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@aliiiiiz
[ Un pacchetto rosso delle dimensioni di una valigetta raggiungerà Aliz qualche giorno dopo Natale. Scartando la carta liscia senza fronzoli, la ragazza potrà vedere che il contenuto consiste in una grossa scatola di chiacchiere. Un biglietto accompagna il tutto; la scrittura è quella di Jeremy, ma leggermente più tremolante ]
Spero che tu abbia passato un buon natale e che stia passando in generale delle buone feste. Ho pensato molto a te nelle ultime settimane, e spero riuscirai a perdonare il mio pessimo tempismo, la sfacciataggine - che decisamente non mi appartiene ma per la quale ho dovuto, come immagini, raccogliere tutta la buona volontà - e anche il fatto che con le parole non sono bravo. Quindi andrò direttamente al punto, in maniera semplice. Ti va di iniziare l'anno nuovo insieme? Intendo, e non ci credo che lo sto per scrivere... Come coppia. Capirò se non vorrai e sappi che in quel caso non lascerò che questa cosa rovini il nostro rapporto o sia motivo di disagio per te, perché crearti problemi è l'ultima cosa che vorrei.
Jer
«Aliz.» Gli concede, vista la sua gentile offerta di qualche istante prima. Come funziona, ci si presenta dopo un solo bicchiere di whisky?
Lo sguardo pero` ha modo di scivolare su di lei e inquadarne il profilo, fino all`incrociarle lo sguardo smeraldino - un colore lampante in tanto candore, forse, perche` lui vi rimane fermo qualche istante di troppo. Al nome, quanto meno, alza di nuovo la bottiglia a mo` di brindisi. « David » pronunciato all`inglese. « Cavallo in C8 »
«A chi non diverte il whisky gratis?» Le labbra prendono una piega decisamente sghemba, ma al vederlo simulare un brindisi non alza il bicchiere, un po’ perché è vuoto, e un po’ perché lei è quel tipo di persona che “il piacere è tutto tuo”. «Ma preferisco lo champagne.» E stavolta gli viene rifilato un occhiolino, se smaliziato o meno difficile capirlo, ma di sicuro gli concede di incrociare ancora una volta il proprio sguardo, visto come lui vi ha indugiato qualche istante prima.
Now there's g r e e n l i g h t in my eyes L’oro abbagliante, caldissimo, e lo smarrimento d’un lampo verde tra gote imporporate. And now to unsee what I’ve seen To undo what has been done
«Vorrei solo che tu sparissi»
M: «un calice di vino di sambuco, per favore» chiede, e abbandona la sua posizione per guardarsi un po` attorno nel locale popolato da gente di diversi generi, ma tra tutte quelle facce anonime un volto, o meglio, una chioma, spicca. Si rivolge nuovamente al barista «me lo porta al tavolo lì?» indicando il tavolo della rossa. E` con estrema sfacciataggine che si avvicina quindi al tavolo di Aliz, che lei alzi gli occhi, apra bocca o tenti in qualunque modo di negarglielo, la bionda si siede sulla sedia accanto a lei ancor prima di salutare e, anzi, non lo fa nemmeno «è diventata un`abitudine girare per i locali di Diagon Alley tutta sola?»
A: «Tanto quanto la tua.» L’ha sempre beccata da sola, o si sbaglia? «Sei sempre tutta sola...» Il tono smielato si accompagna ad un battito di ciglia ben pensato, l’indice che batte sul mento come se stesse cercando di trovare il pezzo mancante del puzzle. «Ah! Magari fare la puttana non ti riesce più tanto bene.» Le dice, portandosi una mano al petto con aria teatrale «Mi dispiace tanto! Dopotutto, aver perso il tuo unico talento deve essere un vero dramma.
M: «Fare la puttana mi riesce sempre bene, sei tu ad aver perso la stoffa» per poi continuare «figurati, è che quelli conosciuti la sera il giorno dopo sono già noiosi» non sempre sola, piuttosto sempre in cerca «per qualche motivo tu diverti tutti i giorni, invece» afferma. Rotea un paio di volte la mano nel cercare lo sguardo dell`altra, nel prendersi una pausa un po` troppo lunga che termina solo quando si porta il calice alle labbra struccate prendendosi un lungo e decisamente lento sorso e, solo dopo averlo riposto sul tavolino, continua «Non c`è mica bisogno di partire in terza, chérie» il tono si finge compassionevole «mi preoccupavo solo per la stabilità della tua relazione. Non è quello che farebbe una vecchia amica, dopotutto?»
