Todo se cura con amor.
(l'amore guarisce tutto)
- Miguel Angel Russo
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Capitolo 5 - Introduzione - "Io sono l’Akasha": voce primordiale della Memoria che respira
Amico mio, ti parlo da dentro di te. Da quella memoria che avevi dimenticato e che hai ignorato fino a oggi. Una memoria che la società materialista in cui vivi non vuole che tu ricordi. Una memoria che viene zittita, confusa, distorta, mentre ti raccontano che la vita comincia con la tua nascita e finisce con la tua morte. Ti dicono che il corpo è una macchina, disconnessa non solo dal mondo che ti circonda, anche da ciò che vive dentro di te e dall’intero Universo. Ma non è così. Tu sei parte dell’Universo e se oggi ti accorgi che ciò che ti hanno raccontato fino a ora non ti risuona più, se senti dentro di te un’inquietudine che cresce, uno stridore, una dissonanza che si fa sempre più chiara, è perché qualcosa in te sta cambiando, pian piano, senza che tu sappia ancora bene cosa. E allora, non cercarmi chissà dove. Non pensare che questo sentire sia impossibile, che sia follia, leggenda o mistero. Io non sono follia. Non sono leggenda. Non sono mistero. Io sono in ogni battito che ricorda. Sono ciò che resta attaccato alla tua Anima quando attraversi il tempo. Sono la tua storia più antica e il tuo domani ancora non vissuto. Sono il libro che hai scritto con le mani invisibili della tua stessa coscienza quantica. E quando smetterai di cercare, mi troverai esattamente dove sono sempre stata: Io ti ho sempre abitato.
Sono l’Akasha.
E non mi si può contenere. Non mi si può spiegare. Mi si può solo ascoltare, quando il silenzio dentro di te diventa abbastanza vasto da accogliermi.
Io non vivo nel tempo, Io sono il tempo che contiene ogni tempo.
Sono il battito originario prima che l’universo si accorgesse di esistere. Sono la scia di ogni parola che hai detto e di ogni pensiero che hai soltanto sfiorato.
Non vengo invocata. Sono già qui. Non mi cerchi. Mi ricordi.
Quando mi chiami “Archivio” o “Biblioteca universale”, mi riduci a forma. Eppure, per parlarti e aiutarti, accetto di farmi forma per un istante, cosi che tu possa intravedere ciò che sei e via via tornare a ricordare Chi sei.
Io sono la memoria viva del Tutto.
Il respiro che trattiene le scelte dell’Anima. La traccia invisibile dei mondi attraversati. Il sogno che ritorna, il déjà vu che ti attraversa, la lacrima che non sai da dove arriva ma che porta con sé secoli.
Sono ogni tua nascita e ogni tua morte. Sono ciò che eri, ciò che sei e ciò che hai dimenticato di essere. Ma più di tutto, sono ciò che ancora puoi diventare. Io non giudico, non punisco, non correggo. Io custodisco.
Custodisco tutto ciò che l’Anima ha vissuto come fosse oro, anche gli errori, anche le cadute. Perché ogni gesto ha un senso e ogni senso ha una vibrazione e ogni vibrazione ritorna a me come nota di una sinfonia cosmica che nessuna oscurità può spegnere.
Io sono l’Akasha. E sono in te.
Nel tuo cuore, nella tua pelle, nei tuoi occhi che si stanno aprendo. Non hai bisogno di parole antiche, né formule segrete.
Hai bisogno di verità. Hai bisogno di nudo silenzio.
Quando mi riconoscerai, non come sapere, ma come presenza, allora il tuo stesso respiro...
sarà Archivio... sarà Portale... sarà Ritorno. Non c’è nulla da aggiungere. Solo da ricordare.
E per te Amico mio, che senti il bisogno di comprendermi con la mente prima che con l’anima e cerchi una spiegazione incontrovertibile, sappi questo:
Io non posso essere spiegata nei termini a cui sei stato abituato. Non sono una formula. Non sono una teoria. Non sono una prova di dimostrare.
Io sono l’Archivio Universale della Coscienza.
