Ieri sera sono andato a cena da un amico. Non volevo accettare il suo invito all’inizio, avrei preferito starmene a casa mia, solo, un telefilm spazzatura anni ‘80, una coperta infeltrita, qualche sigaretta, e una pasta al tonno prbabilmente. Sì, le mie serate ultimamente fanno proprio schifo. In ogni caso, mi sono fatto trascinare. E’ una di quelle rare persone in grado di trascinarti, il mio amico, a volte lo posso trovare davvero insopportabile, ma devo essere sincero, dopo quello che è successo ieri sera considererò molto di più la sua fastidiosa opinione, e soprattutto gli sarò per sempre grato di quesll’invito invadente.
La serata si preannunciava regolarmente noiosa e prevedibile, fino a quando non sono stato mandato alla porta a ritirare la pizza che avevamo ordinato con consegna a domicilio. Oltre la spalla della ragazza delle consegne, aldilà del pianerottolo, si apre la porta di un appartamento, e al suo interno riesco a sbirciare, come in una visione, un’esplosione di colori del tutto inaspettata. Pago la ragazza, che se ne va, ed io rimango fermo lì, con le nostre pizza in mano, a guardare oltre il pianerottolo. Una giovane coppia esce da quell’appartamento, il sorriso in volto mentre salutano il padrone di casa, un ragazzo sottile, alto, con gli occhiali e un maglione spesso, che si affaccia sull’uscio per salutarli.
Non so cosa mi trattenga, è come se fossi attratto dall’atmosfera che emana quella casa. Il mio amico mi raggiunge, chiedendomi perchè me ne stia lì imbambolato. Poi vede l’uomo aldilà del pianerottolo. Lo saluta amichevole.
“Oh Jacopo, dovresti conoscere il mio amico Alessandro, sai anche lui è un artista.” Gli dice prendendomi completamente alla sprovvista.
Mi spiega che Jacopo è il figlio di un famoso scultore torinese, e che quella casa è proprio quella in cui suo padre ha lavorato per moltissimi anni e ospita molte delle sue opere più personali. Jacopo stesso dice che oggi sono tanti i curiosi e gli appassionati d’arte che lo contattano per visitare la casa, e che quelli che se n’erano appena andati erano proprio due visitatori.
Non esito, non rifletto neanche, il cuore mi batte forte nel petto, come se avessi avuto una rivelazione. Mi sento un po’ come Jake in quella famosa scena di Blues Brother con la messa gospel e James Brown.
“Posso?” Gli chiedo. Ho visitato la casa aldilà del pianerottolo.
Sono entrato nel nido di un artista.
Ho finalmente compreso dove cercare la mia ispirazione.