A: Completamente padrona delle sue azioni, ma forse non di buon senno, sembra pronta a non farsi mettere i piedi in testa dalla bionda. Che muoia dalla voglia di andarsene e che si senta mancare l’aria standole accanto è una storia del tutto diversa, che si riserverà di raccontare a qualche psicologo babbano -perché, insomma, continuare ad incontrare Margot così la farà finire dritta dritta su una di quelle belle chaise longue. «Mi sono presa una breve pausa!» Le rivela «Sai, non vorrei prendermi qualche malattia venerea.» Oh no. Che la stia “accusando” d’averne contratta qualcuna? Probabile, ma il sorrisetto che le piega le labbra è quanto di più innocente si possa immaginare. Okay, magari non è propriamente padrona delle sue azioni. Magari è in balia di una rabbia cieca che non ha mai avuto modo di sfogare. Magari le va solo di fare la steonza, come la signorina Lacroix qui presente. Non si sa, ma non accenna a smettere. «Io? Divertente tutti i giorni?» Sembra quasi lusingata da quelle parole, tanto che fa finta di asciugarsi una lacrimuccia. «Lo so, la ragazzina troppo pesante ha lasciato un segno nel tuo cuore.» O probabilmente Margot non è ancora riuscita a trovare qualcuno da calpestare con i suoi tacchi a spillo, come faceva con lei. La spingerebbe via senza troppi problemi, quindi, in un tacito “Fatti gli affari tuoi e stai lontana da me”. La mano viene ritirata, come se il contatto con la pelle della donna la disgustasse. Come se Margot potesse effettivamente attaccarle un morbo pronto a strapparle l’ultima cosa bello rimastale. O forse l’ha già fatto. «Amiche? Ma certo che lo siamo, cherie. Cercavo giusto qualcuno con cui fare compere.»
M: «si vede» è la prima cosa che ha da dire riguardo la breve pausa «se l`astinenza ti fa quest`effetto, forse è il momento di ricominciare, non trovi?» per poi tornare a cercare gli occhi di lei, verdi come i suoi «se ti serve qualche consiglio per rimetterti sul mercato, a disposizione» si autosponsorizza pure, sempre in quella vicinanza pericolosa, col viso talmente proteso verso di lei che la sanguemisto dovrebbe riuscire anche a sentire il suo fiato addosso «la ragazzina troppo pesante ha anche cacciato le pa**e» aggiunge a quanto detto da lei «e non dovrebbe certo starsene ad un tavolino a piangersi addosso per un ragazzino, quando potrebbe avere tutti i clienti di questo locale ai suoi piedi» E forse l`allungherebbe pure quella destra se non le arrivasse quella spinta, perchè di una spinta si tratta seppur dovrebbe essere normalmente molto meno forte di così, che la porta a raddrizzarsi allo schienale e a riprendere una certa distanza «le maniere forti risparmiatele in altre circostanze, magari» e nonostante il palese invito a stare alla larga quella continua a reggere il gioco, il tono saccente volto a far capire all`altra che l`unico modo per liberarsi di lei è abbandonare il locare: il suo culo biondo non si smuoverà da quella sedia per alcun motivo «oh, ti accompagnerei volentieri, ma credo proprio che i negozi siano chiusi, a quest`ora» un finto tono dispiaciuto le tinge la voce «io cercavo qualcuno con cui cenare stasera. Sai, pensavo di preparare le escargot, magari il cibo di casa e un po` di compagnia potrebbero sollevarti il morale, non trovi?» la butta lì, inarcando un sopracciglio, per poi incurvare le labbra da un lato ed aggiungere «però magari ti cambi, che a casa mia non si celebrano funerali e non si frigna, che dici?»
A: «Come mai ti interessa così tanto della mia vita sessuale?» Le chiede. E' lei a prendere a forchetta fra le mani e a rigirala fra le dita, passando lo sguardo dall’oggetto alla sua interlocutrice, quasi a volerle far intendere qualcosa. Il sorrisetto rimane a piegare le labbra sottili. «No. A fare la puttana ho già imparato.» Le dice con una semplice stretta di spalle, la bionda potrebbe avvertire una bella fitta alla guancia, provocata da quel buffetto tutt’altro che delicato che le propina la sanguemisto. «Proprio da te.» La mano resterebbe posata sulla sua guancia un minuto buono, stretta quanto basta per darle fastidio ed arrossarle la pelle. «Mi prendo solo chi voglio, io. E non c’è nessuno di interessante in questo locale.» Neanche la persona dinanzi a lei. Scosterebbe solo ora la mano, soddisfatta del suo lavoro, per recuperare la forchetta. «Non mi piacciono le escargot, lo hai dimenticato?» Stavolta si batte i denti della forchetta sull’indice, in un sorrisetto molto simile ad un ghigno. «Io sono già al settimo cielo, Margot!» Con uno scatto fulmineo le afferrerebbe il polso sottile, il ghigno ancora presente sulle labbra. Velocità e forza sono dalla sua parte, e si premurerebbe di costringerla a stendere il braccio sul tavolo. La sinistra di occuperebbe di tirar su la manica dell’abito verde, per scoprire la pelle e, soprattutto le vene. «Preferisco la carne. Al sangue.» Ed inizierebbe quindi a passare i denti della forchettina da dolce proprio sul polso della francese. Niente pressione, niente graffi. Solo poco più di una carezza mirata a farla rabbrividire.
