Michael Rudd
Michael Rudd , USA
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Michael Rudd
Michael Rudd , USA
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Toni Nicolini e l'Italia del secondo novecento.
L'atmosfera familiare vista con l'occhio del protagonista.
Scene quotidiane vissute e riprese dall'interno.
Nicolini mostra l'Italia dei lavoratori, delle manifestazioni, dell'obbligo di leva; testimonia i cambiamenti di un trentennio.
La mostra raccoglie i migliori scatti dell'autore Milanese, riproponendone il percorso visivo che dagli anni sessanta agli anni novanta ha rappresentato la realtà dal punto di vista del popolo in modo diretto e sincero.
'Servizio militare' e 'Donne' sono i due pezzi che hanno attirato maggiormente la mia attenzione: il primo sdrammatizza una situazione opprimente come quella del servizio di leva, il secondo mostra una scena quotidiana distante dalla concezione moderna ma nella realtà vicina nel tempo e nello spazio.
L'esposizione comprende anche immagini provenienti da diverse parti dell'Europa, che contribuiscono alla formazione di una panoramica su un'epoca che vive, per molti, soltanto nei racconti più nostalgici sentiti in famiglia.
Galleria Belvedere
http://www.belvederefoto.it
La Scozia secondo Marco Introini e Gabriele Basilico.
Il punto interessante della mostra 'viaggi in Scozia' è l'opportunità di mettere a confronto la visione di due artisti di analoga provenienza come Introini e Basilico: entrambi architetti, cresciuti a Milano.
I due cicli fotografici condividono il tema del paesaggio e l'uso del bianco e nero; ad una prima occhiata se ne riconoscono principalmente le similitudini, ma osservando i lavori nell'ordine di esposizione lo stacco tra i due artisti è lampante.
I lavori di Introini privilegiano lo spazio, molte delle fotografie mostrano il paesaggio collinare e lacustre scozzese, dove la presenza di interventi dell'uomo è raramente segnata da antiche rovine. Questa assenza di contatto umano si percepisce anche nelle immagini urbane, costituite per lo più dagli elementi geometrici delle architetture.
Basilico invece porta allo spettatore l'esperienza nella periferia di Glasgow, attraverso la leggerezza degli abitanti locali che sdrammatizzano lo spirito trascurato tipico dei sobborghi.
I soggetti urbani sono caratterizzati da dense geometrie e inquadrature atipiche.
Personalmente ho apprezzato molto i lavori di entrambi i fotografi, anche se la scelta di mantenere gli spazi aperti di Intoini si avvicina di più alla mia visione.
Gabriele Basilico - Glasgow 1969
Gabriele Basilico - Glasgow 1969
Marco Introini - Dunnottar Castle 2007
Marco Introini - Elgin 2007
5 autori della collezione del museo di Cinisello Balsamo MUFOCO
PAOLA DE PIETRI
JEAN LOUIS GARNELL
ANDREA ABATI
ENZO NOCERA
MARCO SIGNORINI
Franco Fontana
La produzione di Franco Fontana, fotografo emiliano contemporaneo, ha attirato dalla prima veloce occhiata la mia attenzione.
Fu uno dei primi ad abbandonare la classica pellicola in bianco e nero, seguendo il progresso della tecnica fotografica, da sempre finalizzata ad avvicinare il più possibile le immagini scattate alla realtà.
Il fulcro nei lavori di Fontana sarà appunto il colore; colore che da vita alle forme: forme che durante il processo di ricerca della sintesi diventano geometrie semplici, eppure densamente descrittive.
Lo spazio è suddiviso in grandi campiture di colore saturo e brillante, cogliendo il vero nel suo aspetto più surreale.
L'aspetto da me più apprezzato del lavoro è l'assenza di quella caoticità che la fotografia spesso mi trasmette. Un ulteriore punto interessante del lavoro è il modo in cui la vivacità del colore interagisce con le forme lineari e concise dei soggetti.
