La casa era piccola e umida, ma aveva un orto ormai invaso dalle ortiche che don Antonio si mise in puntiglio di coltivare per cavarne quel tanto, diceva, che gli bastava per campare. Ritrovò, arrugginiti e malfermi, gli attrezzi che erano stati di suo padre; e si mise al lavoro, aiutato qualche volta da Candido. Per semine e trapianti, concimazioni, zappature e rimonde si affidava alla memoria di quel che in anni lontani aveva visto fare a suo padre: ma o che la memoria gli fallisse o che la terra, l'aria, la vicenda della pioggia e del sole, il giro delle stagioni fossero mutati, tutto gli veniva su stentato, malato. Ma non si scoraggiava: credeva fosse, come di ogni cosa della vita che desse frutto, questione d'amore; e che lui non fosse ancora arrivato ad amare pienamente la terra e quel lavoro.