M: «Solo perchè mi preoccupo per te, Aliz» pronuncia il suo nome con una dolcezza quasi smielata prima di essere allontanata «sai, il tuo benessere mi sta particolarmente a cuore» di sicuro. Le lascia tenere la mano sulla guancia non accennando minimamente a spostarla, ma solo ad allungare la sua per posarla, leggermente, sopra di essa «mh, sarò stata una cattiva insegnante» e l`indice non esita a sfiorare il dorso della mano della rossa, quasi in una carezza «o forse tu un`alunna poco attenta». Nonostante debba mordersi la lingua per non accennare al fastidio provocatole dalla mano di lei l`espressione rimane pressochè imperturbabile «o forse non c`è nessuno che senti alla tua portata?» la provoca, inarcando un sopracciglio «non dirmi che il francesino ti ha fatto anche rammollire, suvvia Aliz». Finalmente il volto viene liberato dalla mano dell`altra «Oh, ti avrò confuso con un`altra, che sbadata!» Non fa neanche in tempo a chiederle il perchè dell`improvvisa felicità che si ritrova il polso afferrato e il braccio bloccato: se prima la carnagione era pallida, per un attimo la guancia arrossata dovrebbe risultare rovente, alla vista, dato il suo sbiancare improvviso. Lo scorrere della forchetta le provoca la pelle d`oca, ma anche uno strano brio dovuto a quegli atteggiamenti talmente nuovi della sanguemisto, il suo farsi difficile in qualunque modo. Il braccio libero, con estrema calma, tenta di posarsi sulla mano che impugna l`arma arrangiata, stringendo un po` come per bloccarlo. Il tono di voce si fa più tranquillo, quasi rassicurante, «guardami, Aliz» il che, misto al contatto attuale, dovrebbe bastare perchè la rossa l`ascolti «Sarò uno dei tuoi problemi, ma non sono il più grande, attualmente» la presa sul polso, qualora fosse riuscita a simil-bloccarglielo, si farebbe più lenta a questo punto, a trasformarsi in una carezza a percorrerle il braccio fino alla spalla per poi azzardare al viso «ma posso essere un`ottima valvola di sfogo» gli occhi puntati nei suoi, a cercare uno sguardo di ricambio «puoi parlare con me. O puoi zittirmi come meglio credi».
A: «Non ricordavo avessi una passione per il circo, Margot.» Come a dirle che si, con i suoi modi ed i suoi atteggiamenti si sta rendendo ridicola. «Se il mio benessere ti stesse veramente a cuore non ti staresti comportando così. Non prendiamoci in giro.» Vuole giocare? Lei pare essersi stancata, e anche parecchio. Ma quando la donna posa la mano sulla propria, non si premura di nascondere il disgusto provocato da quel contatto. Disgusto che resta dipinto sul suo volto, mentre stringe appena di più la presa. Si ostina a non guardarla dritta negli occhi, ben consapevole dei suoi limiti. «Oh, fidati. Sei stata un’ottima insegnante, ma probabilmente hai avuto una allieva un pochetto più furba.» Furba tanto da non cadere nel letto di tutti quelli che incontra, ma solo in quello di chi potrebbe distruggerla. «Non capisco se tiri in ballo Etienne perché sei gelosa, o perché hai una vita talmente di merda da non riuscire a pensare ad altro se non alla tua ex in una relazione.» Si ritrova con l’improvvisa voglia di ficcare sul serio la forchetta nel polso della donna, veder zampillare il suo sangue e sfogarsi in qualche modo su di lei. Stringe la presa sull’oggetto, proprio mentre lei le afferra il polso. Socchiude gli occhi, il respiro improvvisamente pesante, quasi affannato. «Vorrei solo che tu sparissi.» Lo dice con un filo di voce, sincera, mentre posa la forchetta. Non la sta guardando, ma se solo Aliz alzasse lo sguardo, la bionda potrebbe vedere gli occhi della rossa, lucidi. La mano destra si alza, e senza preoccuparsi di farle male o di dosare la forza, le rifila uno schiaffo un piena guancia. Si rimette in piedi per allontanarsi dalla ragazza ed uscire dal locale. «Vorrei tu sparissi dalla mia vita.»
«Già trovato un nuovo ammiratore?»
D.N.A. - 04/05/2077
[A] «Sempre lo stesso.» Certo che ha colto il riferimento al festival, ma attende che sia Margot a trarre le sue conclusioni.
[M] «Sempre lo stesso?» è evidentemente confusa, in un primo momento, fin quando non le spunta, però, un sorriso divertito, che le fa lasciare la sua posizione nel portare la destra alla fronte «Mi stai dicendo che dopo che se ne è andato con quella, lasciandoti con me» ed inarca un sopracciglio, perchè Etienne sapeva fin troppo bene con chi l`aveva lasciata «Gli sei pure corsa dietro?» insomma, Aliz, il tuo apparente caratterino ci ha proprio deluse.
[A] «Io non corro dietro nessuno.» Ci tiene a specificare, arcuando di poco il busto verso di lei. Ma giusto qualche centimetro, mentre la squadra, mantenendo pur sempre una certa distanza di sicurezza. «Che fosse con quella ragazza a me non interessa minimamente.» Ovviamente su questo punto finge magistralmente. Ritorna col busto contro lo schienale della sedia, senza però staccare lo sguardo da lei. «Stiamo insieme.» Le offre quell’informazione con una semplicità disarmante, mentre la osserva, quasi curiosa di coglierne la reazione.
