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@corrieredelleprefazioni
Quando si chiude una porta, si può aprire di nuovo, perchÊ, di solito è cosÏ che funzionano le porte.
(via corrieredelleprefazioni)
âKnight of Cupsâ, Terrence Malick (2015) Seems youâre alone. Youâre not. Even now, Heâs taking your hand and guiding you by a way you cannot see. If youâre unhappy, you shouldnât take it as a mark of Godâs disfavor. Just the contrary. Might be the very sign He loves you. He shows His love not by helping you avoid suffering, by sending you suffering. By keeping you there. To suffer binds you to something higher than yourself, higher than your own will. Takes you from the world, to find what lies beyond it. We are not only to endure patiently the troubles He sends, we are to regard them as gifts. As gifts more precious than the happiness we wish for ourselves.
ci volevano democristiani, moriremo tutti anaffettivi.
io mi infilo nelle pieghe delle tue dita, dimmi di smettere di importunare le mani dai mali della mia vita vissuta senza di te
talk to a real person by Stephen Shore
Stefano Benni, Le Beatrici.
Noi quell'amore lo dovevamo consumare fino ad esaurirlo. Ă inutile un amore che non sa morire.
mai fare la spesa quando il frigo e la dispensa sono completamente vuoti
io non sono sparita, la mia vita è vuota e piena allo stesso tempo, câè molto da fare, e anche molto da dormire per recuperare quello che si è fatto, ma una questione importante è: se il tuo ginecologo ti saluta dicendoti âti abbraccioâ vuol dire che sei proprio una sfigata seria.
dimmelo tu perchĂŠ io non lo so piĂš
(no, scherzo, io lo so troppo bene, è questo il problema, è sempre stato questo il problema)
âAnchâio tenevo le persone a distanza di sicurezza oltraggiandole, provocandole e irritandole. Perciò fidati di me: è una difesa da dilettanti, e inoltre è dolorosamente ovvia, perchĂŠ dĂ a vedere il tuo terrore.â
David Foster Wallace
chissà che si fa quando ci si accorge che tutto quello in cui hai creduto è stato un completo spreco di tempo
Fuck anyone whoâs ever made you feel like you were hard to love.
there are 5000 versions of this post and i love each one of them
Abbiamo vent'anni, siamo innamorati e questa sera abbiamo mangiato la pizza del forno, bruna e con il pomodoro che schiuma rosso e zuccherino, seduti sui gradini di un palazzo, riparati da un cornicione, mentre piÚ in là su tutto diluvia e sulle dita sgretolano le briciole e le gocce. Abbiamo trent'anni, viviamo insieme e una volta mentre faccio il bagno va via la luce e l'acqua calda non funziona, allora tu riscaldi l'acqua in cucina, la porti nella pentola, mi vedi nudo e io, anche se nudi ci conosciamo, mi vergogno e mi guardo le ossa delle gambe. Trentacinque anni e una mattina presto, mentre siamo nell'ultimo sonno, tu sul ventre con il braccio lungo il corpo, io sul fianco rivolto verso di te, socchiudi la mano e mi prendi tra le dita, piano, inconsapevole, e nel dormiveglia sento che la tua mano dorme e io sono il suo sogno; poi, svegli, andiamo in balcone ad annusare il gelsomino. Ne abbiamo cinquanta e abbiamo dimenticato tante cose. Non stiamo piÚ insieme e non ci incontriamo mai. Ogni tanto qualcosa ci fa tornare in mente un gesto o una parola e facciamo, separati, archeologia. Abbiamo mille anni e siamo biologia. I nostri corpi non ci sono piÚ e sono altro. Un tuo piede è un sasso, il mio naso è sabbia, le tue orecchie sono diventate mele, un mio occhio è un riccio in fondo al mare. La tua bocca, adesso, è carne dentro la mano di un uomo, i miei polmoni sono diventati matita. La materia si converte e noi con lei. Senza coscienza, la mano dell'uomo nel quale ci sei tu prende la matita nella quale ci sono io e scrive delle frasi, e noi esistiamo ancora nel movimento e nella scrittura.
Giorgio Vasta, Il tempo materiale
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