💘
No title available
One Nice Bug Per Day
cherry valley forever
I'd rather be in outer space 🛸

titsay

Kiana Khansmith

❣ Chile in a Photography ❣
The Bright Sessions

shark vs the universe
d e v o n
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year

Love Begins
art blog(derogatory)
official daine visual archive
h
RMH
🪼
Interview Vampire Daily
Lint Roller? I Barely Know Her
todays bird
seen from United States

seen from United States
seen from Ecuador

seen from United States

seen from Germany
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United Kingdom

seen from United Kingdom

seen from Argentina
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Türkiye

seen from Canada
@unacasasullalbero
💘
Il 10 Novembre sono stata all’Hiroshima Mon Amour di Torino per il concerto di Dente. Il nome d’arte di questo cantautore ormai è famigliare, solca i palchi della scena indie italiana da ormai dieci anni, e in questi mesi lo vedrete nei club per il tour del suo nuovo album “Canzoni per metà”. L’ho trovato in ottima forma, dinamico, una scaletta avvincente, ironia, pistole spara-coriandoli, e una nuova band di supporto, i Plastic Made Sofa che hanno aggiunto un po’ di groove alla performance. Ho avuto la fortuna di fare due chiacchiere con Dente al telefono qualche giorno prima del concerto per fargli alcune domande sulle sue “Canzoni per metà”. LETIZIA VITALI: Sono dieci anni che fai della musica il tuo mestiere, ad Ottobre hai fatto uscire un album completamente innovativo, coraggioso: 20 tracce che durano meno di un minuto l’una, salvo alcune eccezioni. Da quanto tempo avevi in mente di fare un disco come Canzoni per metà? DENTE: Era da un po’ ormai che volevo dare ai miei pezzi un’altra veste. Negli anni ho sempre scritto canzoni “coraggiose” e le inserivo singolarmente nei miei album, poi, mentre registravo Almanacco del giorno prima ho pensato che tutti questi brevi brani dovessero avere un loro disco. Da lì è nata l’idea di Canzoni per metà. La forma delle canzoni sarebbe stata diversa, volevo registrarle in malo modo, in casa, un po’ come agli albori… Mi sono poi accorto che quel suono sporco era un po’ troppo low-fi, troppo “classico da cameretta” e forse avevano bisogno di qualcosa in più serio. Così c’è un contrasto: canzoni particolari ma con la dignità della registrazione in studio. intervista di Letizia Vitali
🎉
“Felici come animali da appartamento“, cantava qualcuno. Ammesso che gli animali d’appartamento felici lo siano davvero. Lo sa bene Letizia, che per dedicarsi alla scrittura si rifugia nel complesso e caotico regno di Edi Sereni, sfuggendo alla sua storia d’amore da “tende fredde che sanno di fumo”, da Marco, da un’inquietudine a volte sottile, a volte violenta. Sereni è il padre di una sua amica d’infanzia, Chiara, cui nel frattempo sono stati sequestrati trentotto cani, la sua unica gioia; Edi per lei è stato un padre assente, ma per Letizia ha invece rappresentato il sostituto di un amante, il confidente, il padre scherzoso in affitto, l’appoggio morale, il pungolo intellettuale e la figura maschile granitica (seppure al contempo evanescente) che forse le è mancata in tutte le storie passate. Animali domestici è un movimento in cinque capitoli in cui si parla di umanità e bestialità cercando il punto d’incontro – se c’è – che li connette, attraverso il racconto di quartieri che ora non esistono più, degli inizi di un mondo cosmopolita e artistico, di una certa irrequietezza aristocratica, del bisogno di farsi educare. I sentimenti ci riescono poco, in questo romanzo di Letizia Muratori: la voce narrante – che ha il suo stesso nome – è una donna che sta sempre scomoda, nel presente come nel passato, e in qualche modo sembra faticare ad immaginarsi nel futuro. recensione di Gaia Tarini
🐳
Mi ero riproposto di parlare di Kent Haruf, per l’esattezza volevo dire due o tre cose su Crepuscolo, pubblicato recentemente da NN Editore. Poi ho capito che non potevo fare a meno di parlare degli altri due libri che insieme a Crepuscolo compongono la Trilogia della pianura (ndr in uscita il 24 novembre, per la medesima casa editrice, in uno splendido cofanetto intitolato Trilogia di Holt), ovvero Canto della pianura e Benedizione, così ho finito per dedicare questa breve recensione alla Trilogia nel suo insieme. recensione di Giovanni Zanzani
