Tu scorri
Che poi, a me, scrivere mi ha sempre salvata. Ci sono stati momenti nei quali, dentro la scrittura, mi sono persa, mi sono amata e mi sono sentita. È lo scrivere che mi dà la stessa forza che mi dà il mare, quando è svuotato dall’incessante frenesia della gente.
Nel mare mi ritrovo, mi riempio di vita. Nel mare mi perdo, mi svuoto di vita.
Nella scrittura mi accuccio, mi permetto di lasciare andare la vita, che dalla testa arriva alle dita e fuoriesce come un filo leggero, senza chiedere niente, senza voler niente in cambio.
Nella scrittura mi nascondo da ciò che mi fa male, mi riconosco, vibro. Nella scrittura ti cerco e mi cerco. Nella scrittura ho trovato rifugio, eremo della mia anima, che sa di mare, che sa di sale.
Poi mi fermo, la mortifico, la rendo piccola e povera di significato. Le concedo il mero compito di essere sfogo, parole su un foglio. Perché vorrei che avesse potere, vorrei che arrivasse e ti travolgesse. Vorrei che fosse capace di attraversare questa distesa ondulata e ipnotica, per arrivare oltre, al di là di questo mare.
Tu, seduto ad osservare e a lasciarti attraversare.
È diventato troppo per i nostri rispettivi cammini; ci siamo attraversati senza sosta, senza pausa. Con la fame, con la perenne paura di perderci. Io questa paura la rifiuto, rifiuto di stare a guardare. Io non ti amo, ti Vivo, ed è per questo che ti lascio scorrere.
Perché in questo mio viverti ti ho sentito attraversarmi in ogni momento, montare e smontare come le onde del mare. E il mare non si trattiene: va, si lascia andare, prendere la forma che desidera prendere, mentre io resto a guardarlo e ad aspettare che la corrente sia ancora buona, sia nuova.
Io ti vivo, e tutto quello che di vita hai dentro l’ho congelato dentro quella camera d’hotel a sud, dove i tuoi occhi mi hanno raccontato una vita e un’esigenza della quale io mi sono presa cura.
Chissà cosa ci hai visto tu nei miei occhi. È così bello non saperlo mai. Rende tutto più vero.
Ce la stiamo scrollando di dosso questa disperazione. A te, che sei indimenticabile, dunque sacro. Ti vivo.










