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The Last Light, Giancarlo Baglini, Saatchi Gallery
Portmeirion, Wales. Via K-Punk: The Collected and Unpublished Writings of Mark Fisher
Sergio Vacchi (1925-2016)
Da Jonathan Crary – “24/7. Il capitalismo all'assalto del sonno”
Forse l’evento piú consequenziale nel processo di svalutazione del sogno accadde nell’ultimo anno del XIX secolo, quando Freud completò L’interpretazione dei sogni.
(...)
In realtà, Freud era turbato dal sogno cosí come dagli stati di trance e la sua opera in quest’area è un vero e proprio letto di Procuste, su cui egli tentò di addomesticare quel che sfuggiva al suo controllo o alla sua comprensione.
(...)
Il notorio luogo comune che tutti i sogni siano un’espressione distorta e camuffata di desideri latenti rappresenta una spropositata riduzione della molteplicità delle esperienze oniriche. La disponibilità della maggior parte della cultura occidentale ad accettare le linee essenziali di questa tesi fa capire nel modo piú semplice fino a che punto il primato del desiderio e della volontà individuale avessero penetrato e strutturato l’autocomprensione della borghesia all’inizio del XX secolo
(...)
La privatizzazione dei sogni da parte di Freud, tuttavia, è semplicemente il segno di un piú ampio annullamento della possibilità che essi rivestano un significato transindividuale. In tutto il XX secolo, in generale, era inconcepibile l’idea che i desideri potessero riferirsi a qualcosa di diverso dai bisogni individuali: di una casa, di un’auto o di una vacanza, appunto, da sogno. Freud fu uno dei molti per i quali il gruppo o la comunità svolgono una funzione soltanto regressiva in un’economia del desiderio e la sua opera è, fondamentalmente, un esempio dell’orrore tutto borghese per la folla o moltitudine, le cui azioni di gruppo rappresentano inevitabilmente un rifiuto impulsivo e infantile della responsabilità tipica dell’individuo maturo.
(...)
Fra le poche voci che nel XX secolo si sono levate in favore della rilevanza sociale del sogno, una delle piú note fu quella di André Breton, insieme a quella di Desnos e di altri che, come loro, provenivano dal surrealismo. Ispirato dall’opera di Freud, ma consapevole dei suoi limiti, Breton delineò un legame di scambio o di circolazione creativa tra gli eventi della veglia e i sogni, che dovrebbe porsi come un forma di rivoluzione sul terreno della vita quotidiana.
(...)
Le sue pagine de I vasi comunicanti, però, in cui egli [Breton] immagina Parigi vista alle prime luci dell’alba dall’alto della collina del Sacré Cœur, sono una straordinaria evocazione dei desideri latenti e del potere collettivo di una moltitudine di dormienti.
(...)
La psicoanalisi, d’altra parte, ha quantomeno mostrato un certo interesse – autentico benché parziale – nei confronti dell’attività onirica, considerandola come uno stato che in maniera indiretta consente di conoscere processi inaccessibili all’investigazione empirica (almeno prima dell’avvento della tecnologia delle neuroscienze). Oggi è assai piú preponderante, invece, l’indifferenza con cui il sogno è degradato a mera funzione autoregolativa di adattamento al sovraccarico sensoriale della vita diurna. Lo specifico contenuto del sogno, semantico o affettivo che sia, diventa completamente irrilevante nella prospettiva di una spiegazione neurochimica.
(Immagine: André Breton , Landscape, 1933)
Anish Kapoor, Descent into Limbo, 1992
#3
Una canzone ascoltata durante una sessione di scrittura altera la mia capacità di mettere in parole quello che penso, creando una specie di dissonanza cognitiva, come se un testo scritto fosse innanzitutto un panorama mentale e solo poi una concatenazione di parole.
