taylor price
Alisa U Zemlji Chuda
occasionally subtle

pixel skylines
AnasAbdin
RMH
YOU ARE THE REASON
Not today Justin

★

shark vs the universe
Claire Keane
🪼
tumblr dot com
we're not kids anymore.

JVL

JBB: An Artblog!

if i look back, i am lost

⁂
TVSTRANGERTHINGS
No title available

seen from United States

seen from Pakistan

seen from Malaysia

seen from Russia
seen from United States
seen from United States
seen from United Kingdom
seen from United States
seen from Maldives

seen from United Kingdom
seen from United States

seen from United States

seen from France

seen from United States

seen from Italy
seen from Türkiye

seen from United States

seen from Türkiye

seen from Malaysia
seen from Canada
@bolour
Lasciami respirare a lungo, ancora e ancora, l'odore dei tuoi capelli, lascia che io vi immerga il viso come fa l'assetato nell'acqua della sorgente, e che li scuota con la mia mano come un fazzoletto odoroso per farne uscire i ricordi nell'aria. Se tu potessi sapere tutto quello che vedo, tutto quello che sento, tutto quello che scopro nei tuoi capelli! La mia anima viaggia seguendo un profumo, come l'anima di altri viaggia seguendo una musica. Nei tuoi capelli c'è un intero sogno, pieno di vele e alberature; mari aperti i cui monsoni mi portano verso climi incantati, dove lo spazio è più azzurro e profondo, dove l'aria ha il profumo dei frutti, delle foglie e della pelle umana.
Nell' oceano dei tuoi capelli vedo un porto brulicante di canzoni tristi, di uomini vigorosi dei più diversi paesi, e navi d'ogni forma, le cui intricate, delicate architetture si stagliano nel cielo immenso, invaso da un'immobile calura. Se carezzo i tuoi capelli, ritrovo il languore delle ore passate su un divano, nella cabina di una bella nave, cullato dal dolce rollio del porto, tra vasi di fiori e terrine rinfrescanti.
Nella brace dei tuoi capelli, respiro l'odore di tabacco mescolato all'oppio e allo zucchero; nel buio dei tuoi capelli vedo splendere l'infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive muscose dei tuoi capelli mi inebrio degli odori mescolati del catrame, del muschio e dell'olio di cocco. Lasciami mordere ancora le tue trecce pesanti e nere. Quando prendo a piccoli morsi i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare ricordi.
La lettera d'amore di Charles Baudelaire alla musa Jeanne Duval
“ La Jetée “ (”The Pier”, 1962) directed by Chris Marker
“Non credo che sia mai stata questione di essere figurativi o astratti. Piuttosto si tratta di porre fine a questo silenzio e a questa solitudine, di dilatare il petto e tornare a respirare.”
— Mark Rothko, da The Romantics Were Prompted, testo pubblicato in “Possibilities”, numero unico della rivista, inverno 1947-48 (via inthemoodtodissolveinthesky)
Edith Azam da Le Paradis une fois (2009)
Muoio d’amore e di colombe, muoio di memoria e d’invenzione, muoio dei pianti d’una giunchiglia, ma il Paradiso una volta, ma il paradiso una volta…
Sono malata delle ortiche azzurre, malata delle statue che sudano, malata dell’orrore delle cantine e degli odori di cunicoli, sono malata di amarti, soprattutto quando non mi ami, sono malata del mio cervello, sono malata di non esserlo.
Muoio nella risata del vento, muoio del morso e di gioia, muoio fino a perderne la testa ma il Paradiso una volta, ma il Paradiso una volta…
Muoio nelle violette selvatiche, muoio nel cuore di un eschimese, muoio d’amore sulla banchisa, muoio e vorrei nascondermi. ma nelle mie vene, il Paradiso.
Crepo di queste sofferenze che ingoiamo, di queste sofferenze che ci strangolano crepo alle porte della coscienza crepo del mio fratello bruciato e crepo d’aver così paura da tremarne crepo di non capire mai niente della risata degli uccelli beffardi crepo del mio non-suicidio crepo in miliardi di schegge
ho tagliato il mio respiro alla carta carbone ho tagliato le ancore gl’inchiostri infine il mio sangue ho tagliato pezzi di vetro e ne ho fatto versi pestati poi mi sono strofinata il corpo e ne ho dappertutto sul volto ne ho altrettanto nel cuore perché mai più si dimentichi e affinché nessuno cancelli che sono malata di te.
Sento il cielo spaccarsi… muoio d’amore e di colombe, muoio d’ubriachezza, e d’invenzione, muoio in un battito d’ali,
ma il Paradiso una volta ma, il Paradiso una volta ma il, Paradiso una volta ma il Paradiso, una volta ma il Paradiso una, volta ma il Paradiso una volta,
ma il Paradiso in piena faccia perché non ho finito di amarti, perché la vita delle rose mi è preziosa; anche a causa delle notti nelle stelle, delle ore intere vicino a te: ma il Paradiso une volta, il Paradiso nel cavo delle tue braccia, il Paradiso tutto contro di me: e nelle mie vene
Art of Francois Fressinier
La parola insicura in francese si traduce con mal dans sa peau e non saprei descrivere meglio il modo in cui mi sento a volte: male nella mia pelle.