[M] «e a te non interessa minimamente?» fa fatica a crederci, di certo. E lo sguardo non viene minimamente distolto, intenzionalmente, mentre ad entrambe viene servito il proprio whisky. E neanche lo ringrazia, stranamente, il barista, perchè adesso è concentrata su altro, sull`espressione della rossa, mentre prende il suo bicchiere nel portarselo alle labbra che le fa un po` storcere il naso per il sapore forte. «Anche se non è proprio tutta colpa tua» ammette «LaLaurie non è esattamente furbo, a lasciare chissà dove una Feherrozsa e andarsene in giro con una qualunque» ti sta forse dicendo che lei, al suo posto, non lo farebbe? Probabilmente si dato che lo sguardo finisce, dinuovo, forse un po` troppo in basso, mentre fa un altro sorso «sai, quasi si addirebbe al tuo carattere» sollevando di poco il bicchiere e tornando a guardarla negli occhi «se non fosse per questo episodio» sfida lanciata?
[A] «Sminuirlo dinanzi a me non è una mossa intelligente.» La avverte, con un sorriso tanto divertito quanto lo sguardo risulta tagliente e minaccioso. Qualunque cosa lei creda di fare, però, dicendole quelle cose, pare confonderla alquanto. «Provi a lusingarmi?» Stavolta il tono ha perso la sua sfacciataggine, tinto solo di malcelata curiosità. La lascia guardare dove vuole, senza preoccuparsi. «Stai dicendo che tu non m’avresti lasciata?» Lasciata alla festa con il suo ex per andare via con una ragazza. Ironic, isn’t it? Non è stata lei a mollarla a scuola? «Ah sì?» Dovrebbe addirsi al suo carattere? E perché? La osserva, un pochetto più docile, mentre sorseggia il whisky.
[M] «Non lo sto mica sminuendo» e invece sì «posso semplicemente pensare che sia uno stupido, a comportarsi così?» il terzo sorso non la porta alla smorfia, abituandosi piano al sapore forte «lo sono stata anch`io» ammette sommessamente, per poi lasciarsi scappare un sorriso riguardo le lusinghe «può darsi» accompagnato da un`alzata di spalle «o può darsi che sia solo sincera» ti conviene fidarti, Aliz? E il divertimento che le tinge lo sguardo, che pure non si smuove, è palpabile successivamente «no, non l`avrei fatto» afferma convinta «non adesso» non dopo quattro anni, vuole intendere «ma qualcosa mi dice che non smetterai di rinfacciarmelo per un bel po`» e la mano tornerebbe a sfiorare quella dell`altra, se non venise ritratta, per poi poggiarsi sopra ma senza stringerla «potrei farmi perdonare in qualche modo o... almeno avere uno sconto sulla pena per buona condotta?» abbastanza interpretabile, come domanda. Un po` meno l`espressione maliziosa degli occhi uniti all`interrogativo sopracciglio inarcato.
[A] Che lei lo stia sminuendo o meno « Non parlare di lui. » Non parlare di lui, non parlare con lui, non parlare per lui e non credere di sapere quel che ha fatto con lei. Però resta così, un po’ in stand-by fra le mani e la capacità della ragazza. Ma è solo quando la ragazza accenna ad “uno sconto sulla pena per buona condotta” che riesce a svincolarsi da quella sorta di controllo. Dei movimenti veloci, quelli delle mani della ragazza. Quella che è idealmente ancora posata sulla guancia di Margot viene ritratta, mentre quella libera fende l’aria, con uno scatto rapido che è sicuramente non umano, uno dei pochi lasciti di Fabian Feherrozsa. La mano libera fende l’aria e, se riuscisse, schiaffeggerebbe con ben poca riverenza la guancia della francese. « Sei una grandissima puttana. »
Dover
22/04/2077
[E] «Allora, perché questa gita?» dirigendosi giù lungo la spiaggia, saltando tra un paio di scogli prima di trovarsi sulla spiaggia liscia, sempre tenendole la mano. «Vuoi reimpatriarmi attraverso lo stretto?»
[A] «Sai che sono cresciuta a Marsiglia, no?» Gli rivolge un’occhiata, prima di fermarsi quando sono giunti quasi in riva al mare. «E al mare ci sono stata solo due volte. Questa è la terza.» Si stringe nelle spalle, mentre posa il cesto da pic nic accanto ai propri piedi. Lo apre, quindi, estraendone una coperta scura, che stende in terra. «L’ultima volta prima di tutto quello che t’ho raccontato.» Prima che il padre morisse, insomma. «È sempre stato un posto che... Non lo so, m’è sempre piaciuto. E i ricordi legati a questo posto, al mare, sono sempre belli.» Ma non lo guarda, ormai, mentre si costringe a mostrarsi tutta indaffarata nel sistemare i lembi della coperta sui ciottoli. È un modo troppo indiretto per dirgli di voler catalogare una serata passata con lui nei suoi pochi “ricordi felici”?
[E] «Solo due volte?» Guardandola mentre stende la coperta, e aprendo anche lui la borsa misteriosa. L'ascolta in quel religioso silenzio di chi non vuole fare domande scomode ma letteralmente beve informazioni su una persona di cui vuole sapere di più e sa poco o niente. «Possiamo andare a Marsiglia uno di questi giorni.» Butta lì, mentre sorride leggermente. L'ha capito, cosa intende. Ma niente sdolcinatezze. Dalla borsa estrae una piccola maginchiglia che sistema lì dietro di loro, una bottiglia di vino perché mangiare è sopravvalutato e... Dei lecca-lecca dal palese colore rossissimo. «Al sangue, come piace a te.» Un coglione. «Ah... E...» una rosa. Che le passa con una faccia da latin lover giusto per non soccombere all'imbarazzo. «Abbastanza corteggiata per i tuoi gusti?»
