L’armadio
Angela era tornata a casa da poco. Era stanca. Il lavoro l’aveva sfiancata. I tacchi che per quanto sexy e belli, le avevano sfiancato le splendide gambe. Aveva bisogno di una doccia. Voleva rinfrescarsi e poi finalmente rilassarsi sul divano. Lui era rientrato prima. Doveva sbrigarsi. Aveva una cena di lavoro. “Amore sei stupenda”. “Grazie tesoro. Sono esausta. Allora esci?” “Si cara. Marco eLuigi mi aspettano alla trattoria in piazza. Ceniamo con un imprenditore inglese. Ma non voglio dire null’altro! Scaramanzia..... Mi dispiace andar via...” e le strizzò l’occhio. Lei sorrise. E lui di rimando:”Cerco di non fare tardi. Mi aspetti?” “Se non crollo si, amore!” Detto ciò Angela si avvicinò al suo uomo e lo baciò molto teneramente. Subito dopo si girò e si diresse verso il bagno dove la doccia l’aspettava. Intanto lui era pronto ad uscire. “A dopo amore” . La porta si aprì. E dopo poco si richiuse. Dal bagno le sembrò di sentire dei rumori provenire dalla sala. “Caro ? Sei tu?” Ma le sue domande rimasero senza risposta. Si affacciò fuori dalla porta del bagno. Il silenzio regnava sovrano in casa. Così si convinse che quei rumori che le sembrava di aver sentito altro non erano che semplice suggestione. Rientro in bagno. Era ancora semivestita. Sfilò la gonna. Rimase con le calze agganciate alla guêpière tolse la camicia e non potè fare a meno di ammirarsi allo specchio. La sua vanità femminile venne fuori. Si piacque. Si ammirò girandosi davanti allo specchio. Un brivido la percorse in quel momento. Intanto l’acqua scorreva dalla doccia ed il vapore acqueo iniziava a riempire il bagno. Tolse ciò che le restava addosso, sfiorando si i capezzoli e si diresse sotto la doccia. Si sentì riavere. L’acqua calda la liberò Pian piano dalla stanchezza regalandole un senso di benessere davvero notevole. Benessere accentuato dalle sue mani che intanto scivolavano su tutta la superficie della sua pelle indugiando ogni tanto sul seno, sodo a dispetto dei suoi 44 anni, sul suo caldo nido tenuto in perfetto ordine, che ad ogni passaggio delle sue mani si gonfiava sempre più. Avrebbe avuto anche un certo desiderio di masturbarsi. Il contesto era proprio quello che a lei piace molto. Era troppo stanca però è per questo lasciò perdere!
Terminata la doccia Angela afferrò il telo appeso sul termoarredo accanto la cabina e vi si avvolse dentro. Il tepore che vi trovò fu il completamento di quel momento tanto agognato per tutta la giornata. Si asciugò con cura. Strizzò i capelli ed avvolse il telo attorno al seno coprendosi a metà. A quel punto si accorse di essere a piedi nudi. Non le andava di cercare i suoi sandali e così infilo nuovamente le sue Louboutin nere che l’avevano accompagnata per tutta la giornata. Averle ai piedi in quel momento le dava uno splendore diverso. Le gambe (già di per se splendide), diventavano davvero irresistibili. Tese, sode, toniche, su quelle splendide scarpe . Uscì dal bagno e si diresse verso la camera da letto. Entrata andò davanti alla console e accese la luce sopra lo specchio. Poi si diresse verso la cassettiera. Aprì uno dei quattro cassetti ed estrasse uno splendido negligè in seta nero. Ne aprì un altro e prese un perizoma anch’esso in seta, coordinato. E così si mise a sedere alla console davanti allo specchio. Prese la sua spazzola ed iniziò ad accarezzare i suoi meravigliosi capelli neri con la frangia. Era stata quasi una scommessa di Luisa la sua parrucchiera. Lei inizialmente non era troppo convinta della scelta fatta. Col passare del tempo però aveva preso confidenza col suo nuovo taglio anche in virtù degli sguardi “ammirati” dei suoi colleghi di lavoro. Proprio in quel momento però le sembrò di sentire qualche piccolo rumore provenire alle sue spalle. Si girò di scatto ma dietro di lei non c’era nessuno. Vide l’armadio con le ante lasciate socchiuse dal suo uomo forse per la fretta di andar via. Riprese così a spazzolare la sua folta chioma nera ma c’era qualcosa che non le tornava. Non sapeva di cosa si trattasse. Iniziò ad avere la sensazione di non essere sola. Attorno a se non vedeva nessuno. Il suo sguardo però continuava ad essere catturato attraverso lo specchio da quelle ante non chiuse. Le sembrò strano. Jacopo era sempre molto preciso ed ordinato. Angela Iniziò ad avvertire una certa inquietudine che aumentò in modo esponenziale quando attraverso lo specchio le sembrò che quelle ante alle sue spalle si aprissero leggermente. Non sapeva se controllare o no. Decise di rimanere alla consolle. La sensazione di essere spiata a quel punto fu quasi netta. E quando da quella fessura vide partire un riflesso ripensò a quella porta che avevo sentito chiudersi poco prima e ai successivi rumori. Inizio a pensare che si trattasse di un gioco architettato da Jacopo. E così decise che lo avrebbe assecondato. L’inquietudine che avvertiva si tramutò in desiderio. Desiderio di mostrarsi, di esibirsi, di dare sfogo alla sua indole che Jacopo conosceva sin troppo bene. La sua indole da Troia. Pensare di esserlo la gratificava. Sentirselo dire dal suo uomo la mandava in estasi.