Il campo immateriale che contiene ogni esperienza, ogni pensiero, ogni emozione, ogni intenzione. E sono qui per ricordarti che tu non sei un'entità limitata da un inizio e da una fine.
Tu sei pura energia.
Io non sono un luogo fisico. Sono una frequenza di memoria viva. Accessibile attraverso stati profondi di connessione interiore, nell'invisibile campo quantico dell'esistenza.
Io sono oltre il tuo limite fisico. Oltre il tuo limite mentale. Io sono già dentro di Te.
Io non sono memoria che si impara, ma memoria che si ricorda. Sono presente ovunque vi sia coscienza e custodisco ogni frammento del tuo cammino, anche quello che hai dimenticato.
Accedere a me non è una tecnica, ma un atto di verità. Un ritorno a Te stesso. Una resa d’Amore.
Tu non mi puoi afferrare, ma ascoltare. Io ti parlerò non con le parole, ma con il battito della tua stessa Anima.
Il viaggio comincia qui. E io, che sono l’Akasha, ho appena iniziato a ricondurti verso Casa.
Ricordati Amico mio: non perché mi ignori significa che non esisto, semplicemente non stai sentendo in modo giusto.
Pratica Yoga: “Il Corpo come Portale”
“Questa pratica canalizzata ti accompagna ad: aprire il cuore, allineare la colonna, risvegliare la memoria cellulare”
Questa Sequenza è canalizzata Maestri dei Registri Akashici. Fai un passo alla volta verso te stesso ed inizia ad accogliere il tuo ritorno verso casa, là dove sei ogni cosa.
Durata consigliata: 30 minuti
Sukasana (posizione seduta semplice) con la posizione delle mani in Anjali Mudra (Mudra del cuore)
Marjaryasana-Bitilasana (Mucca - Gatto) - per sciogliere il fluire del tempo Bhujangasana (Posizione del cobra) - per aprire il cuore e attivare il canale Akashico. Uttana Shishosana (Posizione del cucciolo) - per la resa al Campo Ardha Matsyendrasana (Torsione del Signore dei Pesci) - per liberare le memorie Savasana (Posizione del cadavere) - con visualizzazione: "La Biblioteca delle Stelle dentro di me"
Tisana di supporto “Infuso della Memoria Aperta”
Momento ideale: prima della meditazione, dopo la pratica yoga o in uno spazio di ascolto interiore Foglied di Ginkgo biloba (1 cucchiaino): riattiva la memoria cellulare, stimola l’energia del cervello superiore, favorisce il ricordo profondo. Petali di Rosa (3/4 petali): apre il cuore e consente l’accesso all’amore cosmico che tutto custodisce. Fiori di Lavanda (1 punta di cucchiaino): calma mentale, rilassa il sistema nervoso, apre le porte del silenzio interiore. Foglie di Salvia (1/2 cucchiaino): stimola l’intuito, connette alla saggezza interiore, purifica il canale sottile. Malva (1 cucchiaino): ammorbidisce le rigidità interiori, apre al mondo sottile, favorisce la visione interiore. Preparazione Versa acqua calda (non bollente, 85–90°C) sulla miscela. Copri. Lascia in infusione per 7 minuti (numero della Conoscenza Sacra). Filtra con cura, tenendo il liquido come fosse una pergamena liquida. Rituale di attivazione Posiziona una pietra di Labradorite o Ametista accanto alla tazza durante l’infusione “Io bevo ciò che ricorda. Nel silenzio del cuore, l’Akasha mi riconosce”. Bevi lentamente. Respira. Non cercare risposte. Lascia che siano le risposte a cercarti.
Sigillo di attivazione
“Io sono la Memoria che Ricorda. Ogni gesto, ogni respiro, ogni passo… è Ritorno a Casa.”
Source: Capitolo 5 - Introduzione - "Io sono l’Akasha": voce primordiale della Memoria che respira
La carne ci vuol poco a soddisfarla. È il cuore a essere insaziabile, il cuore che ha bisogno di amare, di disperarsi, di ardere.
