Boh raghi non lo so, io lo posto qui come friendly reminder della mia ispirazione odierna.
In realtà non so neanche se si possono postare one shot/fanfiction su tumblr...si può? Boh vabbeh, lo scopriremo solo vivendo suppongo 😅
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"Sei un figlio di puttana, vaffanculo"
"Matteo, ti prego..." tentò di parlare Manuel ma ovviamente anche il solo provarci fu inutile.
"No"
"Posso solo..." provò di nuovo
"No. Devi andartene e non farti vedere mai più" disse Matteo con tono duro.
Manuel poteva vederlo mentre cadeva a pezzi davanti ai suoi occhi nonostante ce la stesse mettendo tutta per non crollare perché lo sapeva, non gli avrebbe mai dato la soddisfazione di far vedere quanto stesse soffrendo a causa sua. Così prese le sue cose e andò via, come gli era stato chiesto.
Neanche il tempo di chiudersi la porta alle spalle e Manuel scoppiò in lacrime. Cosa aveva fatto? Come aveva potuto? Continuava scioccamente a chiedersi tra sé, ignorando volutamente la risposta che la sua stessa coscienza gli stava imponendo di considerare. Ci era già arrivato da solo ma forse voleva sentirselo dire perché diventasse reale e potesse provare a trovare una qualche soluzione se mai ce ne fossero state, quindi fece l'unica cosa sensata che gli venne in mente.
"Ho rovinato tutto" riuscì a dire il riccio tra i singhiozzi, quando all'altro capo del telefono risposero.
"Cosa cazzo è successo?" chiese Niccolò sentendo l'amico piangere.
"Lui mi odia" pigolò.
"Dove sei?" domandò il biondino, capendo che questa conversazione non poteva avvenire telefonicamente.
"Sotto casa sua" rispose Manuel cercando di calmarsi
"Ok, riesci a guidare e venire da me? Vuoi che vengo a prenderti?"
"No, no. Ce la faccio"
"Va bene, ti sto inviando la posizione."
"Grazie" fu l'unica cosa sensata che riuscì a dire il neo acquisto juventino prima di riagganciare.
Lui e Niccolò avevano uno strano rapporto, più che altro Barella lo stuzzicava su ogni cosa talmente tanto che Manuel ad un certo punto perdeva la pazienza e cominciava a colpirlo come se fosse un pungiball o qualcosa di simile. Non gli faceva davvero male, era solo un modo per sfogare la frustrazione che il sardo gli procurava.
Nonostante questo però Niccolò si era sempre dimostrato un buon amico, premuroso, attento ai suoi bisogni e stranamente è l'unico con cui sia lui che Matteo hanno parlato, con cui si sono confidati.
Perso nei suoi pensieri, Manuel seguì meccanicamente le indicazioni del navigatore ritrovandosi a spegnere il motore dell'auto una volta arrivato a destinazione. Inviò un messaggio all'amico, preoccupato di poter essere di intralcio al resto della sua famiglia.
Dopo qualche istante lo vide uscire di casa, facendogli segno di entrare.
Una volta che furono entrambi dentro, comodi, Niccolò attese che Manuel iniziasse a parlare e così il ragazzo provò a spiegare cosa fosse successo.
"Cristo, sei un coglione" fu il commento iniziale del centrocampista dell'Inter, il che non lasciava di certo ben sperare.
"Grazie per la comprensione" affermò in modo tagliente Locatelli.
"Comprensione?" chiese l'altro "In che modo pensi esattamente che quello che hai fatto possa essere compreso? Hai fatto un casino di proporzioni cosmiche e vuoi la mia comprensione?" continuó
"Io-" cercó di difendersi il riccio, ma in fondo sapeva che Niccolò aveva ragione
"Sta zitto. Se sei qui è perché vuoi la verità, altrimenti non mi avresti chiamato"
Manuel tacque e a Barella tanto bastò per continuare.
