I found it. I found peace.
J.T.
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祝日 / Permanent Vacation

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AnasAbdin

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@underneah
I found it. I found peace.
J.T.
Respiro.
Oggi sì. Oggi sì che l'ho trovata, al primo colpo. La pace. Il coinvolgimento totale.
Vengo lentamente assorbito dai colori caldi che piano piano si spengono. Mi dissolvo con loro e prendo un lungo, profondo, intenso respiro.
Respiro. Vivo.
Silence. Fading sunset. A place i can call my world.
J.T.
Silenzio. E un po' di spazio.
Sentivo dentro di me il bisogno di evadere. Spesso, questa emozione, si fa spazio nel mio cuore e vuole esprimersi, vuole espandersi. Mollo le redini della quotidianità, prendo un bel respiro, chiudo gli occhi e parto.
Biciclettata sull’argine. Il sole, il vento, la musica nelle orecchie, il respiro sempre più affannoso. E poi la meta, un placido fiume, la campagna e un sole che a momenti deve tramontare.
Ero lì, ma sentivo di non essere arrivato al traguardo che desideravo. Contemplavo questo piccolo ritaglio di natura - turbato solo da corridori salutisti e signore trasandate coi cani -, ma dentro di me non mi sentivo soddisfatto come le altre volte. Non mi sentivo parte di ciò che stavo osservando. Di ciò che cercavo di osservare.
E allora via, di nuovo, in sella alla bicicletta, alla ricerca di quel qualcosa che prima non avevo raggiunto. Silenzio. E un po’ di spazio. Basta musica, basta voci, basta presenze temporanee. Basta. Solo io, il mio libro e i cirri su nel cielo che vedevo muoversi velocemente, il tramonto che piano piano sfumava.
Mi sono immerso nel mio mondo. Non è sempre così semplice trovarlo.
I missed these days. Railway station. Morning sun. A strange sense of glory i can't explain better.
J.T.
"On your back with your racks as the stacks are your load."
Re: Stacks, Bon Inver
Basta.
Devo smetterla di pensarci. Questa è l’unica conclusione. Devo smetterla di scervellarmi, rimuginarci sopra, soffrirci. Devo smetterla di bagnarmi di lacrime invisibili, di gridare al vento parole inudibili.
Non devo reagire. Devo agire. E pensare un po’ meno.
The loneliest people are the kindest. The saddest people smile the brightest. The most damaged people are the wisest. All because they do not wish to see anyone else suffer the way they do.
Unknown (via wordsnquotes)
Alone. Cigarette, upcoming storm, Olafur Arnalds.
J.T.
And then i wrote to you. I don't expect any answer (why should i?) But it comes naturally to me. I did it because i wanted to do it. I thought it was the only way to smile at you through a space too large to be crossed.
x
Ammirazione.
Certe volte cerco di capire cosa non va in me, cosa vorrei modificare, cosa vorrei migliorare. Passo molto tempo a pensare a come potrei essere invece che impegnarmi a cambiare, e questo mi spossa.
Allora mi imbatto in qualcuno per strada, in un viso forse già visto da qualche parte, in una persona che si capisce lontano un chilometro che sta facendo ciò che le piace che sta vivendo come si era immaginata di vivere. Io non riesco a provare invidia. Non riesco a provare gelosia, risentimento, rabbia, frustrazione. (Davvero? Non sto mentendo a me stesso?)
No. Io provo ammirazione. Capisco che se sono così è perché volevano essere. Se sono così è perché hanno scelto, hanno osato, magari hanno anche sofferto. Ma cosa c'è di più gratificante?
Nulla.
L'essere integri, pieni, vivi.
"Maybe you were the ocean, when i was just a stone."
Black Flies, Ben Howard
Luce.
Mattina. Alzo la tapparella, scosto le tende ed apro la finestra.
Vengo baciato dalla luce. L'aria fresca bagna il mio viso.
C'è ancora freddo, è ancora inverno d'altronde, ma sento profumo di primavera. È un aroma c'è invade i miei polmoni, fa muovere le mie labbra, mi fa percepire una mistica musica all'interno dell'animo.
Non è primavera, non è una magia.
È solo l'incanto del mattino.
Buio.
Cerco il silenzio in questo buio che mi circonda, che mi avvolge. Non sento freddo, non sono intimorito.
Leggo. Dentro di me, infiniti pensieri, infinite parole.
A mind full of thoughts.
Qualcosa di nuovo.
Non so cosa sto facendo in questo momento. Sono davanti al mio computer, in camera mia. La luce è accesa - c'è giusto un po' troppa luce per i miei gusti - e sto digitando parole sulla tastiera. Guardo i tasti per un po', alzo gli occhi verso lo schermo, rincorro con lo sguardo le parole e le dita.
Scrivo.
Era da un pezzo che non scrivevo qualcosa e oggi ho avuto come una sorta di illuminazione - no, non si può chiamare così, ma sorvoliamo ed accettiamo.
Un diario, una lettera, una mail, un testo. Iniziano tutti con una presentazione, un saluto. Iniziano con qualcosa che ti permette di farti conoscere in qualche modo. E allora qual è il mio modo di presentarmi? Qual è il mio modo di mostrarmi ai tuoi occhi? Qual è il modo di farti capire di che colore è la mia anima; di quanti battiti è in grado di compiere il mio cuore; di quanti litri sono capaci i miei polmoni?
Non so. Provo qualcosa di nuovo. Provo semplicemente a buttare giù parole. Senza pensare, senza riflettere, senza pretendere nulla. Provo a scrivere cose che non so se riuscirò mai a pronunciare a qualcuno.
Non è che nascondo chissà che qualità. Non è che sono animato da chissà che passione. Semplicemente voglio scrivermi, descrivermi, capirmi - e forse, alla fine, farmi capire.
Che strano. Però è così. Che strano provare a mettere per iscritto quello che ti passa per la testa. Che strano sapere che queste cose magari nessuno le leggerà; che questi pensieri sconnessi, frammentari, senza un filo logico, possono comunque trovare posto nel mondo.
E allora mi sento gratificato. Perché questo posto c'è, esiste, è reale. Se riesco a vederlo con i miei occhi allora non vedo perché dovrei credere il contrario.
E allora sento dentro di me pulsare qualcosa - nel cuore, nel cervello -, qualcosa che prima sbocciava e appassiva all'istante. Qualcosa che adesso invece ha trovato la forza di vivere.
J.T.