Mi sembra sempre che l'estate esploda all'improvviso. Come tutte le altre stagioni ha un profumo che percepisco come ben definito: il profumo dei fiori, della terra asciutta scaldata dal sole, della resina, di agrumi, di pulito. Negli ultimi anni mi sembra sempre che tutto succeda senza che riesca davvero a rendermene conto. E, se siamo fortunati, nella nostra vita vedremo in media 80 estati. Della mia gioventù, forse, mi manca quella felicità sfocata che c'era nel vivere le cose senza dover dare loro un nome, un'etichetta, una data di scadenza. Quella felicità distratta. Quando sento arrivare l'estate, mi torna sempre in mente la stessa scena: io e altri miei compagni di classe seduti, a mezzanotte, sul muretto della scuola. Non avevamo il cellulare e gli appuntamenti, quando non erano casuali, erano marcati dell'abitudine, dal "ci vediamo al solito posto", senza un'ora definita, ma tutti sapevamo qual era. Manca poco all'esame di maturità. Ridiamo, non ricordo più di cosa. Stiamo mangiando un panino con la mortadella, il pane di un forno che ormai non c'è più ma che negli anni '90 lo ricordo sempre aperto, segno di un paese vivo e pieno di giovani, che in estate non si fermavano mai, c'era chi andava a lavoro e chi tornava dalla discoteca, e quel forno sfornava cornetti, brioche e focacce a qualsiasi ora, la gente della notte sopravvive sempre... nascosta tra le ombre. E io sono lì, su quel muretto, con i piedi a ciondoloni, il motorino appoggiato a una panchina, e indosso una collana di perline che mi ha fatto la mia migliore amica durante l'ora di fisica "tanto non ci capisco un cazzo e poi copio da te". Quel momento, così insignificante, era pieno di fiducia nel futuro, avevo la convinzione che nell'età adulta sarebbero arrivate tutte le sicurezze, le risposte, la stabilità emotiva, il coraggio, l'equilibrio. Probabilmente è tutto già qua, ma non riesco a morderlo, proprio come facevo con quel panino a mezzanotte. Oppure arriverà tutto all'improvviso, come un'altra estate.