"Sei davvero un coglione. Te lo avevo detto che sarebbe stato un disastro ma ovviamente non mi hai ascoltato ed ora eccomi qui a raccogliere i pezzi di te e di Matteo entrambi distrutti a causa tua"
Manuel non poté far altro che ricominciare a piangere dopo quelle parole.
"Piangi pure, ma sai che è così. Sfogati e poi cerchiamo di mettere a posto la situazione" aggiunse Niccolò diretto, ma con una punta di dolcezza, tanto da scuotere il giovane vicino a sé ma non da farlo sentire ulteriormente in colpa o ferirlo.
"Mi detesta, Nico"
"Puoi biasimarlo? Tu cosa avresti fatto al suo posto?"
"Mi sarei preso a pugni probabilmente" rispose sincero il riccio
"Beh Matteo non lo ha fatto, è già qualcosa."
"Non vuole più vedermi"
"É solo incazzato"
"Credo di aver rovinato davvero tutto stavolta" sussurrò Locatelli asciugandosi il viso umido con la manica del suo stesso maglione.
"Se é stato con te tutti questi mesi un motivo ci sarà, io non me lo spiego ma comunque..." disse il sardo tentando di alleggerire la conversazione
Locatelli sembrò improvvisamente risvegliarsi
"Ti sei comportato come il peggiore degli imbecilli quando potevi semplicemente dirglielo" continuò il biondo
"Cosa?" chiese Manuel
"Che lo ami, cosa sennò" rispose a quella che poteva essere una domanda retorica "Perché non glielo hai detto?"
"Perché..." iniziò a dire il 23enne, interrotto però nuovamente da Barella
"Hai paura" concluse la frase al posto suo.
"Forse. Io...beh non lo so...e se fossi troppo avanti in questa cosa? Se lui..." farfugliò mentre si distruggeva le mani dall'agitazione
"Se lui cosa, Loca? Se lui non ti amasse come fai tu?"
"Non dico di non piacergli o altro, ok? So di piacergli, ma se fosse solo quello? Se non volesse..."
"Ascoltami un attimo, perché non lo ripeterò di nuovo. Matteo ti ama, ok? Tanto quanto tu ami lui" disse Niccolò "Da quanto va avanti questa storia?"
"Quale?" domandò Manuel come se davvero non avesse capito
"Voi due" rispose con ovvietà Barella
"Quattro mesi"
"E credi che se fosse stato solo sesso e basta non sarebbe già finita da un pezzo, visti tutti i cambiamenti che ci sono stati?" il ragazzo prese una pausa per guardare il centrocampista juventino prendere coscienza di quello che ha sempre avuto davanti agli occhi ma si rifiutava di vedere, per una contorta forma difensiva "Credi che se Matteo non ci fosse dentro tanto quanto te, avrebbe avuto quella reazione? O qualsiasi altra a qualunque cosa tu faccia?" domandò di nuovo
"Sono davvero un coglione" sussurrò Manuel ripetendo le parole iniziali dell'amico
"Già." concordò Niccolò "Devi dirglielo, non lasciare che la paura ti fotta di nuovo... Matteo di sicuro non lo vorrebbe" sogghignò estremamente soddisfatto della sua battuta
"Niccolò!" esclamò Manuel tirandogli contro la prima cosa che si trovò tra le mani
"Eccolo il mio ragazzo violento è tornato!" rispose in tono canzonatorio Barella "Spero che comunque questa continui ad essere solo una cosa mia e tua, sai...mi dispiacerebbe condividerla con Matteo. Non lo avete provato, vero?"
"Cosa? No! Sei impazzito per caso?!" chiese Locatelli alzando la voce di un tono
"Non lo so, chiedevo...non so come vi piace, magari avete provato..."
"No. E non avrò questa conversazione con te."
"Non ora"
"Mai"
"Non ne sarei così convinto al posto tuo" lo canzonò Niccolò ma si fermò non appena una delle sue bambine entrò nella stanza.
