Il Centro Commerciale (2a Parte)
Amanda era una donna bellissima. Aveva un caschetto di ricci. Due labbra sottili e occhi da cerbiatta che si incastravano alla perfezione in un viso armonioso. La cura del suo corpo era quasi maniacale. Mani sempre in ordine. Una linea che nonostante non fosse più una ventenne avrebbe fatto invidia a tantissime donne. Aveva diversi tatuaggi. Piccoli, eleganti. Alcuni in punti nascosti, la cui visione non era “per tutti”. Come una rosa, tatuata sul basso ventre. Alle porte del paradiso. Estremamente accattivante. Aveva due gambe lunghe e toniche che diventavano maestose ogni volta che saliva sui suoi amati tacchi. I tacchi per l’appunto. Erano la sua passione. Lo strumento attraverso cui dava sfogo a tutta la femminilità racchiusa nella sua mente e nella sua anima. Femminilità che si manifestava con tanta vanità tipica di ogni donna che si rispetti. Femminilità che trovava gratificazione negli sguardi più o meno maliziosi che gli uomini le riservavano.
Ecco, gli sguardi. L’essere guardata, anche in maniera più o meno interessata, le procurava piacere. Era per Amanda come una forma di potere. Sapeva di avere in pugno gli uomini così. Si sentiva forte. La cosa la eccitava. Nei suoi momenti di intima solitudine spesso finiva per toccarsi e darsi piacere fantasticando a sua volta su cosa l’uomo di turno avesse potuto fantasticare su di lei. Immaginava di tutto. Ed in ogni pensiero, in ogni fantasia, in ogni idea, la regina era lei. Era Amanda la protagonista. Era Amanda che riceveva e dava piacere. Era Amanda che conquistava e godeva. I suoi sex toys erano la nemesi del piacere. Gli orgasmi che le regalavano erano spesso intensi e devastanti. Da lasciarla senza forze.
Marco conosceva benissimo questo aspetto di Amanda e non ne era affatto disturbato, anzi. Spesso avevano condiviso fantasie e momenti, spingendosi anche a “interpretare” realmente alcuni momenti. Marco sapeva di avere accanto una donna probabilmente “unica” per diversi aspetti. Sapeva che Amanda era sua. Pertanto, vedeva questa forma di gioco come il consolidamento di una complicità estrema.
La macchina si dirigeva verso il centro commerciale mentre le luci del tramonto rendevano splendida l’atmosfera di un pomeriggio di fine marzo. Oramai l’inverno era praticamente alle spalle. Nell’aria si iniziava a respirare profumo di primavera. Durante il tragitto Marco e Amanda riuscirono a parlare serenamente della loro settimana lavorativa, come se a casa non fosse successo nulla. Gli scossoni dati dagli avvallamenti sul manto stradale però ricordavano ad Amanda che nel suo corpo albergava da qualche minuto una sorta di “Bomba ad orologeria” di cui però non conosceva il timer. In quell’attimo un piccolo brivido faceva capolino nel suo basso ventre. Era questione di pochi attimi.
“Eccoci finalmente. Speriamo di trovare presto posto per parcheggiare” disse Marco. “Sembra ci sia il mondo intero qui stasera” replicò Amanda.
“Già” aggiunse lui. “Ecco un posto, ci toccherà fare un po’ di strada a piedi, ma non intendo stare altro tempo a gironzolare per cercare un posto più vicino all’ingresso”
“Ma sì, va bene qui” confermò lei.
Marco iniziò la manovra per entrare nel parcheggio, ma fu costretto a frenare quasi bruscamente per via di una coppia che, presa da un momento di passione, non si era accorta della macchina. I due, sentendo il rumore della frenata quasi si spaventarono. Scusandosi fecero segno a Marco di passare con un sorrisino che la diceva lunga sul loro momento. Marco così parcheggiò comodamente mentre i due ragazzi erano lì ad attendere. Appena spento il motore Amanda aprì la portiera ed uscì dall’auto. I due ragazzi erano alle spalle della macchina. Quello che videro in quel momento portò entrambi a strabuzzare gli occhi sorpresi da cotanta visione. La gonna di Amanda si era sollevata. La balza delle
autoreggenti era pienamente visibile. Ma non solo.... Per un attimo, seppur breve, Amanda aveva dato sfoggio del suo perizoma. L’espressione del viso dei ragazzi non era sfuggita né ad Amanda, né a Marco. Lei passando dinanzi a loro li aveva omaggiati con un sorriso malizioso a dir poco. La ragazza cogliendo al volo l’attimo le aveva strizzato l’occhio. Marco aveva assistito a tutta la scena. Poco dopo, avvicinandosi ad Amanda le disse “Hai acceso la loro serata”. Amanda sorrise senza rispondere.