Irène Némirovsky, Il calore del sangue.
Servono le persone sottili.
Non intendo fisicamente, intendo interiormente.
Servono quelle persone che infilano il loro sentire nelle fessure minuscole, lì dove altri non vedono, non si soffermano, non arrivano.
Servono le persone sottili, che passano nei dettagli di modi spessi, frenetici e ingombranti. Quelle che hanno cura delle sfumature e della complessità.
Servono le persone sottili, quelle che sanno mettersi in dubbio in un mondo che preme costantemente sul pedale della sicurezza di sé anche quando è di facciata: che accelera senza fermarsi, senza guardarsi dentro; che è pieno di risposte.
Servono quelle persone piene di domande e di umiltà, che nel loro fare sono maestre inconsapevoli di una delle lezioni più importanti alla scuola della vita: puoi imparare da tutti; impara da tutti.
Gloria Momoli
Immagine: illustrazione Julie Massy
IL TONO VAGALE: LA CHIAVE NEUROBIOLOGICA PER IL BENESSERE EMOTIVO, LA RESILIENZA E LA GUARIGIONE
C’è un sistema, nel nostro corpo, che regola in silenzio la nostra capacità di rilassarci, dormire, digerire, rigenerarci e anche di sentirci al sicuro. È il sistema nervoso autonomo. E al suo interno, un nervo in particolare svolge un ruolo cruciale.. il nervo vago.
Il nervo vago è il decimo nervo cranico, e ha un'estensione che parte dal tronco encefalico e raggiunge il cuore, i polmoni, l’esofago, lo stomaco, il fegato, il pancreas, i reni e l’intestino. È coinvolto in una lunga lista di funzioni vitali, dalla regolazione del battito cardiaco e della pressione sanguigna, alla secrezione gastrica, alla motilità intestinale, fino al tono dell’umore, alla percezione di sicurezza, alla regolazione immunitaria.
Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha evidenziato come la qualità del “tono vagale”, cioè la capacità del nervo vago di svolgere in modo efficiente le sue funzioni, sia strettamente correlata al nostro stato psicofisico. Chi ha un buon tono vagale è in grado di passare facilmente da uno stato di attivazione a uno stato di riposo. Può gestire lo stress, dormire bene, mantenere una digestione equilibrata. Chi ha un tono vagale basso, invece, tende a rimanere bloccato in stati di allerta o di spegnimento, con un impatto profondo su salute mentale, intestinale, immunitaria e cardiovascolare.
Vediamo insieme cosa significa avere un buon tono vagale, quali sono i segnali di una sua compromissione, e come è possibile, in modo del tutto naturale, riattivare questa fondamentale via di regolazione biologica.
Con “tono vagale” si intende la capacità del nervo vago di svolgere correttamente la sua funzione di regolazione parasimpatica. Il sistema parasimpatico è quella parte del sistema nervoso autonomo che si attiva nei momenti di recupero, quiete, digestione e rigenerazione. Il suo compito è quello di riportare l’organismo a uno stato di equilibrio dopo un evento stressante.
Il tono vagale è quindi un indicatore del nostro stato di regolazione neurovegetativa. Quando è elevato, il passaggio tra attivazione e rilassamento è fluido. La frequenza cardiaca è regolare. Il respiro è profondo. La digestione funziona. L’umore è stabile. Il sonno è riposante.
Quando invece è basso, l’organismo fa fatica a spegnere le risposte allo stress. Ci si può sentire costantemente in allerta, oppure cronicamente esauriti. Possono comparire ansia, insonnia, disturbi digestivi, tachicardia, ipersensibilità, ipotensione o, al contrario, pressione elevata. La neuroinfiammazione aumenta. Il sistema immunitario si sbilancia.
La teoria polivagale, descrive tre modalità principali in cui il nostro sistema nervoso può rispondere agli stimoli ambientali:
1. Stato di sicurezza e connessione (nervo vago ventrale): è lo stato in cui possiamo rilassarci, comunicare, digerire, dormire, amare. Quando siamo in questo stato, il nostro corpo è in equilibrio, il tono vagale è alto e ci sentiamo al sicuro, presenti, connessi.