Manuel vide come gli si illuminarono gli occhi, Barella viveva in funzione delle sue figlie, era un papà incredibile.
"Credo sia arrivato il momento di andarmene" disse quindi
"Non devi se non vuoi" lo confortò Niccolò
"No, va bene. Sto bene. Grazie di tutto"
"La supererete, stai tranquillo, solo sii sincero" ribadì il ragazzo
"No so come, ma ci proverò" annuì Locatelli prima di andare via.
Passarono un paio di giorni da allora e Manuel aveva già mandato un lungo messaggio di scuse a Matteo ma fu ignorato completamente, ovviamente, finché non si trovò a bussare ininterrottamente contro la porta di casa Pessina il giorno dopo il suo infortunio.
L'atalantino era mezzo stordito dagli antidolorifici, o semplicemente ancora sotto choc per quello che gli era successo così all'improvviso. Stava evitando visite e chiamate come se fossero peste, ma quel continuo ronzio del campanello lo stava davvero facendo uscire di testa quindi decise di alzarsi. E magari inveire contro chiunque lo stesse martellando.
Prese le sue stampelle,andando ad aprire la porta. Un attimo e la richiuse.
Era l'ultima persona che voleva vedere, ma anche l'unica che voleva lì.
Perché doveva essere così difficile ed estenuante. Era già esausto non avrebbe retto anche questo. Non oggi.
La quiete durò pochi secondi prima che Manuel ricominciasse a suonare alla porta.
"Matteo aprimi"
"Va' via" disse il moro poggiando la testa alla parete cercando di stare in piedi tanto da poter sentire la voce del ragazzo a pochi metri da lui
"Puoi solo...apri la porta per favore"
Silenzio
"Apri questa cazzo di porta Matteo o ti giuro che la butto giù" quasi urlò il riccio in modo da farsi sentire ovunque fosse Matteo, battendo con le mani sul legno un po' più forte.
Matteo sentiva la disperazione nella sua voce, lo conosceva, sapeva che era preoccupato e magari si stava anche incolpando di non essere stato lì quando si è infortunato, ma la sua parte razionale credeva fosse stato meglio affrontarlo successivamente.
"Se continui così sarò costretto a chiamare i carabinieri" rispose Pessina cercando di farlo smettere
"Chiama chi ti pare, non me ne frega niente, da qui non me ne vado finché non ti vedo"
Matteo soppesò le parole e credette che magari se Manuel lo avesse visto poi sarebbe andato via senza troppe moine, così aprí.
Si ritrovarono a pochi centimetri di distanza dopo giorni di mutismo assoluto, e non nella situazione che entrambi avrebbero sperato.
Era la prima volta che Manuel vedeva Matteo in quel modo. Era spento, triste, sembrava il fantasma del Matteo che conosceva.
"Come stai?" gli chiese dolcemente
"Bene" mentí il monzese
"Davvero?" domandò sapendo che il compagno stesse nascondendo la verità "Posso entrare? Voglio solo sapere come stai" riprese
"Solo se dopo te ne andrai senza ribattere" Matteo cercò di trovare un compromesso per non cedere
"Lo prometto" annuì il riccio mentre aspettava che il moro si mettesse il più comodo possibile vista la sua condizione
"Come stai?" domandò nuovamente
Matteo cercò di rispondere alla domanda ma le lacrime cominciarono a rigargli il volto ancora prima di aprire bocca.
Manuel si sentiva male, a vederlo così fragile. Gli si avvicinò cominciando ad asciugargli le lacrime con le dita.
"Tesoro" sussurrò, ma erano talmente vicini che Matteo sentí il suo respiro colpirgli le labbra.
Istintivamente gli prese la mano intrecciando le loro dita assieme.
Più lo guardava e più si malediva per come si era comportato,
come credeva di poter rinunciare a quello che avevano...
