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@alexhellish
Voci, soltanto voci, accavallate le une alle altre. Erano un brusio fastidioso ed al tempo stesso tranquillizzante, perché sapevo che tra tutte quelle voci vi era una, diversa dalle altre, che mi apparteneva. Avrei voluto tanto poter aprire gli occhi ed urlare <<Piantatela! State zitti!>>, ma non sentivo il mio corpo, o meglio, lo sentivo scivolare via da me come una fune le cui corde erano state a poco a poco recise, ed ogni fibra si spezzasse con dolcezza, senza mosse brusche. Così il mio corpo diventava solo un involucro inutile di carne ed ossa. Si, carne ed ossa, svuotato del suo stesso sangue, che gli veniva portato via.
Sentivo le dita irrigidirsi ed il sangue venir meno dalle sue vene e salir su sino al punto in cui tutto ha avuto inizio. Ed io, solo una voce in questo corpo mi sentivo sola, avvolta solo dalla perenne e schiacciante oscurità.
<<J.?>>, urlò D. cercando in ogni singola stanza di quella lugubre ed antica casa. Al suo fianco suo fratello N. e il maggiordomo custode dell'abitazione. <<Prega solo la trovi in tempo.. Non saremmo dovuti venir in questo dannato posto!>>, sibilò D. tra i denti guardando torvo il maggiordomo. Ma l'uomo restò impassibile, non aveva alcun timore di quell'essere. N. si fermò davanti ad una porta arrugginita, in pesante ferro, con una manopola girevole simile a quelle dei sommergibili. Si voltò verso l'uomo che fino a quel momento non aveva proferito parola. <<Cos'è questo?>>
<<E' la stanza delle caldaie>>, disse semplicemente. N. non fu convinto della sua risposta. In quella casa non vi era riscaldamento se non tramite camino a legna. Tentò di forzare l'apertura, ma la manopola non si mosse di un millimetro, né cigolò. D. guardò interrogativo convincendosi sempre più che la sua forza era paragonabile a quella di una donna esile. N. provò di nuovo, mettendo tutto se stesso, ma non la spostò di un millimetro. Così D. impaziente lo spinse via dandogli una leggera spinta e guardandolo con superiorità. Benché la sua forza fosse dieci volte superiore a quella del fratello, il tentativo di D. ottenne scarsi risultati e, la porta si mosse solo di qualche millimetro. <<Una cabina caldaie sigillata in questo modo? Faresti meglio a parlare.. ORA!>>, gli suggerì N.
<<Non mi è permesso parlar con voi di nulla che riguardi la casa e i suoi segreti, ma anche io come voi sono in pena per la signorina J. >>, detto ciò l'uomo tirò fuori, dal colletto della sua camicia una catenina con una chiave in ottone e, l'andò a posizionare in una fessura che si trovava dietro una pietra del muro. Fece cenno ai due fratelli di girare la manopola insieme, ed il congegno, dopo vari tentativi e scricchiolii per nulla rassicuranti, cominciò a roteare. la porta si aprì e lo scenario che trovarono dinanzi ai loro occhi gli lasciò di stucco.
Era una camera delle torture, con un forno crematorio, ed in mezzo a tutte quelle mostruosità vi era un corpo, per terra privo di coscienza, quasi privo di vita. Era J.. D. le fu subito accanto, le sollevò la testa e ne sentì il respiro. Sentiva le vene del suo collo pulsare lievemente sulle sue dita ed un moto di rabbia crescergli dentro. N. si inginocchiò dall'altro lato e notò uno strano colore cominciar a prendere vita sul volto della ragazza. <<D.... Guarda!>>. D alzò lo sguardo cercando di trattenere il più possibile le lacrime e guardò il volto della donna che amava e che per orgoglio aveva lasciato andare. Un grigio ceruleo le bagnava a piccole chiazze il viso, spegnendo il suo candore ed insinuandosi anche sulle sue palpebre con delle ramificazioni di un nero notte. N. ne sollevò una palpebra e scoprì con orrore che gli occhi di J. una volta di un verde smeraldo intenso, diventavano a poco a poco di un nero innaturale. I due si allontanarono dal corpo <<Ma che cazzo sta succedendo qui?>>, protestò D. Afferrò il maggiordomo per il colletto e lo scaraventò contro il muro, ritrovandosi a pochi centimetri dal suo viso. L'uomo vide il volto di quel mostro, i suoi canini protratti e gli occhi di quell'azzurro e sangue, ma ciò che lo compì di più furono i copiosi rivoli che dai suoi occhi scorrevano lungo le sue guance, per cader giù dal collo sul pavimento di quella stanza della morte! <<PARLA!>>, urlò nuovamente. N. non mosse un dito tant'era scioccato, ma anche il suo viso fu rigato da una lacrima per quella povera ragazza.