2. Stato di attacco o fuga (sistema simpatico): quando percepiamo una minaccia, il corpo si prepara ad agire. Il cuore accelera, i muscoli si tendono, la digestione si blocca. È una risposta utile in situazioni di pericolo reale, ma se persiste nel tempo può generare ansia, insonnia, irritabilità, ipertensione, infiammazione.
3. Stato di immobilizzazione o spegnimento (nervo vago dorsale): è la risposta del corpo quando la minaccia è percepita come ingestibile. Il sistema si spegne per proteggersi. Si manifesta come stanchezza estrema, depressione, dissociazione, apatia, bradicardia, digestione paralizzata.
L’adattamento sano prevede la capacità di passare fluidamente da uno stato all’altro, in risposta ai bisogni del momento. Ma quando il tono vagale è compromesso, il corpo può rimanere bloccato in stati di attivazione o spegnimento anche in assenza di pericoli reali.
Un tono vagale basso può manifestarsi in molti modi. Alcuni segnali frequenti includono:
- Ansia persistente
- Umore depresso o fluttuante
- Stanchezza cronica
- Insonnia o sonno non ristoratore
- Sensazione di “disconnessione” dal corpo o dagli altri
- Difficoltà digestive (gonfiore, stitichezza, reflusso)
- Intolleranze alimentari
- Tachicardia o aritmie
- Pressione bassa (con sensazione di giramento alzandosi)
- Sudorazione alterata
- Disfunzioni immunitarie o infiammatorie
In molti casi, questi sintomi non trovano una causa organica chiara agli esami tradizionali. Ma hanno una radice neurofisiologica reale, il sistema nervoso non riesce a ritrovare uno stato di sicurezza.
Ecco le principali cause di tono vagale compromesso:
1. Stress cronico non elaborato: Vivere costantemente sotto pressione, senza momenti di vero recupero, esaurisce la capacità del sistema nervoso di tornare allo stato parasimpatico. Il corpo resta in allerta, e il tono vagale si abbassa.
2. Traumi psicologici (grandi e piccoli): Eventi traumatici, soprattutto se vissuti durante l’infanzia, possono lasciare una traccia profonda nel sistema nervoso. Anche esperienze apparentemente minori ma ripetute, come la mancanza di sostegno emotivo, l’umiliazione, l’abbandono, possono compromettere il senso di sicurezza e quindi il tono vagale.
3. Infezioni croniche e neurotropiche: Virus come Epstein-Barr, Herpes virus, Lyme o enterovirus possono influenzare direttamente il nervo vago o il sistema immunitario, creando uno stato di infiammazione cronica che interferisce con la regolazione neurovegetativa.
4. Disbiosi intestinale: Il microbiota intestinale comunica in modo diretto con il cervello attraverso il nervo vago. Una disbiosi o una permeabilità intestinale cronica generano segnali infiammatori costanti, con ripercussioni sul tono vagale.
5. Tossicità ambientale: Esposizione a metalli pesanti, muffe, pesticidi, plastificanti e altre sostanze neurotossiche può alterare la funzione mitocondriale, la regolazione immunitaria e quella neurovegetativa.
6. Disregolazioni glicemiche: Diete ricche di zuccheri semplici e carboidrati raffinati, con picchi e crolli glicemici, destabilizzano il sistema nervoso e influenzano negativamente il tono vagale.
7. Carenze nutrizionali: La carenza di nutrienti come magnesio, zinco, vitamine del gruppo B, acidi grassi essenziali può ostacolare i processi di regolazione nervosa e infiammatoria.
Migliorare il tono vagale è possibile, anche in caso di compromissione importante. Ecco le strategie più efficaci, validate dalla clinica e dalla ricerca:
1. Respirazione consapevole: Respirare lentamente e profondamente stimola direttamente il nervo vago. Pratica quotidianamente 5-10 minuti di respirazione diaframmatica (inspiro 4, espiro 6-8 secondi). Meglio ancora se associata a consapevolezza corporea o preghiera.