Matteo si stava pian piano calmando e avrebbe voluto così tanto baciarlo, sarebbero scomparsi tutti i mali del mondo solo con un bacio.
Il moro alzò la mano libera per sistemare uno dei ricci ribelli di Manuel, era tutto così semplice e naturale che non poterono fare a meno di avvicinarsi ancora di più tanto da far sfiorare le loro labbra.
Durò una frazione di secondo prima che Matteo si allontanasse
"No, ok forse è meglio che tu te ne vada...tipo adesso" non voleva davvero rifiutarlo ma non sapeva come affrontare la situazione, non riusciva a pensare lucidamente
"Mi dispiace"
"Manu, per favore, avevi detto..."
"Ti amo"
Manuel non aveva propriamente pianificato come dirlo, ma credeva che Matteo dovesse saperlo adesso. Vide gli occhi del moro inumidirsi di nuovo e non aveva intenzione di farlo piangere. Era stato già abbastanza prima.
"Ehi, no no. Non piangere, ok? Va tutto bene, shh...mi dispiace davvero. Ho rovinato tutto perché sono un cretino, perché avevo paura di dirtelo e probabilmente questo è il momento più sbagliato in assoluto, ma credevo che dovessi saperlo...che ti amo" ripete mentre abbassa lo sguardo. Non sapeva davvero cosa aspettarsi.
"Guardami" si sentì dire da Matteo, con voce ferma.
Sono occhi negli occhi, vicinissimi. Nessuno dei due sa chi si mosse per primo verso l'altro ma si ritrovarono a baciarsi con un bisogno tale come se da quello dipendessero le loro stesse vite.
Quel bacio era tutto: dolcezza, passione, conforto, scuse, amore, desiderio...tutto.
"Ti amo, ti amo" continuava a ripetere Manuel come un mantra ogni volta che riprendeva fiato.
"Ti prego" lo supplicò Matteo, prendendo la mano di Manuel e portandola verso l'apertura dei suoi pantaloni, rendendo estremamente chiaro cose volesse "Ti prego, amore" ripeté.
Era la prima volta che lo chiamava così, evidentemente era il suo modo di fargli capire, con quel briciolo di lucidità che aveva in quel momento, che anche lui lo amasse.
Manuel considerando le condizioni di Matteo non sapeva quanto potessero spingersi oltre quindi decise di ignorare le sue richieste, tornando a baciarlo.
"Amore, ti prego"
"Matte, non so se noi..." provò a spiegarsi Manuel sperando che l'altro capisse cosa volesse dire
"Faremo attenzione, ok? Sul serio ma ho davvero bisogno di te adesso" dichiarò il terzino dell'Atalanta tra i gemiti.
A Manuel bastò questo per farti scemare ogni dubbio. Si ritrovarono entrambi mezzi nudi in pochi minuti, mentre cercavano di trovare la posizione più comoda per Matteo.
"Non vuoi che me ne vada, quindi?" chiese Locatelli in modo provocatorio
"No Manuel" rispose il moro ormai senza più alcuna inibizione "Voglio che tu venga, dentro di me" continuò "Il prima possibile" ansimò.
"Dio, mi fai impazzire" imprecò il riccio.
Fecero l'amore, consapevoli per la prima volta del sentimento che provavano.
"Porca puttana...sei il migliore" sentenziò Matteo mentre cercava di regolarizzare il suo respiro, dopo l'orgasmo che li aveva travolti.
"Davvero?" sorrise Manuel nell'incavo del suo collo
"Puoi giurarci" confermò
"Tutto tuo" sussurrò il riccio in un moto di sottomissione che credeva non appartenergli, ma non gli importava veramente. Era quello che desiderava, appartenere solo e soltanto a Matteo.
"Per sempre" rispose il moro, capendo le intenzioni del ragazzo accoccolato a lui.
"Sempre" ribadì Manuel "Ti amo"
"Idem" rispose Matteo semplicemente.