<<Maledizione>>, rispose con difficoltà il maggiordomo - a causa della stretta di D. al suo collo-, <<sta... mo..rendo!!>>.. D. a quel pensiero ringhiò <<Dimmi.. come posso salvarla!?!? Te lo ordino!>>, sbatté nuovamente l'uomo contro il muro... <<Tra... sfor...mala!!>>... D. sgranò gli occhi e lasciò la presa sul collo dell'uomo indietreggiando, mentre N. alzò lo sguardo verso l'uomo che sembrava convinto della sua affermazione! <<No! ci deve essere un'altra soluzione! Deve esserci.. Non deve per forza esser questo l'unico modo... Parla.. C'è un altro modo?>>, protestò D. riprendendo la sua presa sull'uomo ormai stremato. N. si alzò in piedi ed andò verso il fratello. <<Non... c'è.. altro...m...>> tentò di dire l'uomo. <<D.!!!>>, incalzò N. posando una mano su quella del fratello ed allentando la presa sul collo. D. si voltò verso N. e per la prima volta i due scrutarono i loro occhi devastati, coscienti che di li a poco sarebbe successo qualcosa che avrebbe cambiato tutto e con tacito consenso, N., attraverso i suoi occhi, comunicò al fratello che sarebbe stato al suo fianco per tutto il tempo, che lo avrebbe aiutato.
Si inginocchiarono accanto al corpo, sempre più spento e devastato. D. le accarezzò i capelli e le labbra, ed un'altra lacrima gli solcò il viso. <<Non ce la faccio! Non a lei>>. N. mosse i suoi capelli, scoprendone il collo ed affondò i denti nel suo collo. Le lacrime rigavano il volto di D., per la prima volta nauseato all'idea del sangue. si avvicinò all'orecchio di J. sussurrandole una frase che credeva non avrebbe mai detto e le baciò la fronte poco prima che i suoi denti infierissero sul suo collo.
Aprì gli occhi e mi ritrovai in una delle camere di quella casa. ero in piedi, vicino alla porta... Ma che diamine stavo facendo? Ripensai ad un attimo prima, all'oscurità che mi circondava, alla perdita di controllo nel mio corpo. Ma quello non era l'unico ricordo impresso nella mia memoria. Sapevo di esser arrivata in questa casa con D. ed N. sapevo di esser stata io a voler indagare e soprattutto che c'è qualcosa di strano qui, ma sento comunque dentro di me quel senso di angoscia, come se tutto ciò fosse inesistente o frutto della mia mente, ma in realtà non è così, perché riesco a sentire il mio corpo, i miei pensieri, il pavimento sotto i miei piedi.. Quindi deve esser reale tutto ciò. Stupita dei miei stessi, strani pensieri uscì dalla camera, sentendo il mio corpo più pesante del solito. Nessuna luce illuminava il corridoio scuro, reso ancor più oppresso dai grandi arazzi e tappeti che ricoprivano i pavimenti e le pareti.. Tastavo di tanto in tanto i muri accanto a me, cercando di non inciampare in qualcosa e, raggiunsi le scale che portavano al pian terreno, accecata in un primo momento dall'intensa luce del sole che proveniva dalle finestre aperte.. Sentì delle voci. Due appartenevano a D ed N. ed una a F. il maggiordomo, ma non riuscì a riconoscere l'ultima voce che risuonava tra esse. era una donna. Corsi giù per le scale ed andai in salotto, la direzione dal quale provenivano. Ma una volta arrivata lì il silenziò inondò la camera, ero sola e le luci provenienti dalle finestre non c'erano, le tende erano chiuse. <<D? N? ok... ah ah bello scherzo, mooolto divertente devo dire!!>>. non rispose nessuno. Andai ad aprire le tende e la luce del sole mi colpì il viso. La mia auto era parcheggiata lì di fronte, proprio dove l'avevo lasciata, ma non vidi quella di D. Le voci si fecero più intense, erano alle mie spalle, provenivano dalla cucina.
<<J. Dobbiamo andarcene adesso se non vuoi finire schiacciata da questa casa!>>, diceva N. Stavo per rispondere, ma una voce si sovrappose alla mia <<N. non possiamo lasciare tutti qui! Ti prego F. vieni con noi..>>. <<No! io ho vissuto per tantissimi anni in questa casa, era della mia padrona, ed ora che tutto sta per finire, io resterò qui con lei>>, rispose F.