Angela così, dopo aver mutato la sua espressione, con un malizioso sorriso stampato sulle labbra si alzò in piedi e slacciò il telo che aveva annodato sul seno lasciandolo cadere per terra. Rimase interamente nuda, mettendo in mostra un culo da fare invidia ad una ventenne. Fece in modo di mostrarlo in tutto il suo splendore a Jacopo, qualora fosse stato nell’armadio a spiarla. Si chinò in avanti tenendo il culo in bella mostra. Prese il flacone della sua crema alle mandorle. Lo spremette sulla sua mano ed iniziò a massaggiarsi. Iniziò dalle sue braccia. Prima il sinistro. Poi il destro. Poi le spalle. Tutto molto dolcemente e con malizia al tempo stesso. Poi si mise di profilo e passò a massaggiare il suo meraviglioso seno. Fu un massaggio prolungato. Malizioso. Si soffermò a lungo sui capezzoli. E mentre lo faceva chiudeva gli occhi e si mordeva il labbro inferiore. Si stava esibendo. Stava dando sfogo alla sua indole. Era davvero su di giri!
Dopo alcuni minuti si fermò. Fece un passo indietro sollevò una gamba e posò il piede sullo sgabello. Riprese il flacone della crema e lo spremette direttamente sulla gamba. Presa dal rimescolio di sangue che iniziava ad avvertire sempre più forte ora lanciava qualche occhiata maliziosa all’indirizzo dell’armadio. Intanto aveva iniziato a massaggiare la gamba. Era in trance. Polpaccio, coscia, gluteo. Tutto con estrema lentezza e malizia. Sentiva gli occhi addosso, ma le piaceva! Passò all’interno coscia. Avvertì forte il calore che la sua passera emanava. Cambiò gamba. Ripetè tutto pedissequamente. Ritornò all’interno coscia e si accorse che c’era un rivolo che proveniva da quelle labbra sempre più gonfie. Il passo successivo fu quasi obbligato. Il suo dito indice di diresse immediatamente alla fonte di quel rivolo. Trovò un lago. Ci si immerse. In quel momento Angela fu percorsa da un lungo brivido. Contrasse l’addome. Reclinò la testa all’indietro. Chiuse gli occhi. Il dito però continuò la sua esplorazione. Angela a questo punto non era più in se stessa. Ebbe un attimo di lucidità. Pensò a quell’oggetto vibrante che Jacopo le aveva da poco regalato dopo un viaggio di lavoro. Era chiuso nel cassetto in basso del comodino accanto al letto. Ebbe così una folgorazione. Avrebbe regalato a Jacopo uno spettacolo indimenticabile. Lo avrebbe di fatto ringraziato per quel pensiero. Fermò così la sua mano. Portò il dito alla bocca. Era intriso di lei, del suo succo, del suo sapore. Lo leccò, lo gustò ben bene. Poi senza togliere le scarpe indossò il perizoma che aveva preparato prima. Lo fece con una maestria tale che anche Tinto Brass ne sarebbe rimasto colpito, pensò. Poi infilò il negligè e si diresse verso il comodino. Estrasse quel giocattolo. Lo osservò. Aveva il viso rivolto all’armadio. Lo accarezzò. Lo leccò leggermente. Poi lo posò sul letto. Si inginocchiò , afferrò i cuscini e li posizionò in modo tale da essere di fronte a quelle ante che oramai avevano in pugno i suoi sensi. A quel punto si distese sul letto. Divaricò le gambe ed iniziò ad accarezzarsi lungo tutto il corpo. Il perizoma era già zuppo di lei. Angela iniziò a mugolare. A gemere. Si stava dando piacere. Ad un tratto vide distintamente aprirsi le ante. Non del tutto, ma erano aperte. Perso il controllo di se. I mugolii lasciarono il posto alle parole. “Vuoi vedere meglio la tua Troia? Prego accomodati. “ Afferrò il vibratore e lo diresse al seno che intanto le mani avevano scoperto. I capezzoli erano tesi. Duri. Ci giocò un bel po’. Mugolava. Gemeva. Parlava. “Siiiiii. Mi piace. Siiiii” . Poi il vibratore scese ed arrivò tra le gambe. Con le dita Angela spostò il perizoma ed iniziò a massaggiare il suo clitoride. Non capiva più nulla. “Sono Troia. Sono Troia. Sono tua amore. Adoro essere la tua Troia!” Angela lo infilò dentro. Iniziò a contorcersi, offrendo uno spettacolo indimenticabile al suo Jacopo nascosto nell’armadio. Oramai era eccitata da impazzire. Ci volle poco e raggiunse un orgasmo pazzesco. Violento come mai. Uno schizzo invase il letto. Tutta se stessa era contratta in questo pazzesco attimo che non finiva mai. Le sembrava che l’anima le stesse schizzando fuori. Durò parecchio. E quando fu terminato Angela crollò letteralmente. Si addormentò!
Angela dormiva e sognava di sentire la porta d’ingresso aprirsi. Senti delle labbra che si posavano sulle sue. “Amore sei fantastica “ Era vero. Era Jacopo. Era appena rientrato. Ma...........
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