di Monica Bianciardi.
Alessandro Mori è proprietario e fondatore del ” Il Marroneto” nome che trae le origini dell’antico edificio del 1200 di cui si compone il corpo centrale della cantina, in passato usato per raccogliere le castagne i cui alberi circondano la tenuta. Il paesaggio che si gode da quel versante di Montalcino allunga le sue propaggini verso Siena in un alternarsi di terreni che cambiano colori a seconda della composizione sedimentaria depositata dal ritirasi del mare che ricopriva in era arcaica tutta l’area. Spaziando con la vista a 360 gradi le dolci colline formano sinuosamente un “otto” che delimita l’area piu vocata per il vitigno principe di quei luoghi, il Sangiovese. Davanti a noi si trova la vigna più prestigiosa con viti distanti tra l’una e l’atra che hanno una densità di impianto di soli 3500 ceppi per ettaro collocata nella zona adiacente la chiesa della Madonna delle Grazie e dalla quale prende nome il Cru aziendale . I terreni del ” Madonna delle Grazie” sono principalmente sabbiosi e ricchi di depositi di origine marina scarsamente argillosi ricchi di minerali, la composizione e la pendenza della collina assicurano un perfetto drenaggio, i venti che soffiano costanti ottimizzano insieme all’esposizione una lenta e costante piena maturazione per l’uva. La famiglia Mori acquistò la proprietà nel 1974 decidendo di ricavarne una vigneto e coltivandola a Sangiovese come da tradizione. La vigna è condotta con metodi che non interferiscono con gli equilibri naturali, senza uso di interventi aggressivi o chimici. La natura del suolo e del microclima contribuiscono al nutrimento delle vecchie viti senza bisogno di forzarle con defolgliazioni importanti o intensicandone la densità d’impianto. Gli unici trattamenti previsti sono a base di zolfo e rame, il verde è ovunque e il vigneto rimanda ad un aspetto decisamente vitale con rese per ettaro comprese tra i 40-50 quintali. Alessandro Mori impara questo modo di gestire il vigneto seguendo gli insegnamenti da chi del Sangiovese ne ha ricavato vini che rappresentano le massime espressioni , Mario Cortedesio e Giulio Gambelli .
Varcando il portone si resta colpiti dalla bella struttura dell’antico edificio in pietra dove davanti si profilano le grandi botti da 26 Hl mentre al loro interno riposa indisturbato il Madonna delle Grazie. Nei locali attigui una costruìzione più recente si incunea per mezzo di una scalinata in una nicchia all’interno del quale si trova la memoria storica del Marroneto. Un luogo che mostra la suggestiva visione di tutte le bottiglie che sfilano lungo le pareti.
In una sala in mezzo alle botti Alessandro ci spiega le varie strategie messe in atto per la produzione del Brunello. La scelta delle uve avviene durante tre raccolte in cui vengono selezionati solo grappoli perfettamente maturi, la fermentazione avviene grazie all’ausilio di soli lieviti indigeni e nelle botti scoperte, senza temperature controllate. Al mosto non viene fatta chiarifica né filtrazione aspettando un illimpidimento dato dalla naturale sedimentazione, le botti vengono pulite attraverso il solo uso di acqua calda ad alta pressione. Il vino ottenuto deve essere prima di tutto pulito e libero da sentori che potrebbero sgraziare e il bouquet. Per fare un buon vino dice Alessandro servono ” arte una buona uva la pazienza ed il rispetto “.
Tasting notes
I vini in degustazione sono tutti campioni di botte provenienti da diverse annate e non ancora imbottigliati per la commercializzazione. Spiccano il 2012 ed il 2015 per la grande bevibilità. .
Campione di botte 2012. Nonostante la temperatura bassa di cantina all’olfatto dimostra una grande pulizia con frutto ben in evidenza tra cui spicca la mora mirtillo matura fragola, una spremuta di frutta ed un intenso floreale di viole e rose che ritornano al palato contornato da tannini puntuali ma sottili e ben integrati. Nonostante la freschezza esplosiva è un vino che dimostra un grande potenziale e godibilità gustativa da subito.
Campione di botte 2015 colore incredibilmente luminoso anche questo estremamente inteso, il naso si interseca con sensazioni fruttate che riportano ad un mix fresco e maturo contemporaneamente di frutti di bosco e lamponi; anche in questo caso il floreale riconduce a viole ed iris, seguito da un aspetto balsamico che ne amplifica l’eleganza .Al palato la corrispondenza è netta ed il gusto pieno e sinuoso, tannini soffici e maturi. Lunghissimo e persistente. Un piccolo capolavoro già adesso.
Già in fase così precoce entrambi i vini si distinguono per la verve gustativa e la grande pulizia rendendolo un vero fuoriclasse, elegante e intenso, volteggia nel palato come una ballerina di danza classica.
“Il Marroneto”, Brunello sulle punte di Monica Bianciardi. Alessandro Mori è proprietario e fondatore del ” Il Marroneto” nome che trae le origini dell’antico edificio del 1200 di cui si compone il corpo centrale della cantina, in passato usato per raccogliere le castagne i cui alberi circondano la tenuta.