[A] «A Marsiglia? Se vuoi che ti presenti mia madre basta chiedere, eh.» E lo guarda, ridacchiando proprio di gusto stavolta. «Però possiamo andarci, se ti fa piacere.» A Marsiglia, mica dalla madre. «Con un calcio ti faccio arrivare fino a Parigi.» però il lecca lecca lo prende, lo scarta e lo osserva. «Che sapore ha?»Non ne ha mai provato uno, esatto. Se lo rigira fra le mani, incuriosita. Almeno fino a che lui non si presenta con quella rosa, che le strappa l’ennesimo sorrisetto. «Forse. Vedremo la prossima volta.» Visto che lei adesso l’ha portato a mare lui dovrà inventarsi qualcosa di altrettanto carino per il prossimo appuntamento. «È strano, comunque.»
[E] «A Marsiglia.» annuendo e nello stesso momento facendo spallucce, come a svilire la cosa. E quasi si rompe il collo a voltarsi a guardarla a quella minaccia molto più potente della precedente. «Un po' presto per conoscere un'altra donna della tua famiglia...soprattutto se hai preso l'amorevole carattere da lei.»... «È un sacco pungente. Poi dimmi se somiglia al sangue vero» va, che curioso. Poi si chiede perchè il suo patronus è una scimmia. «Pensi già alla prossima volta? Sei molto sicura delle tue tecniche di seduzione, direi.»... «Noi due?» È strano vedersi di nuovo insieme?
[A] «Le mie tecniche seduttive funzionano benissimo, infatti sei qui con me.» Il che sembra non fare una piega. «Sì, noi due.» Loro due, dopo anni. «Ma noi due... Così.» Insieme, più o meno ufficialmente. E poi, improvvisamente, prova ad afferrargli la mano libera. Un gesto delicato ma deciso, che vorrebbe condurre la mano del giovane nel taglio centrale della camicetta fino a fargliela posare sul cuore. «Ti ricordi che m’hai detto al San Mungo? Che avrei dovuto preoccuparmi del mio cuore, che poteva ricominciare a battere dopo tanto tempo.» Si schiarisce piano la voce, mentre china il capo all’indietro, posandolo sulla sua spalla. E lo osserva, con un piccolo sorriso. «Lo senti? Batte sempre, quando sono con te.»
[E] Si fa spostare la mano curioso, e mentre ha una battuta pronta sulla tetta che sta per toccare, lei lo spiazza, e lo lascia ancora senza parole. A proposito di cuori poi, sarà facile per lei sentire sulla schiena il battito aumentato del cuoricino di lui. «ok, con la battuta d'abbordaggio vampirica mi hai ufficialmente conquistato.» con l'imbarazzo che non lo fa diventare rosso solo perchè la brezza e il freddo serale lo tengono a bada.«Ora, se non le dispiace...faccio una cosa che volevo fare da quando siamo arrivati...» ...Che è evidentemente cercare di prenderla in braccio di prepotenza, e correre verso il mare con lei ancorata davanti. Sempre che riuscisse a catturarla, altrimenti si darebbe volentieri all'inseguimento. «AFFOGARTI!»
On a Saturday night
D. N. A. - 17/04/2077
[A] «Mi spieghi cosa sta succedendo?» Perché se lei non ha motivi per ingelosirsi, lo stesso dovrebbe essere per lui. E invece eccoli lì. Aliz preferisce lasciare a lui la parola. Preferisce che sia lui a spiegare e a chiarirle la situazione, perché fare altri passi falsi è inammissibile.
[E] Già, che sta succedendo? «Io….non è gelosia, questa.» si affretta a specificare. «È semplicemente un po’ di delusione per una cosa che finirà molto presto. Insomma. Non era male. Ma non sono geloso.» no, proprio no. Ribadiamolo. «è… diverso. E la tua?» già, Aliz.
[A] «Vuoi che finisca?» Perché sarebbe meglio dirglielo adesso, in caso. Ma non lo guarda più, preferendo fissare l’incendiario che ormai scarseggia nel bicchiere. Si prende il suo tempo, prima di proferire di nuovo parola. Ma non risponde alla sua domanda, e pare anche piuttosto incerta su cosa effettivamente dire. Picchietta le dita sulla superficie del bicchiere, prima di dirgli che «Mi sto fidando di te, Etienne.» Cosa dovrebbe voler significare? Però lei non spiega, confidando nel fatto che sia lui stesso a fare due più due. E sì, lo ripete di nuovo. E potrebbe farlo ancora e ancora. Non è troppo sicura di quel che sta facendo, visto le spalle rigide e il ticchettio nervoso della suola contro il pavimento del locale. La mano che agguantava il bicchiere si ritrova nuovamente sul braccio, recuperando la posizione iniziale. Dirgli che si fida, che continua a farlo nonostante l’altra sera è il punto focale della situazione. Ora sta al LaLaurie, decidere che farsene di ciò.