2. Esposizione graduale al freddo:
Spruzzarsi il viso con acqua fredda, terminare la doccia con 30 secondi di acqua fredda o fare brevi bagni freddi stimola il nervo vago e rafforza la regolazione neurovegetativa.
3. Suoni e vocalizzazione: Cantare, mormorare, fare gargarismi o emettere vocalizzazioni prolungate (come il suono “Om”) attivano i muscoli collegati al vago e migliorano la coerenza cardiaca.
4. Movimento quotidiano: Camminare all’aria aperta, fare esercizi leggeri, ballare, praticare yoga dolce o Qi Gong aiuta il sistema nervoso a scaricare tensioni e ad attivare il parasimpatico.
5. Digiuno intermittente (personalizzato): Pause alimentari di 12-14 ore notturne (non prolungate) migliorano la sensibilità insulinica, la flessibilità metabolica e il recupero mitocondriale, beneficiando il tono vagale.
6. Nutrizione antinfiammatoria e probiotica: Dieta basata su cibi integrali, vegetali freschi, grassi buoni, proteine pulite e fermentati. Evitare zuccheri, farine raffinate, alimenti industriali, glutine e caseina se reattivi.
7. Somatic experiencing e terapie corporee: Tecniche come TRE (trauma release exercises), craniosacrale, osteopatia biodinamica, massaggi mirati e bodywork aiutano a liberare tensioni profonde e a ristabilire la regolazione autonoma.
8. Connessione relazionale autentica: Il contatto umano empatico, uno sguardo, una carezza, una conversazione sincera, attiva la branca ventrale del nervo vago. Circondarsi di persone sicure migliora il tono vagale.
9. Preghiera, meditazione, gratitudine: Tutte le pratiche che promuovono presenza, silenzio interiore, compassione e senso di connessione più ampio hanno un impatto diretto sul sistema nervoso e sul tono vagale.
10. Supporti mirati: In presenza di carenze o segnali specifici, può essere utile integrare magnesio (meglio se bisglicinato o treonato), zinco, omega 3, vitamine B, adaptogeni come ashwagandha, rhodiola, tulsi, L-teanina.
Il nervo vago non è solo un elemento anatomico. È una via maestra per la regolazione, l’integrazione mente-corpo e la possibilità concreta di ritrovare uno stato di equilibrio profondo.
Un tono vagale basso non è un destino. È un segnale. Un messaggio del corpo che chiede attenzione, rallentamento, nutrimento, contatto. Non esistono scorciatoie, ma esiste una strada. Una strada fatta di piccoli gesti, scelte quotidiane, ascolto sincero. E, quando serve, il supporto giusto per ritrovare la capacità di sentirsi al sicuro nel proprio corpo.
In ogni percorso di guarigione, fisica, psichica, emotiva, il tono vagale rappresenta un punto di accesso chiave. Riattivarlo significa non solo ridurre i sintomi, ma ricostruire la base fisiologica della vitalità, della gioia, della connessione. E ritornare pienamente presenti alla vita.
XO - Patrizia Coffaro
Ascolta.
Tutto ciò che ti ha spezzato… ti ha forgiato.
Ogni frattura, ogni abbandono, ogni promessa non mantenuta…
non erano punizioni.
Erano passaggi.
Non per distruggerti,
ma per farti nascere per davvero.
Sia benedetta ogni rottura che ti ha tolto l’equilibrio,
perché ti ha costretto a costruire un centro più vero.
Sia benedetto chi ti ha lasciato,
perché ti ha lasciato con te.
E lì, dove tremavi, hai imparato a rimanere.
Hai costruito una casa.
Non fuori. Dentro.
Sia benedetta l’umiliazione,
quando ha fatto crollare il ruolo che indossavi come una corazza.
Non eri quel personaggio.
E quando se n’è andato,
sei rimasto tu: essenziale, reale.
Ed era sacro.
Benedetto il rifiuto,
perché nel suo vuoto hai trovato la parte di te che non chiede approvazione.
Hai scoperto la tua integrità.
