Analizzavo i tratti del mio viso, illuminato dalla luce rossa degli stop della macchina in coda avanti a me, riflesso nello specchietto retrovisore.
Quanto è cambiato.
Il cappello spinto giù, fino a coprire parte delle sopracciglia, il naso dritto, con quell’ultima curva morbida, sopra due labbra non proprio sottili, per una volta, stranamente, non colorate di rosso.
Gli zigomi alti, ormai spigolosi, dove un tempo c’erano due guance morbide e rotonde, ora una piana liscia, che punta sempre più a sud, verso un mento appuntito. I capelli biondo scuri, lisci, lunghi e alla vaniglia, ai lati del viso.
Dopo aver scorto tutte le differenze rispetto agli ni passati, dopo aver accarezzato più volte la spigolosità di quel viso, il mio viso, che per tanti anni è stato morbido e rotondo, mi sono soffermata su ciò che non è cambiato mai.
I miei occhi. Sempre due pozze scure, che a guardarli sembra di caderci dentro. Sempre famelici. Quella fame di tutto, quella fame di chi non è mai sazio. Non è cambiato nulla lì. Esprimono sempre lo stesso disagio, la necessità di avere certezze.
Ho visto sgretolarsi così tante realtà. Neanche potevo raccogliere i pezzi, c’erano solo briciole.
Inizia spempre così: hai tanti buoni propositi, tante buone idee, nemmeno metti in conto che ciò che sembra stabile possa naufragare da un momento all’altro. Sì, un naufragio. Fosse un crollo avresti a che fare con le macerie, ma con il naufragio è diverso. Ora hai il tuo vascello, un attimo dopo non più. Il mare ha inghiottito tutto. Il male ha inghiottito tutto. Così le tue buone idee sono annientate. Una dietro l’altra, in un moto irreversibile da cui vieni fuori terribilmente disorientato.
Gli effetti, i soliti. Scostanza, silenzio, insofferenza, timore. Assoluta mancanza di fiducia. Fuga dall’uomo e dal mondo. La mente razionale indaga su cause ed effetti, non riuscendo spesso a spiegare. E ancora, silenzio.
E nei miei occhi è rimasta quella fame di sapere, di capire. Di sentire. Di sentire il sentimento. Di sentire il desiderio.
La chiusura perché speri che qualcuno vengo a sfondare la porta delle tue paure mostrandoti che il modo non è come pensi. La dimostrazione che qualcosa di buono possa ancora esserci, possa ancora essere costruito.
Costruito. Costruire.
Costruire qualcosa, ma insieme.
Le persone non si conscono mai, le persone si amano, ma non si conoscono.
Puoi provare a spiegare l’abisso di uno sguardo, ma non puoi conoscerlo.
Ma le persone puoi salvarle, basta amarle.
Amare che non è conoscere, ma capire, capire che le paure vanno confidate e sconfitte insieme.
Poi la luce dei freni della macchina avanti alla mia si è spenta e ho rivolto lo sguardo alla strada.
Sono stati solo pensieri a caso, perchè io della vita, dell’amore e delle persone non ho mai capito un cazzo.
Però mi sono consolata pensando a Calvino.
A volte uno si sente incompleto, ed è soltanto giovane.