Marco e Amanda si avviarono fianco a fianco verso l’ingresso del centro commerciale. Il passo di Amanda era scandito dal rumore dei tacchi dei suoi stivali. Rumore che non era trascurato dagli uomini che incrociavano. Qualcuno faceva finta di nulla. Qualcun altro invece non riusciva a fare a meno di osservare quelle stupende gambe, rese maestose dai tacchi.
Marco a sua volta faceva finta di nulla, ma era perfettamente consapevole dello spettacolo messo in atto dalla sua compagna. Tutto ciò lo eccitava tremendamente. Ma al tempo stesso sapeva che il bello del gioco doveva ancora venire.
Una volta entrati si accomodarono al tavolino di un bar dove consumarono un caffè. In quel momento Amanda iniziò chiedersi seriamente quali fossero le reali intenzioni di Marco. Era quasi spinta a chiedere lumi. Riuscì però a frenarsi. Pensò che chiedendo avrebbe in un certo modo fatto sparire la tensione erotica palpabile che si era creata in casa poco prima di uscire.
Consumato il caffè Marco disse “Si inizia a girare?”
“Certo” rispose Amanda “Direi che è il momento”, aggiunse con una malcelata malizia.
Nelle vetrine dei negozi iniziava a fare la propria comparsa l’abbigliamento primaverile. Marco e Amanda non avevano un obiettivo ben preciso, Iniziarono a girare per la galleria dando un’occhiata a tutto ciò che era esposto in vetrina. Si fermavano un po’ dappertutto.
Nella mente di Amalia iniziava però a farsi strada una domanda....
“Quando?” Quando Marco avrebbe attivato l’ovetto? Perché era chiaro che lo avrebbe fatto. Questa incertezza le metteva addosso una sorta di inquietudine mista ad eccitazione. Tra le gambe iniziava ad essere qualcosa in più che semplicemente umidiccia. Marco non aveva mai toccato il cellulare fino a quando, mentre erano all’interno di un negozio di elettronica lo estrasse. In quel momento Amanda fu avvolta da una fiammata. “Eccoci”, pensò..... Ma nulla. Aveva ricevuto un messaggio e lo stava leggendo. Prima di riporlo nella tasca della giacca però, con aria famelica rimase un attimo in più a fissarne il display, sollevò lo sguardo e fissò gli occhi di Amanda. Poi le accarezzò il viso in silenzio. Le prese la mano e ripresero il giro.
Arrivarono davanti ad un negozio di calzature per donna di un noto brand. Qui la vanità di Amanda venne fuori senza freni. Si fermò a guardare i nuovi modelli. Sandali bellissimi erano esposti. Lo sguardo di Amanda rimase rapito da un paio di colore celeste che si allacciavano al di sopra della caviglia con dei lacci lunghissimi.
“Amore, guarda quelli celesti” disse Amanda con gli occhi illuminati.
“Perché non li provi?” replicò Marco “Credo ti stiano d’incanto”
Amanda non aspettava di sentirsi dire altro. Entrarono. Il negozio era affollato. Commesse che andavano avanti e indietro per soddisfare le richieste delle clienti. Scatole di scarpe aperte in ogni dove. Amanda continuava la sua esplorazione. In attesa che una delle commesse potesse dedicarsi a lei.
“Signora posso esserle d’aiuto?” si sentì chiedere all’improvviso. Era un uomo elegante sui quaranta. La targhetta appuntata sul bavero della giacca recitava “Jacopo – Direttore”.
“Oh sì, grazie. Vorrei provare quel paio di sandali celesti esposti in vetrina. Quelli con i lacci” Rispose lei.
“Guardi, le chiedo qualche minuto di pazienza. Le commesse sono tutte impegnate al momento. Nell’attesa posso offrirle un caffè?” Replico con grande cortesia e gentilezza Jacopo.
