Fa il suo ingresso con un simil silenzioso « è permesso? » un po’ vago ed un po’ a caso, facendosi spazio all’interno di quella stanza suddivisa da tende e quant’altro che col passare del tempo ha un po’ imparato a conoscere. « Mi è giunta voce te ne stia andando? »... « non ti ho portato fiori, quelli solo al funerale » okay? « ma ti porto qualcosa di molto più raro e prezioso. Puoi chiedermi un favore. Qualsiasi favore. » le sopracciglia a flettersi, aggrottando la fronte con serietà.
« Sebby » lo saluta a suo modo con un breve cenno della testa mentre facendo da perno con la mancina sulla valigia ruota il busto e la stampella per aiutarsi a prender posto sul poco spazio disponibile sul letto. Un movimento goffo e impacciato che tende a nascondere con un tono di voce molto più sicuro e fin troppo squillante « Saranno pieni da fare per le macerie di feriti del Ministero » conferma abbozzando un sorriso tetro tentando di nascondere il moncone bendato incrociandolo dietro la gamba sana. [...] « Ci sto pensando, ma intanto, tu » una breve pausa « come stai? » chiede diventando tutto d’un tratto seria suggerendo probabilmente che la domanda non è mera cortesia, quanto più un riferimento ai fatti che hanno scombussolato l’intera comunità magica nei giorni passati.
Sebby — non più abituato a questo nomignolo, solleva il capo di rimando e si ritrova a guardarla. Eppure, rimane quasi sorpreso da quella risposta. « Ah. Ti stanno dimettendo? » Quella sottospecie di domanda retorica rimanda al sotto testo: non sei tu che stai andando via? Alquanto perplesso dalla scelta del San Mungo, arriccia appena le labbra e « eh già » in riferimento a quelle dannate macerie. Le labbra appena arricciate, chiaramente in difficoltà. « Preoccupato per gli ultimi avvenimenti. » Corrucciando appena la fronte, trattenendo il fiato, tra una cosa ed un’altra. « Se gli All Gifted arrivassero al San Mungo, sarebbe un bel problema » le sopracciglia a flettersi appena, di chi ha passato un po’ di tempo a pensarci. « Ma vabbè » con un gesto rapido della mano, quasi superficiale « tu? » ma sì, chiesto quasi per caso, buttato lì tra le tante domande che si potrebbero porre.
« Sto per essere abbandonata dai Guaritori qui fuori » la mancina che si apre totalmente cercando di avvicinarsi al catalizzatore « senza una protesi, con la stampella alla mano destra, la stessa che uso per usare la bacchetta » ... « in un mondo dove maghi oscuri attaccano i cittadini, un altro branco di pazzi fa cadere letteralmente il Ministero e miete vittime » gli occhi spalancati osservano quell’oggetto magico nella mano sinistra, decisamente non avvezza a quella sensazione « il caro primo Ministro da le dimissioni nel momento meno opportuno dichiarando implicitamente quanto debole il Ministero della Magia inglese attualmente sia » lentamente solleva testa e sguardo puntando gli occhi verdi sul volto di Sebastian, un po’ spaurita e abbattendo ogni difesa di orgoglio e sicurezza, in quella posa da bambina scoraggiata e confusa che impugna la bacchetta con l’insicurezza tipica di una primina da Olivander prima di partire per il suo primo anno a Hogwarts. « Bene, sto bene. » sorride mestamente.
« Se non vuoi andartene, perché non scrivi un gufo alla Direttrice del San Mungo? » lo sguardo a puntarsi nel suo. « Io non ti lascerei andare, se fossi un Guaritore. » eppure non dice alcunché, di quel progetto taciuto e non ancora espresso. « Hai bisogno di tutto il sostegno che questo mondo magico possa darti. » la voce bassa, ricambiando il suo sguardo e « Pembroke è sempre stato un coglione » rude, diretto. Senza pietà, appunto. « Ogni tanto -- -- ------- -- ----- » una questione che nessuno sa, ecco cosa. Forse neanche Ilary. « -- -- ------ --------------, ----- --- ---. Colpa di un rituale aritmantico andato male molti anni fa, ----'----- ------ ------------. E se un giorno dovesse ---------- ------- --- ------- con un mago oscuro? » nella condivisione di quel qualcosa che manca, alla fine dei conti.
[...] « Capisco cosa può significare non avere scampo. Quasi ventinove anni passati con delle certezze e poi ritrovarsi a dover imparare a castare un Lumòs in piena notte con la speranza viva di vedere accendersi la punta della tua bacchetta » e mentre lo dice la solleva anche, con la mano sinistra. « Ti ricordi quel favore che mi hai promesso? È proprio in nome di quella sensazione di inutilità che ti chiedo una pozione. » ferma e decisa nonostante la voce flebile.
[...] Eppure è dopo un po’ che torna col viso verso di lei, guardandola quando lei porta avanti quella richiesta. « … sì? » eccome se se lo ricorda. « Una pozione? » retorico, però.
« Non ora, non subito, e forse mai. Solo qualora te la chiedessi, -- -- ---- --- --------- ------------ » un attimo di pausa, uno sguardo di sottecchi ad accertarsi che oltre le tende non vi sia nessuno di passaggio. « -- ------------- » scandisce con le labbra, senza emettere alcun suono per non esser sentita, guardandolo dritto in volto e inclinando la testa quanto basta per poter essere vista solo da Sebastian. « Un favore. Qualsiasi favore. Ricordi? »
Ma lo sguardo si punta particolarmente su di lei, a quella richiesta tanto diretta, quanto inusuale. Qualsiasi favore. Damn. Ed è serio, lo sguardo che le rivolge. Sta giocando col fuoco. Persino lei. Come incastrato, la guarda. « Non qui. E ci sono delle regole » più sussurrato, ma sfrutta la vicinanza, per questo. « Poi. » prima d’impegnarsi a chiudere frettolosamente ogni traccia di discorso in merito.
