Se questo è vero:
1) è possibile scrivere un testo attraverso procedimenti di sinestesia, ad esempio un romanzo che "suoni" come un disco dei Sonic Youth o che possa essere "guardato" come un quadro di Pollock
2) ciò che arriva di un testo scritto non è la storia, i personaggi, la lingua o l'argomentazione (nel caso di un saggio) ma la maniera in cui questi elementi sono funzionali a rappresentare lo stato mentale da cui scaturisce
3) la teoria Taoista/Zen per cui tutto è già ciò che è e non può essere diversamente è applicabile alla letteratura, e forse un testo è riuscito quanto più è in grado di diventare ciò che è sempre stato.
Se così fosse per imparare a scrivere bisogna prima di tutto imparare ad ascoltare sé stessi e solo dopo imparare a mettere ciò che si è ascoltato in parole.
Callum Morton, Eastlink Hotel, 2007.
Via Simon Sellars, Ballardismo applicato, NOT, 2019.
#2
Le relazioni con le persone sono difficili e caotiche; scrivere è difficile – bisogna trasformare i pensieri in parole e questo richiede uno sforzo delle reti neuronali e delle dita che battono sulla tastiera, ci si stanca nel farlo; lo stesso atto di vivere è stancante, richiede un cuore che batte continuamete, fluidi che circolano nel corpo, bisogna nutrirsi e defecare; le emozioni sono contraddittorie, la mente non dice le cose chiaramente, i pensieri si ingarbugliano e bisogna continuamente districarne i fili – poi quando lo si è fatto spesso si scopre che ciò che pensiamo veramente mette in crisi le idee che avevamo e anche l’opera costante di aggiornamento della propria personalità richiede energie. Però essere umani consiste nella somma di queste difficoltà, siamo fatti di questo. Il sogno tecno-gnostico di una comunicazione perfetta, di una chiarezza cristallina, di una fuga dagli impedimenti materiali del corpo in ultima analisi è un’espressione di nichilismo: ottimizzi le emozioni e la vita perde di interesse, porti la luce e l’ordine dove c’è l’ombra e il caos e non vale più la pena vivere. Veicoli la comunicazione attraverso le interfacce semplificate dei social media e distruggi il senso stesso delle relazioni, che per vivere hanno bisogno dell’incomprensione e del non detto portato dal corpo. Strato dopo strato togli tutto quello che ti rende ciò che sei e all’interno della matrioska non trovi un essere levigato che brilla di luce propria ma scopri che non c’è nulla. Strappando il superfluo rimuovi anche l’essenziale. Scarnifichi il corpo nella speranza di liberare lo spirito, ma quando rimuovi l’ultima fascia muscolare scopri che era quella che ti teneva in vita. Non c’è essenza oltre la materia non perchè ha ragione il credo materialista per cui non c’è niente oltre alla materia ma perchè essenza e materia sono la stessa cosa.
What even is theory-fiction? In short, it is the intersection of theory and fiction, and also the “dissolution of the opposition itself” (Fisher 1999, p 156). In this hybrid style, theory is torn d…
via Flavio Pintarelli (https://flaviopintarelli.it/)
Nam June Paik, TV Buddha, 1974
Vilhelm Hammershøi (15 May 1864 – 13 February 1916)
Cody Ellingham
1
Spesso cerchiamo un senso alla vita prima di accorgerci che il vero senso si trova nella condizione di essere vivi, con la materialità che questo comporta: i rumori e i colori, la sensazione del sangue che circola nelle vene, del respiro che entra ed esce dalle narici. Qualunque cosa non affondi le radici in questa dimensione è già un tentativo di scappare dalla realtà del mondo. Guardando l’orizzonte l’esistenza diventa vuota, perchèl’orizzonte non è che una linea retta; abbiamo solo l’impressione che al di là di quel che possiamo vedere si nascondano altri mondi, mondi migliori, quando in realtà i mondi si nascondono al di qua del nostro sguardo; ma guardando l’orizzonte perdiamo di vista l’odore del mare e il calore del sole sulla pelle, sensazioni che contengono al loro interno infiniti universi. Scrivendo, ogni parola è importante, anzi essenziale. È meglio avere prima un outline di quel che si vuole scrivere (un orizzonte, un set di regole, un recinto dal quale non uscire) così che si possa poi dedicarsi a sentire il resto, parola per parola. L’arte, qualsiasi arte, deve essere una forma di cecità: non si può scrivere e rimanere focalizzati sul mondo di fuori. L’outline serve perchè abbiamo bisogno di una mappa per non perderci nei corridoi del mondo interiore, che è un labirinto buio che percorriamo senza vedere, come talpe nel profondo dei propri tunnel.