[E] «E io dovrei fare lo stesso?» quanto è difficile quando si sente sempre sull’orlo di essere abbandonato sul ciglio di una strada? La guarda, la studia perdendo finalmente quell’aria antipatica di chi è sul piede di guerra che aveva dall’inizio della conversazione, tradendo le sue origini fanferluche fin troppo bene. Ora semplicemente ne segue i lineamenti del viso, soffermandosi su quegli occhi. Forse per capire più di sè che dell’altra. «Che cosa vuoi da me, Aliz?» queste domande a bruciapelo. Bene. «Quel che avevamo prima? Con un po` più di fiducia..?» ...la butta lì, quasi indeciso se accettare le sue stesse parole.
[A] La mano destra si allunga verso di lui, lasciando scoprire quell’orologio che le ha regalato lui qualche giorno prima. Tiene il palmo aperto, in attesa che lui -magari- decida di afferrare la mano e stringerla fra le sue. Lo fa per tranquillizzare Etienne, o per tranquillizzare se stessa? «Non posso chiederti di fidarti. Posso solo chiederti di...» Si prende qualche istante, cercando effettivamente le parole adatte. Speriamo che il silenzio le sia fatto passare come un lapsus linguistico. «Posso solo chiederti di darmi modo di provare a conquistare la tua fiducia.» E darle modo di vedere se ha fatto bene a confessargli tanto apertamente ciò che prova. «Voglio stare con te. Quindi sì.» Quel che avevano prima, con più fiducia. E ora che ha vuotato il sacco, lui ha tutte le armi a disposizione per spezzarle il cuore. Ma non le importa davvero, a questo punto.
[E] «Lo ero. Lo sono.» cosa...? «Geloso. Mi dà... Mi dà fastidio pensare a quel che mi hai detto su quella ragazza. E si sa che tutti preferiscono i bad guys.» Ai fessacchiotti come lui. Comunque, vogliamo parlare del fatto che ha ammesso l'inammissibile facendosi forza stringendo solo un po' quella mano? Encroyable. «Quel che ti posso dare ora è tutta la mia attenzione quando siamo insieme o anche solo nella stessa stanza accidentalmente. Ti basta...?»
[A] «Mi basta. Vediamo come va.» Gli stringe la mano, prima di sfilarla delicatamente e provare a portarla sulla sua guancia. Il pollice correrebbe sulle sue labbra, quasi carezzandole, mentre cercherebbe di liberare quello inferiore dagli stessi denti del LaLaurie. «Quindi?» Il busto s’è piegato in avanti, mentre la voce ha recuperato quel tono spavaldo e forse un po’ divertito. Che rimanere seria troppo a lungo non va bene. «Devo considerarmi impegnata?»
«Togli sempre il fiato.»
[E] «Posso anche baciarti, mentre mi riprendo la felpa?»
[A] «Potresti provarci.» A prendersi la felpa, o a baciarla? Ma è tutto quel che gli concede, perché lascia a lui fare la prima mossa.
[E] «Sì?» può? Le distanze vengono azzerate pian piano, fino a che non si trova appoggiato contro le gambe accavallate di Aliz. «Anche se non abbiamo la scusa di essere ubriachi?»
[A] «Sì.» Puoi provare, vedere se ti respinge, o se ricambia il bacio. Probabilmente potrà già immaginare, lui, per quale delle due cose opterà lei. «Non t’è mai servito essere ubriaco per baciarmi.» Il tono s’è fatto più carezzevole, basso, mutando da inglese a francese, come per instaurare un qualcosa di più intimo.
[E] «Non sarebbe l`unica cosa ad essere cambiata, se così fosse.» perchè magari adesso dopo anni, ha bisogno si di farli ubriacare entrambi per ricadere in un baratro il cui bordo si fa sempre più vicino. Si sporge, fa suo quello spazio tra le cosce della ragazza, la presa sulla vita di Aliz si fa più salda così che possa provare a spostarla verso di sé, abbandonando il muro dietro il tavolo da lavoro. E se dovesse riuscirci, mentre la cinge più stretta, ne ricerca le labbra con le proprie per un bacio da subito profondo che ha un che di febbrile, perché è ormai impossibile nascondere quanto lo voglia lui, tutto questo. «Togli sempre il fiato.»
San Mungo, 09/01/2077
[A] La figura di Etienne è proprio lì, dinanzi al suo sguardo, a poco meno di qualche metro. Lei però resta ferma, quasi pietrificata, a fissarlo, l’aria attorno a lei piena di una fragranza di noce moscata e muschio bianco –una delle cose che non è cambiata di Aliz, dai tempi della scuola.
[E] E invece il destino vuole che una chioma rossa come quella attragga l’attenzione più di qualunque altra cosa lì dentro. I suoi occhi inevitabilmente l’adocchiano, la cercano e ne seguono i contorni...familiari. Non sicuramente quanto quelli del viso, che lo lasciano per un attimo con la voglia di stropicciarsi gli occhi per controllare che non stia avendo un’allucinazione visiva. Beh, almeno è già nel posto giusto se così fosse. Si trattiene però, sbatte semplicemente le palpebre un paio di volte in più del necessario e strizza gli occhi un millesimo di secondo. Quando li riapre, le sue iridi color whisky sempre su Aliz si posano. «oh mèrd.» così, di getto, mentre il viso si dipinge di uno stupore di chi è appena stato colpito da un bolide in faccia. Ma quanto ci mette a riprendersi? Poco. Un paio di secondi per poi ricontrollare la propria espressione, e cominciare, senza vergogna alcuna, a schiamazzare in francese. «Ehi, freddafiamma! Mi segui fin qui? Capisco che son difficile da dimenticare, ma così devo ampliare l’ordine restrittivo agli altri stati, anche…» ciao, Aliz. Quanto tempo, eh?