“La ringrazio. Il caffè l’ho appena preso. Vorrei evitare di agitarmi troppo” chiuse Amanda tra il serio ed il faceto.
La risposta di Amanda provocò una risata di Jacopo, che maliziosamente aggiunse “Potrebbe non essere un male”.
Amanda lo guardò e sorridendo disse “Già. Comunque grazie lo stesso. Nell’attesa darei un’occhiata in giro.
Tutto avvenne sotto lo sguardo discreto di Marco che alla risposta finale di Amanda le disse “Amore visto che c’è da aspettare mi affaccerei al negozio qui di fronte, così dò anch’io un’occhiata a qualcosa. Gli abiti in vetrina mi sembrano carini. Faccio in fretta.”
“Ok, ma sbrigati. Voglio un tuo parere”
Marco così sfiorò la mano di Amanda e si diresse verso l’uscita.
Amanda iniziò a girovagare così per il negozio. Era letteralmente persa in quello che per lei era un vero e proprio paradiso. Guardava le scarpe in mostra. Le accarezzava per sentirne la consistenza dei materiali. Spesso si soffermava a sentire i tacchi.
“Signora mi perdoni, ma stasera è un vero e proprio caos”. Era la voce del direttore che le parlava. “E’ il primo sabato di bel tempo. Intuivamo che ci sarebbe stato il pienone stasera, ma non credevamo sino a tal punto. Se per lei va bene mi occuperei io in prima persona di lei”
Amanda in un primo momento rimase sconcertata, ma poi si riprese “Certo, per me va bene”.
Jacopo fece un cenno d’intesa. Poi aggiunse “Allora credo che il 38 vada bene”.
Amanda lo guardò sorpresa e disse “Accidenti, come ha fatto ad indovinare la mia misura?”
“Sono anni che faccio questo lavoro. Oramai ho acquisito una certa esperienza” rispose Jacopo sorridendo.
L’espressione di Amanda era piacevolmente divertita.
“Si accomodi pure su quel divanetto, arrivo subito” concluse il direttore del negozio.
Amanda non se lo fece ripetere, prese immediatamente posto sul divano e rimase lì ad aspettare che Jacopo tornasse.
“Eccomi” disse Jacopo dopo qualche secondo. “Ho fatto il più velocemente possibile. Non vorrei farle perdere altro tempo”.
“Ma si figuri. In primo luogo lei è estremamente cortese. E poi per me il tempo passato in un negozio così non è mai perso”
I due si sorrisero. Jacopo fissò gli stivali che Amanda aveva ai piedi e disse. “Scarpa di classe per una donna elegante”.
Amanda sorrise in silenzio.
“L’aiuto io a sfilarli” si offrì il direttore. Jacopo si chinò e tirò delicatamente giù la lampo degli stivali.
Nel momento in cui Amanda sentì la mano di Jacopo sul suo polpaccio realizzò che Marco non era ancora tornato. Jacopo le sfilò lo stivale destro. Proprio in quel momento però, il dubbio che all’improvviso era ricomparso nella testa di Amanda divenne certezza. Una potente ma breve scarica si abbattè sul suo clitoride. Ecco quale era il gioco che Marco le aveva proposto.
Amanda iniziò a guardarsi intorno alla ricerca di Marco, senza però riuscire ad individuarlo. “Tutto bene signora?” Chiese Jacopo che probabilmente aveva avvertito qualcosa.
“Si si, tutto bene” rispose Amanda con un’espressione un pochino stravolta.
“Non si starà mica agitando?” chiese Jacopo.
“Ma no” Rispose lei un po’ confusa. Ed in quell’attimo le arrivò un’altra scarica come la precedente che le fece tremare il basso ventre. A quel punto poteva chiaramente asserire di essere bagnata. Il perizoma iniziava ad essere quasi fradicio.
Subito dopo si accorse di una certa malizia da parte di Jacopo nello sfilarle il secondo stivale. L’occhio del direttore si posò sul suo interno coscia, probabilmente attratto dalla vista della balza delle autoreggenti.
“Ha dei bei piedi e delle belle gambe signora” disse Jacopo tenendole il piede sinistro e accarezzandole il polpaccio.
Amanda era in confusione totale. “Gr-gr-grazie” rispose.