March 7 1937-4 (Sandbumptious)
During the 1920s Pailthorpe became a leading figure in Freudian psychoanalysis and criminal psychology. In 1935 she met the artist Ruben Mednikoff and the two began a project of mutual psychoanalysis using art as a therapeutic 'shortcut to the unconscious'. This was perfect Surrealist material and both exhibited in the 1936 exhibition in London.
They catalogued and wrote extensive notes and interpretations for each picture. Mednikoff's work tended to focus on obsessions and childhood trauma, while Pailthorpe's often centred on themes of motherhood and were generally lighter in mood, as seen in Sandbumptious. Surrealism's founder Andre Breton described Pailthorpe as 'the best and most truly Surrealist' of the British artists.
Source
Von einem gewissen Punkt an gibt es keine Rückkehr mehr. Dieser Punkt ist zu erreichen.
Beyond a certain point there is no return. This point has to be reached. [Kaiser/Wilkins]
From a certain point on, there is no more turning back. That is the point that must be reached. [Hofmann]
Kafka's Zurau aphorism number 5
Source.
Playlist di Halloween
Os Mutantes, “Banho de Lua” - Mina per licantropi veri
Elysia Crampton, “The Demon City” - Se dovessi immaginare una strega contemporanea la immaginerei uguale a Elysia Crampton
Clara Rockmore, “Berceuse” (Čajkovskij) - Esiste uno strumento più spettrale del theremin? Qui suonato dal suo più grande interprete
Belbury Poly, “Caermaen” - Il pezzo in cui, come scrive Simon Reynolds, Jim Jupp “fa cantare una canzone nuova a un uomo morto”
Tricky, “Pumpkin” - La voce di Alison Goldfrapp è tanto impastata e distorta da sembrare una non-lingua, con il risultato che Pumpkin suona come una canzone d’amore cantata in una lingua che non esiste (puntellata però dal chiarissimo “I can’t breathe / I can’t see” di Tricky). A me mette sempre i brividi.
Current 93, “A soft voice whispers nothing” - David Tibet e soci sono inquietanti sempre, figuriamoci quando a scrivergli i testi è Thomas Ligotti (se siete per le cose più tradizionali, si fa per dire, l’alternativa è “The Inmost Light")
Rebekah Del Rio, “Llorando” - La canzone è ipersentimentale, ma ovviamente porta alla mente la scena del Club Silencio in Mulholland Drive, una delle piu’ spettrali del cinema recente
Marlon Williams, “Strange Things” - Questa ballata country ha qualcosa di stranamente inquietante, oltre che un theremin negli arrangiamenti
Philippe Besombes, “La plage” - Il suono di una spiaggia infestata da Strain Crack & Break vol. 1, il primo volume di stranezze musicali raccolte dai Nurse With a Wound
2 8 1 4, “Recovery (恢复)” - Immagina di morire, venire resuscitato elettronicamente e che la tua coscienza venga imprigionata nel loop di un ricordo felice. Ecco cosa penso ascoltando questo brano.
Enrico Sangiuliano, “Multicellular” - Ma potrebbe essere anche “Symbiosis”. La dark techno di Sangiuliano mi parla di strane partenogenesi e ibridazioni weird
The Wytches, “Fragile male” - Le streghe di Brighton, con il la loro psichedelia cupa, sono tra i miei gruppi garage preferiti degli ultimi anni
Nico, “Janitor of lunacy” - Forse la canzone più cupa dell’album più privo di luce che mi sia mai capitato di ascoltare. Una messa nera neo-medievale.
Einstürzende Neubauten, “Total Eclipse Of The Sun” - Siamo partiti con la luna, chiudiamo con il sole (nero). Da sempre uno dei miei pezzi preferiti degli Einstürzende post-1995.
Recensione alla biografia di David Foster Wallace scritta da D.T. Max (Einaudi, 2013)