Non riuscivo a capire il senso di quell'assurdo discorso. Perché mai la casa doveva esplodere e perché F. voleva restarvi dentro? Andai verso la cucina. N. era di spalle F. di fronte a lui <<Si può sapere di cosa state parlando???>>, chiesi, ma nessuno rispose. <<E' assurdo F. assurdo. non puoi morire.>>, esordì di nuovo quella voce. Mi sporsi in avanti per poter guardare meglio e rimasi impietrita. Ero io. No! non ero io era una copia di me. <<Ehi! Chi diamine sei tu?>> urlai.. I mobili cominciarono a tremare e tutti rimasero impietriti. <<Dobbiamo andare J., adesso!>> disse N. afferrando al falsa me per mano e portandola a se. Assurdo pensai. N. non mi avrebbe mai abbracciato in quel modo, non avevamo quel rapporto e in secondo luogo... che fine aveva fatto D.?
come se mi avesse letto nel pensiero, sentì la voce protestante di D. fuori dalla porta chiamare N. e me. no, non me, la falsa me! Corsi incontro a D. chiedendo scusa per averli messi in un simile casino, ma lui non rispose, ignorò il mio sguardo, quasi volutamente, a differenza di N. che sembrava non vedermi affatto. <<IO SONO QUI!!! D. guardami dannazione! Quella non sono io!>>, niente. Nessuna risposta! Cercai di uscire dalla porta e seguirli verso le auto, ma una forza mi bloccò sull'uscio spingendomi nuovamente dentro e la porta si sprangò. Rimasi a bocca aperta da un simile avvenimento. Che cavolo sta succedendo qui insomma???? Sentì F. ripetere delle parole in una lingua antica, probabilmente latino, o greco, non lo so. La casa tremò appena e i muri si contrassero. Stavo per esser uccida in quella stupida casa ed era solo colpa mia, non sarei dovuta venire. E come se non bastasse una falsa me aveva preso il mio posto.
Corsi verso la grande finestra e fui sollevata dallo scoprire che si apriva. Provai a scavalcarla, ma era come se di fronte ci fosse un muro, una barriera che mi impediva ogni movimento. Ero bloccata. La mia auto con dentro N. e la falsa me partì. Fu la volta di D. che si fermò proprio di fronte alla finestra ed ammirò la casa per un ultima volta con aria triste, come se ne stesse dando un addio. F. continuava ad invocare qualche sorta di incantesimo e la casa rispondeva amaramente al suo incitamento. Il pavimento diventò rovente, le assi si piegarono e spezzarono, in tanti rovi affilati e pronti a colpire. Mi aggrappai alla finestra cercando di sfondare la barriera per uscire, ed orni colpo su di essa andato a vuoto, mi faceva sentir sempre più con un piede nella fossa. <<Ti prego, ti prego D. ascoltami! Guardami. Ti prego aiuto, aiutami! E' stata tutta colpa mia. Aiutami ti prego. Sono qui sono intrappolata qui. Per favore!!>>. Gridavo con tutto il fiato che avevo in gola, con tutte le preghiere che la mia testa riusciva a sfornare, nonostante fossero monotone, ma dannazione, stavo per morire. L'uomo che amavo non riusciva a sentirmi e mi avrebbe lasciato morire.. colpì ancor più forte la barriera, il caldo infernale inondò la stanza e piccoli oggetti di gran valore cominciarono a prender fuco. Colpì ancora una volta la barriera, senza smetter di urlare e, questa volta D. lo sentì. Un rimbombo diverso dagli altri. i suoi occhi incrociarono i miei, nonostante sapessi benissimo che non sarebbe mai riuscito a vedermi. Ormai era la fine, mancavano solo pochi attimi, ma ne approfittai di quell'unico contatto visivo per dirgli un ultima volta - tra le lacrime - il mio addio, il mio TI AMO. Una lacrima scese sul suo viso che proprio in quel momento si contrasse in una smorfia di dolore e, ciò mi bastò per far nascere in me un sorriso. Intorno a me tutto esplose! Non so bene che fine io abbia realmente fatto o dove mi trovi adesso, ma nei miei occhi è impresso il volto di quel suo silenzioso e strano addio... La morte non faceva male, le fiamme non mi provocavano alcun dolore, tutt'altro... erano.... bagnate... e ... salate.. Un po come il mare....
<<J!?>>
J.H. - T.S. ©
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It's a beautiful song and the guitarman is so speed *.*
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HAPPY BIRTHDAY AT MY SPECIAL, BEST AND CRAZY FRIEND MATTEO!!
Happy Birthday to yooooou
Happy Birthday to yooooou
Happy Birthday Mattinooooo
Happy Birthday to yooooooooooooooooouuuu!!!! ^.^
*.*....... ='D
Wow this scene is fantastic and this song is magic... I love Damon so much *.*
Plumb - In my arms lyrics (di Puppygirl829)
You are in my arms!
16-07-2009 / 16-07-2012
how could I miss u? how can I forget that day .. from year to year I'm getting worse and the pain increases your absence. I'll never touch your cheek, or even be heard as you used to do. Today, a day like others Today, the day of a silent farewell Today, I see only have your memories fading like a stain on a sheet ... I love you my love!
Come ho potuto perderti? Come posso dimenticare.. Di anno in anno sto sempre peggio e il dolore accresce la tua assenza. Non potrò più sfiorare la tua guancia nè esser ascoltata come facevi tu. Oggi, un giorno come altri... Oggi, il giorno di un addio silenzioso... Oggi, vedo solo il tuo ricordo sbiadito, come una macchia su un foglio. Ti amo amore mio! <3