⛄
NATAN SALVEMINI: Dopo il passaggio a Bomba Dischi – etichetta discografica al momento nell’occhio del ciclone con Calcutta – la domanda viene spontanea: tu vuoi fare questo nella vita o hai anche altre mire?
DAVIDE PANIZZA: Per me poter suonare, comporre musica è un’attività irrinunciabile fin’ora ho dedicato gran parte della mia vita a fare questo, ho iniziato iscrivendomi al liceo musicale nel 1999 e da allora la musica è stata sempre con me, se ad esempio perdessi l’uso delle mani mi dispiacerebbe, insomma anche se mi si ledesse la parte del cervello che si occupa di musica mi scazzerebbe, insomma le altre mire di cui parli nn so quali potrebbero essere quindi ti rispondo che non ho altre obbiettivi particolari se non quello di realizzare il progetto divino che incombe sul mio homo, in questo progetto la musica rappresenta una grande parte. intervista 💣 a Pop X di Natan Salvemini
Giovanni Ponti, detto Giò (18 novembre 1891 – 16 settembre 1979), nella foto Gio Ponti con la moglie. 🍰
L'inscusabile noncuranza di Bob Dylan nei nostri riguardi. 😭
La scelta di Bob Dylan di non ritirare immediatamente il Nobel a Stoccolma secondo Daniele Passaro.
Nella home di unacasasullalbero.com abbiamo aggiornato la colonna (quindicinale) delle novità.
Quale sarà il libro appena uscito che stiamo leggendo? E il disco, il film, la mostra da visitare fresca fresca di inaugurazione?
Venite a scoprire, da quassù, cosa c'è di nuovo e bello in giro.
“Un bene al mondo” di Andrea Bajani, edito Einaudi, 2016 Quando ho visto la copertina del nuovo romanzo di Andrea Bajani e ne ho letto la trama, ho pensato subito a Trilogia della città di K, di Agota Kristof. Ma l’accostamento si è rivelato del tutto fuorviante. L’atmosfera potrebbe essere vagamente simile (un luogo e un tempo innominato, pochi i riferimenti spaziali), lo stile di scrittura tende all’apparente semplificazione (di più nella Kristof), ma soprattutto tutta quella struggente cattiveria in Un bene al mondo non c’è. Non c’è la dose massiccia di ferocia e cinismo dello trilogia della Kristof, ma il sentimento dominante del romanzo di Bajani non è meno forte, ed è il dolore (Il dolore come sentimento umano. Potrebbe essere una traccia di Fossati) e il senso della perdita. recensione di Giuseppe Rizza
“Sole e acciaio” di Yukio Mishima, Guanda
Non è facile leggere Sole e acciaio (Guanda) senza svilupparne in parallelo, tra sé, la parodia. La ricerca esistenziale di Yukio Mishima è quella di una conciliazione impossibile, realizzabile soltanto in uno stadio che non può essere raggiunto, ma solo agognato: la conciliazione di corpo e spirito nello stadio del pre-linguistico. Una verità inattingibile che sulle pagine dell’autore giapponese (tra le sue ultime prima del clamoroso seppuku) si dibatte lungo ragionamenti e slanci emozionanti e talvolta contorti. Quella che abbiamo, fra le righe di un libro ridicolo e purissimo, è l’anima nuda di un uomo che voleva salvarsi, che voleva credere di salvarsi e che desiderava abbandonare lo scetticismo, il sarcasmo e il cinismo della vita adulta per essere di nuovo il bambino che fu – e per potersi dare in qualche modo una morte eroica senza essere stato un eroe. recensione di Riccardo Vessa
50 anni di Jeff 🌈
Ad Aurelio Picca, in “Capelli di stoppia”, preme per prima cosa l’incontro con Maria Goretti, ci fa sentire gli interrogativi e l’urgenza dietro questo suo lavoro, l’autore che si chiede: che senso avrebbe raccontare l’ennesima volta la vicenda della santa, se non la incontro? recensione di Lorenzo Mercatanti
RIP Leonard Cohen. :(
Che si voglia o no decretare la morte clinica del paese che ha rappresentato per una sessantina d’anni il punto di riferimento del mondo cosiddetto "occidentale", è certo che la vittoria di Donald Trump alle presidenziali più assordanti e nauseabonde della storia americana trascina con sé la mole titanica di un altro cadavere, forse tale già all’atto del suo concepimento, l’immenso leviatano che eminenti divinità dall’indole classificatoria ineccepibile hanno ben visto di chiamare "comunicazione". La vittoria di Trump secondo Matte Bocchialini.