scritture antiche, diari vecchi
Sono una persona che di legami ne ha pochi.
Non sono mondana, non amo uscire ed andare a ballare, non amo chiamare per sapere come va, non amo sentire per troppo tempo la voce di qualcuno nelle orecchie.
Questo non tanto perché io ami la solitudine, che rappresenta forse una delle mie più grandi paure, ma piuttosto a causa della seconda delle mie più grandi paure: quella del non essere adatta, adeguata, accettata, legittimata.
Ricordo con piacevolezza i divertimenti degli anni universitari e dei momenti, così corti e insicuri, in cui non mi trovavo in coppia. L’insicurezza che rappresentava l’assenza di una relazione stabile mi provocava un senso di incosciente leggerezza e gioia. Leggerezza pesantissima nel momento del confronto. Leggerezza inaccettabile se auto analizzata.
Mi trovavo in balia di uno spasmodico bisogno di volatilità unito indissolubilmente ad un altrettanto urgente bisogno di stabilità e legittimazione. Ho sempre cercato qualcuno da avere accanto che fosse migliore di me, per poi trovare qualcuno che semplicemente mi idolatrasse, o mi maltrattasse, in modo da poter giustificare la mia noia o la mia pena.
In ogni caso, vogliamo per il curriculum estetico di base, vogliamo per la capacità di mettere una dopo l’altra almeno tre parole, gli uomini li ho sempre trovati poi vissuti e poi lasciati. Ho sempre deciso io, dove la storia sarebbe cominciata e quando sarebbe finita. Ho sempre analizzato l’accaduto per poi giungere alle solite banali considerazioni che costellano la mia esistenza. Agisco per reazione alla storia precedente, scelgo quasi immediatamente un sostituto che compensi le mancanze del precedente, lo ammalio sessualmente o mentalmente, a volte entrambe… me ne innamoro con una grande illusione e dopo circa un anno mi annoio.
Ciclo completo di durata media anni tre virgola cinque. Poco dopo mi rendo conto di quanto l’esperienza mi abbia fatto crescere e nonostante io abbia fatto soffrire me e la maggior parte delle persone che mi circondano.. beh.. non sarei la persona che sono se non l’avessi fatto.
Perfetta giustificazione cucita intorno alla bugia della mia vita. Ora dicono che la consapevolezza sia il primo passo.
Non ti capita mai di continuare a raccontarti una bella favola perché forse se tieni duro potrebbe diventare vera? Non ti è mai capitato di pensare che se c’è un momento di crisi.. beh passerà.. mica i tuoi stanno insieme da 40 anni senza aver avuto degli anni bui, alla fine è normale, anzi, è proprio chi supera il momento che ha più coraggio, non chi rinuncia.
Sto divagando. Il punto è che sono la maestra delle uscite di scena. Sono una doccia fredda alle 12:00 di un 15 d’Agosto. Questo per dire che sono piuttosto abituata a non farmi sentire e a non coltivare le relazioni umane in generale, ma con te per la prima volta mi è successo qualcosa di nuovo. Gli uomini che ho avuto non li ho mai veramente scelti perché mi catturavano nel profondo, non li ho mai veramente scelti e basta. Mi sono capitati, ammaliata dalla superficie per colmare dei vuoti.
Tu invece non sei il mio uomo. Ti conosco. Da tanto tempo ma mai fino in fondo. Ci chiamiamo amici ma non lo siamo mai stati. Mi nego, non mi presento alle cene prenotate, cerco di essere più impegnata possibile e provoco imprevisti pur di non vederti. Applico il mio metodo di negazione. Il problema è che questa volta non lo faccio perché non mi interessa coltivare la relazione che ho con te.
Il fatto è che ho una paura fottuta.
Ogni singolo momento che passo con te la stima cresce. Ogni frase, ogni esperienza, ogni traguardo che raggiungi… è un orgoglio. Ho paura di vederti anche se so che potremmo fare qualsiasi cosa. Trasmetti libertà, sicurezza ed entusiasmo nello stesso momento. La prima persona di cui mi interessa davvero l’opinione. Sei sottile e mi porterai dei disastri.
Vada come vada... a meno che tu non sia un’altra manifestazione della mia clinica illusione, o peggio… un’altra reazione.
Infondo siamo cani randagi.