Jacopo aprì la scatola e prese il sandalo destro. Mentre si apprestava ad infilarlo al piede di Amanda ecco arrivare su di lei un’altra scarica. Lei fece una fatica immane nell’evitare di emettere gemiti o mugolii. Poi dopo un attimo però si fece forza e decise di lasciarsi andare e godersi il gioco. Provò a rilassarsi mentre Jacopo continuava ad accarezzarle la caviglia. Con tanta lentezza e maestria iniziò a chiuderle i lacci sul polpaccio. Amanda lo osservava. Un’altra scarica meno forte, ma più lunga le arrivò tra le gambe. Chiuse gli occhi. Jacopo non aveva ben chiaro cosa stesse succedendo, ma decise di godersi anche lui il momento. La scarica riprese. Non violenta ma lunga. Non si interrompeva. All’improvviso cambiò il ritmo della vibrazione. Amanda iniziava ad avere la sensazione che un rivolo del suo nettare stesse colando lungo la coscia destra.
Jacopo intanto ripetette la stessa operazione con la gamba sinistra. Amanda era in preda all’eccitazione più totale. Da una parte l’ovetto che la martellava nella passera e sul clitoride. Dall’altra le attenzioni di Jacopo, nei cui confronti probabilmente sarebbe stata anche più esplicita se il contesto fosse stato diverso.
“Signora le stanno a meraviglia. Perché non fa due passi per provarle e magari si guarda allo specchio?” Consigliò il direttore.
Amanda raccolse le sue forze e si alzò. L’ovetto prese a martellarla con più insistenza. Era eccitata tra la gente. Sentiva il piacere pulsarle tra le gambe proprio in mezzo alla gente. Nessuno sapeva. Nessuno poteva intuire. Jacopo forse.
Amanda in preda ad uno spasmo si diresse verso lo specchio. Sentiva l’orgasmo avvicinarsi. Provò a distrarsi guardando i suoi piedi riflessi. Poi sollevò lo sguardo e si accorse che Jacopo la stava guardando con gli occhi pieni di voglia. Non sapeva dove rifarsi. Voleva dar sfogo a quel piacere. Probabilmente sarebbe stata disposta anche a farsi scopare da Jacopo, ma Marco non c’era. O forse si? Non sapeva più cosa pensare.
“Signora l’aiuto a tornare al divanetto” disse Jacopo porgendole la sua mano. Amanda la prese sorridendo maliziosamente. In quel momento la vibrazione si fece più intensa. Jacopo
spalancò gli occhi. Forse finalmente comprese. Amanda invece li chiuse per un attimo. Oramai il piacere era stampato sul suo volto. Di colpo tutto si fermò.
“Amore eccomi. Scusa se ci ho messo un po’ più del previsto” era tornato Marco. Jacopo lo accolse con un sorrisino malizioso.
“Ti stanno veramente bene” confermò Marco.
“E’ quello che dicevo anche io” aggiunse Jacopo.
“Io le prenderei, che dici?” disse Marco rivolgendosi ad Amanda.
Amanda con estrema malizia rispose “Beh, direi proprio di si, d’altronde siamo qui per questo”.
Marco e Jacopo si guardarono e sorrisero.
Jacopo si chinò e sfilò entrambi i sandali dai piedi di Amanda. Li ripose nella scatola e poi aiutò Amanda a infilare nuovamente gli stivali, sfiorando ripetutamente e più o meno casualmente le gambe di quella splendida donna, avvolte dalle calze nere. Poi si diresse verso la cassa. Marco porse la sua mano ad Amanda e l’aiutò ad alzarsi. Lei l’accettò sorridendo, guardandolo con lo sguardo soddisfatto. Entrambi raggiunsero Jacopo in cassa.
“Carta di credito?” chiese Jacopo.
“Certo” rispose Marco avvicinando il proprio cellulare al POS. “Ecco fatto” disse Jacopo.
“Questo è il mio biglietto da visita. Se avete bisogno di effettuare un cambio o di qualsiasi altra necessità non esitate a chiamarmi. C’è il mio numero personale” concluse Jacopo porgendo il biglietto da visita a Marco.
“Jacopo, stia pur sicuro che lo faremo” rispose Amanda sorridendo.
Marco prese la confezione dal banco abbracciò Amanda e insieme a lei si diresse verso l’uscita...