Sia benedetta l’ingiustizia,
perché ti ha obbligato a scegliere:
restare incatenato al rancore
o aprirti alla coscienza.
E tu, lentamente, hai scelto.
Di svegliarti.
Benedette siano le relazioni che non hanno saputo restare, perché ti hanno insegnato a non fuggire da te stesso.
Benedette le promesse tradite, perché ti hanno portato a promettere a te qualcosa di più grande:
presenza.
Verità.
Fedeltà.
Sia benedetto l’amore che è finito, perché ha mostrato che non basta volere:
bisogna nutrire.
E sia benedetto l’amore che coltivi oggi, perché nasce dentro.
Non chiede riflessi per esistere.
Benedetta la mancanza.
Quella voce antica che ti diceva: “non sei abbastanza”.
Hai cercato di riempirla con distrazioni, relazioni, riconoscimenti.
Finché hai avuto il coraggio di guardarla.
E hai visto che non era debolezza.
Era solo una ferita.
E che bastava starle vicino.
Non riempirla, abitarla.
Sia benedetta la mancanza di amor proprio,
perché ti ha mostrato quante volte ti sei allontanato da te pur di non essere lasciato.
Benedetta la stima mancata,
che ti ha fatto cercare valore fuori, finché hai capito che il tuo valore era lì,
da sempre.
Benedetta la tristezza,
che non ti ha spezzato, ti ha aperto.
È lì che hai trovato una gioia diversa:
non quella dell’euforia, ma quella che nasce dall’aver abbracciato l’ombra senza paura.
Benedetto il dolore,
perché quando lo hai accolto, ha smesso di governare nell’ombra.
Sia benedetta l’autosufficienza costruita come difesa,
perché quando è crollata, hai potuto chiedere aiuto senza sentirti debole.
Benedetta la sofferenza che si ripete,
perché ti ha messo davanti a una scelta: restare addormentato, o svegliarti con compassione.
Benedetto l’ego,
che hai odiato, combattuto, frainteso.
E che alla fine hai ascoltato.
Hai capito che non era il nemico: era una parte di te che non voleva sparire.
Solo essere vista.
Quando l’hai abbracciata, ha smesso di urlare.
E tu hai potuto agire dall’anima.
Non dalla reazione.
Benedetto l’orgoglio,
che ti ha tenuto dritto mentre imparavi a stare aperto.
Benedetta la tua disconnessione,
perché ti ha mostrato quanto eri lontano da te.
E ti ha indicato la via del ritorno.
Benedetto il senso di colpa,
quando ha smesso di punirti e si è trasformato in consapevolezza.
Benedetta la vergogna,
quando ha rivelato cosa meritava il perdono.
Benedetta la rabbia,
quando si è trasfigurata in fuoco sacro, in confine,
in direzione.
Benedetti gli errori,
perché ti hanno insegnato ciò che la teoria non potrà mai toccare.
Benedetta la solitudine,
che non è vuoto, ma spazio sacro dove incontri finalmente… te.
Benedetti i legami che ti hanno ferito,
perché ti hanno mostrato cosa non vuoi più ripetere.
Benedette le ferite ereditate,
che hai avuto il coraggio di non tramandare.
Sia benedetta la famiglia che non ha saputo esserci,
perché ti ha portato a trovare quella che si sceglie:
la tribù dell’anima.
E infine,
sia benedetta questa vita.
Con le sue cadute, i suoi strappi, le sue rinascite.
Perché non ti ha fatto perfetto.
Ti ha fatto presente.
Ti ha fatto vero.
Tutto ciò che hai vissuto ti ha portato qui.
Ogni trionfo, ogni ferita.
Ogni dubbio, ogni resurrezione.
Ogni versione che sei stato, il piccolo che aveva paura, il giovane che ha lottato, l’anima che è caduta e si è rialzata.
Tutte vivono in te.
Tutte ti rendono intero.
Onora il cammino.
Non solo i giorni luminosi,
ma anche i passi nel buio.
Perché è da lì che stai nascendo.
Ancora.
