Questo cuore mio è troppo pesante. Mi trovo a 22 anni a maledirmi nella stessa maniera in cui maledivo il me adolescente. Provo troppo, ma oramai sono stanco di considerarla una maledizione o una benedizione. È qualcosa nel mezzo. Ed è in questo periodo che non posso negare quanto mi causi dolore: riflesso nei sogni, nei miei occhi, in ogni più insignificante aspetto delle mie giornate. Sono così stanco degli amori destinati a morire per via del fato, dei bei gesti destinati a non durare. Sono così stanco del restare da solo, e fin troppo consapevole che da solo non ci so stare. Fin troppo consapevole di non avere un bel rapporto con me stesso.
Scavo così a fondo nelle mie emozioni, ma l’unica opera d’arte che riesca a considerare tale è la mia stessa vita: sofferenza. Probabilmente mi porterà a morire solo.
Accarezzo questo cuore mio troppo pesante, e con lo stesso dolore in petto che vorrebbe farmi vomitare accetto con una certa calma che questa sofferenza, probabilmente, non mi abbandonerà mai. È ciò che rende me.. me. E se dovessi davvero morire sotto un ponte, strafatto e fallito come mi considero, allora sarà stato comunque un bel viaggio.



