“So poco della notte ma la notte sembra sapere di me, e in più, mi cura come se mi amasse, mi copre la coscienza con le sue stelle. Forse la notte è la vita e il sole la morte. Forse la notte è niente e le congetture sopra di lei niente e gli esseri che la vivono niente. Forse le parole sono l’unica cosa che esiste nell’enorme vuoto dei secoli che ci graffiano l’anima con i loro ricordi. Ma la notte deve conoscere la miseria che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee. Deve scaraventare odio sui nostri sguardi sapendoli pieni di interessi, di non incontri. Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa. La sua lacrima immensa delira e grida che qualcosa se n’è andato per sempre. Un giorno torneremo ad essere.”
— Alejandra Pizarnik da “Le avventure perdute” (1958), in “Trame di letteratura comparata”.
“Sono stata punita del mio avvinghiarmi. Mi avvinghiavo. Mi sono aggrappata a tutti coloro che ho amato, mi sono aggrappata ai momenti felici della vita, le mie mani si sono chiuse su ogni ora perfetta. Le mie braccia si sono strette desiderando l’abbraccio. Volevo abbracciare e possedere la luce, il vento, il sole, la notte, il mondo intero. Volevo accarezzare, guarire, vibrare, cullare, circondare, rinchiudere. E stringevo e trattenevo tanto da rompere tutto. Ogni cosa mi è sfuggita a quel punto. Fui condannata a non tenere più niente”
— Anais Nin
“Quando qualcosa non va, mi stendo sul letto, tiro le tende e aspetto. Per la verità non aspetto niente, faccio il vuoto dentro di me, cerco di dimenticare tutto ciò che mi angustia, uomini o cose, cerco di dimenticare anche me, e resto disteso come se fossi in una bara in fondo all'universo. È questa la terapia della vacuità: rendersi assenti a tutto, immergersi nel più profondo di questa assenza e purificarvisi di tutte le brutture che offuscano e ingombrano la mente. Liberarsi di se stessi, vincersi, fare il morto con consapevolezza assoluta, ossia priva di qualsiasi contenuto, sbarazzarsi di tutta l'eredità mentale – per un quarto d'ora o per un minuto.”
— Emil Cioran, Quaderni 1957-1972.
“E so molto bene che non ci sarai. Non ci sarai nella strada, non nel mormorio che sgorga di notte dai pali che la illuminano, neppure nel gesto di scegliere il menù, o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee, nei libri prestati e nell’arrivederci a domani. Nei miei sogni non ci sarai, nel destino originale delle parole, né ci sarai in un numero di telefono o nel colore di un paio di guanti, di una blusa. Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te, e non per te comprerò dolci, all’angolo a cui non svolterai, e dirò le parole che si dicono e mangerò le cose che si mangiano e sognerò i sogni che si sognano e so molto bene che non ci sarai, né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo, né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti. Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo, e quando ti penserò, penserò un pensiero che oscuramente cerca di ricordarsi di te.”
— Julio Cortázar, “Il futuro” da “Le ragioni della collera”, Fahrenheit 451, 1995.
“Tocco la tua bocca, con il dito tocco il bordo della tua bocca, la disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si aprisse, e mi basta chiudere gli occhi per rifarlo tutto e ricominciare, faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sulla faccia, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sulla tua faccia, e che per un caso che non cerco di comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride da sotto la mia mano che ti disegna. Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino, e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi si ingrandiscono, si avvicinano, si sovrappongono, ed i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano debolmente mordendosi le labbra, appoggiando appena la lingua tra i denti, giocando nei suoi recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di fondersi nei tuoi capelli, accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori e di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore é dolce, e se ci affoghiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo dell’alito, questa istantanea morte é bella. E c’é una sola saliva ed un solo sapore a frutta matura, ed io ti sento tremare contro di me come una luna nell'acqua.”
Julio Cortázar, Rayuela
Forse noi due ci cercavamo molto più di quanto noi stessi pensassimo. E così abbiamo finito per prendere la strada più lunga e più contorta. Forse io non avrei dovuto fare quello che ho fatto. Ma non ho potuto farne a meno. E volevo dirti che la sensazione di intimità e tenerezza che ho provato per te, è stata un’emozione che non avevo mai sentito prima nella mia vita.
Haruki Murakami
Mi hai dato due incarichi. 1) Non telefonarti. 2) Non vederti. Adesso sono un uomo occupato. C’è anche un terzo incarico: non pensare a te. Ma tu non me l’hai affidato.
(da Zoo o lettere non d'amore di Viktor Borisovič Šklovskij)
teacup collection 🍵🍊🌻 | prints & things here
“Perché indugi in malinconie inessenziali?”
— Le città invisibili, Italo Calvino