[A] «Non esser così contento di vedermi.» Inizia lei, con un morbido ed avvolgente francese, il tono come quello di un cacciatore che tenta di parlare alla sua preda, per tranquillizzarla. Calda, musicale e carezzevole; ecco come risulta la sua voce, nonostante il tempo, nonostante la stanchezza: come quella d’una ragazzina, come la ragazzina che scorrazzava per i corridoi della scuola magica francese. Forse un solo particolare è cambiato: tutto, in lei, è estremamente studiato, sebbene non si direbbe. Stavolta non si concede margini di errore. «Anche se, possiamo stare tranquilli: il tuo cuore potrebbe anche giocarti qualche brutto scherzo mentre mi osservi, visto che siamo già in ospedale.» Insomma, gentile, garbata ed ottimista come sempre. Nel frattempo le distanze si sono praticamente azzerate, ed ecco che si trova in piedi dinanzi a lui, tanto che per guardarlo deve abbassare il capo. Resta qualche secondo così, apparentemente tranquilla, mentre si china e porta il viso esattamente dinanzi al suo, a qualche centimetro di distanza. E resta così sempre per qualche istante, quasi in contemplazione. E poi si scosta, sedendosi accanto a lui, sulla panchina, infischiandosene completamente della volontà di Etienne.
[E] Si infastidisce pure da solo poi, quando mentre si avvicina si ritrova a studiarne il corpo che con quel tailleur sta decisamente bene. No! Cattivo Etienne! Un coppino immaginario con cui si riprende, gli occhi che tornano a immergersi in quelli di lei, in tempo per lo stare-down che li vede protagonisti prima che Aliz decida di sedersi vicino su quella stessa panca. Un paio di secondi surreali, che lui vive quasi come una battaglia. «tranquilla, il mio cuore due volte non cade negli stessi errori.» la rassicura con un sorrisetto serafico che non inganna proprio nessuno con l’ironia malcelata. «piuttosto mi preoccuperei del tuo, se ricomincia a battere dopo tanto tempo. Come te lo facevo battere io.» un’alzata di sopracciglia che fa seguito ad un’ammiccata, per il double entendre che ha appena fatto. Insomma, ricordi in che contesti batteva così forte, no? ...Non è strano vedersela di fianco comunque, dopo tutto questo tempo? La squadra, la osserva curiosamente, per un attimo dimenticandosi che, diciamocelo, non gli sta proprio così simpatica.
[A] I suoi occhi non si perdono neanche un movimento di quelli di Etienne, ma non fa commenti. Non a parole, almeno. Si compiace di vedere il modo in cui la osserva? Probabilmente, ma il confine fra un sorriso divertito e uno amaro è così sottile che la stessa Aliz non s’accorge di averlo valicato. S’accomoda accanto a lui, tranquilla, mentre accavalla le lunghe gambe; resta ancora un po’ senza parlare, lasciando che a colmare quei silenzi sia il fruscio della stoffa dei pantaloni. Ha interrotto tutto bruscamente, quella vicinanza proprio come quel che c’era fra loro, anni addietro. Stavolta, però, rotea piano gli occhi, quando lo sente parlare. «Possibile che mi odi così tanto da non esser capace di andare avanti?» Semplice supposizione, la sua: sebbene lo sguardo sembri scocciato, la voce non tradisce altro che una pacatezza che fa quasi innervosire. «Come sei galante.» Replica, tornando a parlare in modo ironico. Il corpo si volta completamente verso quello del ragazzo, il gomito destro si posa sullo schienale della panchina, e il mento al palmo della mano destra. Ne studia i lineamenti, attenta, ma se lo trova diverso non lo dice. «Il mio cuore funziona ancora benissimo.» Stavolta, quello che esce dalle sue labbra è poco più di un sussurro, e se Etienne si voltasse, capirebbe anche perché è stato in grado di udirlo: s’è avvicinata, ancora, e sta parlando ad un soffio dal suo orecchio. «Vuoi vedere?»