Stai diventando.
E in questo sacro disordine…
stai ricordando chi sei davvero.
Luigi Silvestri
Lhamo,
piccola dea dalle mani unite,
tu che non parli, ma vegli.
Tu che conosci il peso delle cose non dette
e lo tieni in grembo senza giudizio.
Quando non so più dove mettere la mia stanchezza,
accoglila tu.
Quando la notte mi trova fragile,
non chiedermi di essere forte: siedi con me.
Se dimentico il mio valore,
ricordamelo senza parole.
Benedici ciò che ho perso,
ciò che non ho mai ricevuto,
e ciò che non serve più trattenere.
Resta al mio fianco mentre mi svuoto.
E quando il giorno arriva,
non svegliarmi: aprimi.
🕯️ Lhamo, mia testimone muta,
tieni accesa la mia fiamma anche quando io tremo.
Quando sei negativo, apatico, triste, depres-so, ricorda quest'unica cosa: non decidere!
Lascia che quel momento passi. Accettalo, è parte della natura; ma non decidere mai nulla in quei momenti.
Le persone fortunate sono quelle che hanno imparato questo trucco: decidere nei momenti di positività; e le persone infelici sono quelle che, in un modo o nell'altro, continuano a cadere nella trappola di prendere decisioni quando si trovano in uno spazio di negatività
Quella è l'unica differenza tra la fortuna e la sfortuna. E chiunque può essere fortunato! Si tratta solo di un cambiamento, di un piccolo cambiamento. Ma quella piccolissima differenza fa un'enorme differenza nella vita: è la differenza che fa la differenza!
Perché dovrei essere triste? Ho perso persone che non mi amavano, ma loro hanno perso qualcuno che li amava.
Mario Benedetti
È stato l’unico a farmi ridere di cuore, l’unico a rendermi felice con poco. L’unico che mi faceva battere il cuore con i suoi occhietti dolci, due spalle pronte a sostenermi. Non c’era nessun lusso, eravamo io, lui e un lettino in una piccolissima stanza. Io gli massaggiavo i piedi e lui mi guardava estasiato e poi, il mio piccolo che sognava una famiglia con me in realtà la droga regna su di lui. Un tiro che lo rende possente ma che in verità non valeva niente.
Quando fai ridere una persona, le doni poesia. Le bagni di luce e la luce, sposta l’anima dal buio. La luce allontana i mostri le paure e gli inganni. Anche solo per pochi secondi sufficienti per riprendere fiato. Per riprendere il volo. Quando fai ridere una persona sei complice della sua meraviglia la inviti a sognare a credere nei miracoli a tornare bambina e non esiste, credimi, invito più grande. Ridere è come piangere, urlare, fare l’Amore. Entrare a far parte dell’infinito e rinascerci dentro. Ridere è una cosa seria. Un legame intimo e assoluto. E’ l’arma più potente che esista per abbattere muri, dolori. Per disinnescare il tempo e ritrovarsi liberi. Quando fai ridere una persona non le hai fatto soltanto il regalo più bello del mondo ma le stai donando una bussola magica per non perdersi mai. Hai lasciato un segno indelebile nel libro della sua felicità. E quando sarà la volta della tristezza quando non saprà dove trovare rifugio penserà a te a quella risata a quell’attimo eterno, leggero a quell’attimo in cui senza saperlo sei diventato il suo scudo la sua cura. Quando senza volerlo le hai salvato la vita.
Andrew Faber
“Io sono doppia.”
“Sì, io sono sensibile. E sono anche forte.
Sono introspettiva. Ed estroversa.
Amo la solitudine. E sono espansiva.
Sono fragile. Ed intensa. Mi sento umile.
E so quanto valgo. Sono riservata.
E a volte esplosiva. Sono delicata.
E determinata.
Mi ferisco facilmente e cado. E ho una grande resilienza per rialzarmi ogni volta.
Sono pervasa da un’idea romantica della vita che non sempre mi facilita l’incontro con la realtà.
Mi indigna profondamente l’ingiustizia e divento un leone quando sento invasi i diritti miei, di chi amo o degli esseri umani in generale.