Selezione di immagini dall' archivio del Teatro Alla Scala
Da: Il Dongiovanni
Tre autori della collezione fotografica MOMA
STEPHEN SHORE (USA 1947)
DOUG RICKARD (USA 1968)
GEORGE GEORGIOU (UK 1961)
I paesaggi di Ansel Adams, Franco Fontana e Joel Meyerowitz a confronto
Il paesaggio di Adams è in primo luogo caratterizzato da forti contrasti chiaroscurali, evidenziati dall'uso esclusivo del bianco e nero. Le scene sono ricche di particolari e un'elevata profondità di campo, che conferiscono un forte impatto visivo ad ogni ripresa.
L'approccio di Fontana è opposto rispetto a quello di Adams. Il punto fondamentale delle riprese è il colore acceso che dona vivacità alle linee semplici. L'equilibrio di questi due elementi conferisce alle immagini un senso di tranquillità e solitudine.
Meyerowitz presenta riprese dai colori tenui in toni pastello, rispetto al lavoro di Fontana presenta una maggiore presenza di particolari e una maggiore profondità di campo. La scena da un senso di staticità surreale, complici i dettagli che suggeriscono la presenza di un'attività umana che non viene palesata.
La mostra Islands, di Dieter Roth e del figlio Björn Roth.
La gran moltitudine di opere dei due artisti è in esposizione nel vasto spazio dell' HangarBicocca.
Le prime opere visibili sono delle istallazioni: un vero e proprio bar e una struttura a due piani pieni di oggetti di vario genere, una parete di televisori (proponenti le immagini della vita quotidiana di Dieter), scaffali di raccoglitori in cui son stati catalogati vari materiali di scarto, due pavimenti, un vero e proprio studio.
Il tema che accomuna queste prime opere (come anche tutto il resto dei lavori) è quello dell'effimero del quotidiano.
Avanzando, si trovano vari lavori in serie/blocchi, per lo più stampe raffiguranti Piccadilly Circus elaborate con nuovo processo di stampa caratterizzato da grandi campiture di colore che interagiscono l'una con l'altra.
Troviamo poi una sezione di collage materici formati da indumenti e oggetti vari ed un'altra installazione, il vero studio dell'artista ricostruito negli spazi della mostra.
Verso il centro dell'esposizione, insieme ad una serie di stampe in bianco e nero, sono disposte due opere che attraggono molto l'occhio: Selbstturm (Self Tower) è una torre costituita da centinaia di statuette di cioccolato raffiguranti il busto dell'autore e Zuckerturm (Sugar Tower), costituita invece da statuette di zucchero rappresentanti tre figure: un leone, lo stesso leone con il viso dell'autore e il busto dell'autore col muso del leone (questo dovuto alla volontà dell'artista di trovare una fonte di coraggio); entrambe le opere sono costruite appoggiando semplicemente delle lastre di vetro sopra i vari strati di statuette, le quali risentono del peso dell'intera struttura e si modificano di conseguenza.
Nel fondo della sala è sistemata l'opera 'Reykjavík Slides', composta da più di 30.000 fotografie ritraenti zone residenziali della capitale islandese riprodotte a scatti per mezzo di una moltitudine di proiettori posti su piedistalli.
Ho riportato soltanto le opere che hanno attratto di più la mia attenzione perchè una cronaca completa sarebbe troppo lunga dato il gran numero di opere esposte.
I temi ricorrenti nelle opere sono la ripetizione, la quotidianità, la semplicità dei materiali, l'effimero e l'autobiografia.
L'impressione generale della mostra è stata condizionata negativamente dall'assenza di riferimenti poetici/storici esplicativi per ogni opera all'infuori del libretto informativo.
L'unica opera che mi ha suscitato un coinvolgimento emotivo è stata l'ultima da me descritta, 'Reykjavík Slides': le immagini pulite e luminose attiravano lo sguardo interrompendo la visione repentinamente, lasciando tanti piccoli momenti di insoddisfazione che richiamano la fuggevolezza degli attimi.