[E] Sembra quasi offendersi infatti alle sue parole. «Possibile che ti senti così tanto protagonista da pensare di suscitare odio negli altri così facilmente?» non è odio. E’ una piccola ferita come quelle che ti fai con la carta. Piccola sottile e bastardissima, che rimane aperta a lungo e brucia come pazzi quando ci passi qualcosa sopra. Del sale per esempio, come è salato il sorriso sardonico della ragazza. Una ferita all’orgoglio, e un po’ anche al cuoricino, che evidentemente quando comincia a tenerci ad una persona, fatica a lasciare andare. Non aggiunge altro però, in proposito. Che lei continui pure a pensare quel che più l’aggrada, mentre lui si gode il biscotto. Al vederla girarsi verso di lui, non può che seguire il suo esempio, le gambe che si spostano obliquamente, il busto che si apre verso di lei, le spalle che si allontanano brevemente dallo schienale della panchina. «...sei stronza eh.» questo è ciò che riesce a proferire dopo qualche attimo e il suo pericoloso avvicinamento. Dopo quelle parole. Dopo che, nella sua testa è stato contemplato il pensiero che a voltarsi leggermente probabilmente potrebbe sentire quelle labbra sulla guancia. Maledetti ormoni francesi che non smettono di lavorare nemmeno al cospetto di Madame Guillottine. «oh, adesso sicuramente batte, visto quanto ti stai divertendo, signorina.» ma nemmeno lui accetta l’invito di farsi mostrare, di sentire quel cuore battere come lo sentiva una volta. In circostanze decisamente più divertenti che contemplavano meno vestiti.
[A] «Lo dico per te.» Ma per te cosa? «Sarebbe più semplice odiarmi e basta.» E con “odiarmi e basta” intende dimenticarsi del passato, e di quello che c’è stato -o meglio, di quello che non c’è stato fra loro. Nella consapevolezza di non esser affatto la protagonista si stringe nelle spalle, come se non gliene importasse niente. Ma lei continua, perché tenere il coltello dalla parte del manico è più semplice che vederselo puntato contro ed esser costretti a non cedere.E infatti, il commento di Etienne torna ad accendere in lei un pizzico di ilarità, che si manifesta in quella lieve risata controllata, tanto melodiosa quanto tagliente. «Che ci vuoi fare? Certe cose non cambiano.» Però lei due volte gli stessi errori non li commette. E se ha permesso ad Etienne di avvicinarsi quanto gli è bastato per provare qualcosa per lei, ciò non è successo con gli altri. Ma dirglielo non cambierebbe niente, né il suo modo di essere né ciò che gli ha fatto. «Lo sai che non mi diverto, così.»
Ritorno
San Mungo -09/12/2076
[A] Improvvisamente, Nathaniel la vedrebbe volgere il capo all’indietro e osservare il lungo corridoio. Solo dopo aver appurato che è effettivamente sgombro, e che nessuno li sta guardando, si sfila silenziosamente le scarpe; le gambe vengono tirate al petto e, molto semplicemente, si poserebbe contro il petto del giovane, il capo poggiato contro la spalla sinistra, onde evitare di far ancora più male in prossimità della ferita. Come una bambina che finalmente si sente al sicuro, socchiude le palpebre ed emette un lieve sospiro, raggomitolata su se stessa; e magari il ragazzo si stupirebbe anche di quanto, in realtà, è minuta. «Mi sei mancato.» Ammette, infine, in un sussurro leggero che forse neanche il giovane potrebbe riuscire ad udire.
[N] Si ritrova, non sa nemmeno lui come, il capino di lei il contatto contro la propria spalla e il suo corpo completamente vicino e raggomitolato al proprio. Si ritrova a respirare lentamente, dopo essere rimasto immobile per qualche secondo, prima di sollevare la mano libera e trovarsi a cingere le spalle di lei, spostandole appena di lato i capelli. Tutto in una lentezza immisurabile. Fino a quella mancanza che viene proferita in un sussurro leggero che è capace di farlo, un minimo, sussultare. Il corpo minuto che viene leggermente più stretto al proprio e gli occhi che vengono socchiusi, mentre il capo si abbassa e si avvicina a quello di lei, mischiandosi ai suoi capelli rossi mentre un sussurro fuoriesce dalle sue labbra « Anche tu » mi sei mancata. « E » una piccola pausa, per poi continuare a parlare con voce piuttosto bassa e rauca. « se non vuoi affittare, a Diagon Alley c’è una casa libera da un mese. »
[A] A quella distanza pressoché nulla, può ben avvertire il respiro caldo del giovane infrangersi su quella cascata di capelli rossi, che di rimando le solleticano il collo, quasi a comunicarle con urgenza quel contatto che, nonostante tutto, c’è. «Una casa a Diagon Alley?» Mormora poi, tenendo un tono di voce basso per non rompere l’atmosfera intima che s’è venuta a creare attorno a loro. «Vuoi che mi trasferisca da te?» Perché se è quello che le sta proponendo, vuole sentirlo dire da lui. Non sussulta e non alza lo sguardo verso di lui, limitandosi semplicemente a rabbrividire, proprio come se quel qualcosa che l’aveva fatta arrossire precedentemente fosse tornato, stavolta in modo diverso, colpendola in maniera più sottile.
[N] Arrivando a quel contatto fisico del tutto inaspettato che lo coglie oltre che impreparato, è capace di farlo sussultare, prima di stringerla contro il proprio petto e spalla, avvicinandosi a lei per forza di cose, con il volto. E quel sussurro che ricambia la mancanza porta poi a quel discorso che ha scelto di riprendere. Il naso sfiora ancora ciocche di capelli rossicce che, non sembra voler spostare. « Se ti può servire, può essere un alloggio fino a quando non troverai una casa tutta tua. » abbassando ancora una volta il capo, come a volerla richiamare e cercare di riprendere il contatto visivo con lei. « Non c’è molto in quella casa, è nuova. Però al momento è vuota. Lì ci sono le chiavi.»