Romanzi e racconti, Voltaire (1745-1775 circa..)
Se si escludono matematica e fisica, l'altra materia che al liceo ho studiato senza capirla, è la filosofia. O meglio, la storia della filosofia perchè di questo si trattava. Potendo avere in aula un vero filosofo, ho sempre pensato che ci saremo annoiati molto meno.
Nella mia classe andava fortissimo un compendio, intitolato "Da Talete all'esistenzialismo": in poco più di 200 pagine secoli e secoli di filosofia condensati, essenziale per superare qualunque interrogazione. Era una unica copia e ce la passavamo come una preziosa reliquia, ad ogni scadenza di quadrimestre.
Ovviamente, nessuno di noi aveva mai letto (nè pensava di farlo) i testi originali. Il compendio era più che sufficente.
All'università ho scoperto che i filosofi si possono leggere. Che tutte le nozioni, inutili, imparate al liceo (a cominiciare dalla caduta di Talete nel pozzo per continuare con la frase scritta sulla lapide di Kant..) scompaiono se si leggono i pensieri e le tesi formulate dai filosofi per come sono state scritte. Rimangono le idee, sulla natura, il mondo e sull'uomo, che come le stelle continuano ad illuminare la nostra vita da lontano, dandoci l'impressione di essere nel tempo, sempre uguali, sempre decifrabili da quei codici.
Ho scoperto anche che la filosofia può essere divertente. Ironica. Esotica e fantastica come ne Le mille e una notte. E questo grazie a Voltaire e ai suoi racconti e romanzi filosofici. Non so più pensare alla realtà senza Candide. Immaginare lo spazio e i pianeti senza Micromegas o come può cambiare la vita di un uomo pur rimanendo fedele al proprio destino, senza pensare a Zadig.
Un libro che ho letto tutto d'un fiato. E nemmeno un minuto di noia.











