lo è sempre stato: serrature bizzarre, calcoli nella vicina scuola, parcheggi illegali, frottole, attraversamenti per evitare il vicino. Poche foglie gialle cadono dal marciapiede ma è buffo se è primavera, fioriscono le cancellate e un vecchio spione sorride. Che c'è da sopportare? State a casa! Ha gli occhiali in osso e la gobba di chi la sa lunga, ma storta. Ma è altro! Il lato cambia vorticosamente, Gino mi segue e io seguo lui nel girotondo quotidiano della sua ciotola. Mangia, bevi, caga, non è meraviglioso questo lockdown animale? In fondo sbarre, finestre e schermi TV assolvono allo stesso tram tram. Manca mezzanotte e si fa domani, non è giorno ma giovedì, il passo cigola sul mondo asfaltato, un legno vibra, il mondo è animato. Dietro questi muri si consumano rime dovute ad una illuminazione economa: ronf, ronfff, sgrat, eccetera, e il cigolio non lo riportiamo solo per pudore verso una popolazione anziana e stanca. È un quartiere arginato, per arrivarci percorro direzioni parallele senza apparente motivo, scelgo a caso dove mi sembra piu breve riposare. Poi la spesa, di soppiatto, di fretta, simil tetris improbabili, macchine, guanti, percorsi protettivi, litigo con chi non mi agevola. Posso quasi andarci a piedi, sarà illegale? E i negri spiriti spariti, ci pensi tu? Io? Dammi il discobolo! Andatevene, corvi untori pantegane con tre ruote e un solo arnese per identificarvi! Ora il business delle arance appartiene agli elettori, ai muratori, scalpellatori, marmisti in giacca e cravatta. I nervi, solo quelli sopravviveranno a nottate di disgusto passate ad ascoltare certe lagne, certi ritmi paleoveneti del cazzo. Buonanotte 2020, ore mezzanotte, di un giorno inidentificato, la sua costruzione architettonicamente 80, a cilindro-disgrazia ci accompagna con opportune prodezza e rigore. Non sfidiamo luci e avvocature, ripieghiamo sulla soglia illuminatissima e ignorantissima del nostro sonno. E tante pagine di saluti insaponati.