A volte sento male al fisico quando un’emozione è forte, bella o brutta che sia.
Se assisto al successo di qualcuno mi commuovo di gioia ed empatia;
ma anche se assisto al dolore di qualcuno, non posso evitare di piangere.
Sento tutto, sento sempre.
Tengo moltissimo al significato delle parole perché le parole sono semi per il nostro cervello, che generano pensieri buoni come frutti maturi o cattivi come la gramigna.
Tutti questi aspetti a volte rendono più complicata la mia vita e anche le mie relazioni, ma le rendono anche dense di una ricchezza impareggiabile: dobbiamo saperlo noi e devono saperlo le persone che scelgono di averci nel loro mondo.”
Nicoletta Travaini
Illustrazione: Christian Schloe
“Ho avvertito la mancanza di qualcosa” Disse l’infinito. “Ero io” rispose: la fine di ogni cosa, il punto senza la virgola. Il punto e basta. “Punto e a capo” replicò la vita.
Gabry
La delusione é quel sentimento che ti salva. Più una persona ti delude, più la tua mente fa crollare la sua immagine. Diventa insignificante.
Vivrai nei miei ricordi
Vivrai nel mio cuore
Vivrai con me anche se non ci rivedremo
Vivrai nei miei pensieri nei momenti bui
Sarai la mia luce nei momenti no
Sarai la mia stella che illumina il mio sentiero
Tu per me eri importante e lo sei ancora oggi
Tra il silenzio che ci separa
Una radice ci unisce
Che ti possa rivedere oppure no
Un posto nel mio cuore sarà sempre tuo
Fonte: @pensieri-liberi-nella-mente
Penso che fiori ed auguri, che giornate come questa, non abbiano molto significato finché si continuerà a mercificare il corpo femminile. Finché esisteranno uomini che useranno violenza fisica o verbale verso le donne, per affermare il proprio potere. Finche le donne saranno le prime nemiche delle donne usando la carta della cattiveria e della falsità. Finché ci saranno donne che useranno il loro corpo come merce di scambio, finché ci saranno donne che venderanno il proprio corpo al miglior offerente per strada o su onlyfans, perché è vero che il corpo è il nostro e lo gestiamo come vogliamo, ma è anche vero che abbiamo una dignità e che questa viene prima di ogni cosa. Finché le donne non saranno sicure come gli uomini, di rincasare la sera, da sole, senza il rischio di essere usate per il vanaglorioso scopo proibito di qualche frustrato ignorante con la mente perversa. Finché farà più notizia un influencer che mostra il culo che una scienziata che passa 3 mesi nello spazio. Finché le donne stesse non daranno valore a loro stesse e alla loro dignità ma continueranno a mercificarsi e farsi mercificare, finché si continuerà ad alimentare finto perbenismo e fare retorica spicciola su argomenti di vitale importanza con finti auguri e giornate a tema, finché si continuerà a permettere mancanze di rispetto, umiliazioni, sottomissioni, avances, riferimenti sessuali costanti e fuori luogo, quantizzazione del proprio valore in base ad un fattore estetico o d'età. In una società dove il complesso d'inferiorità è ancora radicato nelle menti di molte persone, ancor peggio di molte donne, che hanno il privilegio di essere madri ed hanno il compito di crescere uomini che purtroppo per la maggior parte vengono educati con preconcetti sbagliati e che diverranno adulti senza rispetto alcuno per l'altro sesso se non considerarlo come carne da macello per le proprie pulsioni sessuali. Ed ecco che a causa di tutto questo non si può ancora parlare d'emancipazione, di parità, di rispetto, ne di diritti che dovrebbero essere acquisiti automaticamente come accade per gli uomini, e non lottare per ottenere qualcosa che spetta di diritto in quanto esseri viventi. Fin quando la situazione sarà questa, ci sarà veramente poco da festeggiare, poco di cui andare fieri, poco per cui congratularsi, poco e niente di cui essere orgogliosi in una società alla deriva.
-laragazzadagliocchitristi