Rigiro un submit molto bello che mi ha commosso parecchio e che mi è stato chiesto di mettere in anon… a dispetto di quanto suggerito, non ho cambiato una sola virgola
PER LA RAGAZZA NELLA BOLLA
(Famo anon, và. Non so nemmeno se possa essere considerato utile ciò che sto per scrivere, quindi non sfrangerò i maroni se non vorrai pubblicare. Lo capirei perfettamente. E ti lascio libera scelta nel tagliuzzare qua e là cose che non vadano/ convincano in pieno. Chiedo scusa per gli errori)
Quando avevo appena 20 anni (lo dico perché immagino anche tu sia relativamente giovane) e a mi babbo diagnosticarono un tumore incurabile ma lentamente progressivo fu una brutta botta. E lo fu anche diversi anni dopo quando contemporaneamente ne arrivò un secondo, diverso, che segnò la fine di tutto. Fine che sapevo sarebbe accaduta ma non credevo, anzi nessuno di noi pensava così.
Quella sensazione di vuoto ed inutilità me la ricordo perfettamente ancora adesso, che riempiva ogni mio pensiero, e colorava ogni mia emozione. E non ci si può fare nulla. Persino a donare (letteralmente) una parte di se stessi per tentare di rallentare la malattia non ha aiutato, ma anzi, in un certo senso (a me, almeno) ha fatto sentire ancora più inetto nel vedere che il tempo guadagnato è stato poco.
Ma devi capire che questa è solo la tua interpretazione dei fatti. Perché mia madre e mio padre son sempre stati grati di tutto ciò, di quei pochi mesi in più che son riusciti a passare insieme, a camminare in riva al mare in primavera inoltrata o nel godersi l'aria frizzante della montagna, prima che di nuovo tutto precipitasse.
Fai tutto quello che puoi, e non sarai considerata inutile, anzi. Quello che puoi tu, non quello che pensi avresti potuto fare, perché in queste situazioni non esiste condizionale che tenga. Non sei un robot. Non giudicarti troppo severamente, anche se inevitabilmente il senso di frustrazione porterà a ciò. Hai delle preoccupazioni e dei pensieri che in certi casi non ti consentiranno di dare tutto quello che la persona che eri prima riusciva a dare. E quelle stesse preoccupazioni, in altre situazioni, ti forniranno l'energia necessaria per fare cose impensabili.
E sì, chi eri prima. Perché da ora in poi non sarete più gli stessi. O meglio, avrai la possibilità (sì lo so, “che culo” eh?) di scoprire chi sei veramente. Mai come nel periodo della malattia di mio padre ho avuto modo di riflettere sul tipo di persona che ero e che volevo essere, in quel turbinio continuo di pensieri. Anzi, è molto importante che lo fai, perché se non lo fai ti logora dentro.
Tutto quel che mi passava in testa, anche le cose più folli (veramente folli), le scrivevo. Ho riempito Moleskine di roba. E mica le devi poi per forza riguardare, ma il loro lavoro in quel momento lo fanno. O disegnavo. O se ti piace fare piccoli lavoretti di artigianato falli. Oppure se preferisci correre, nuotare… fallo. Dai sfogo a tutte quelle emozioni, quelle energie, perché se non le consumi son loro che consumano te, e non ti conviene visto che butteranno a cascata a ciclo continuo. E se non basta, chiedi aiuto a qualcuno, anche un professionista se non ti senti a tuo agio a parlare di tutto ciò con un qualche tuo amico.
E se i tuoi familiari non saran in grado di far lo stesso, vuoi perché invecchiando si diventa meno “flessibili”, vuoi perché ognuno si gestisce le cose a modo suo, dovrai esser tu quella più paziente. Perché la malattia amplifica tutto. Quindi ogni attimo diventa prezioso, ma ogni imprevisto più piccolo diventa tragedia, esacerbato dalla paura e dalla rabbia. Ed in quei casi, in cui le tensioni si accumuleranno, e magari qualcuno si chiuderà in se stesso, oppure si butterà solo sul lavoro, o trasformerà la paura in rabbia etc. dovrai imparare a fare un passo indietro. Io c'ho messo 2 anni prima di capirlo, ma tocca a chi è più giovane disinnescare e stare calmo, oppure tentare di riavvicinare chi si sta allontanando, senza però nessuna costrizione. Sempre con gentilezza. E sarà dura, ma col tempo s'impara.
La sensazione di vivere nella bolla ci sarà ancora per un po’. Perché ci si sente diversi. Perché pochi o nessuno dei tuoi amici avrà avuto a che fare con esperienze simili. Perché la realtà degli altri è così diversa dalla tua, ed al tempo stesso ti sembrerà di esser stata strappata da quella realtà che condividevi con loro, che vanno avanti mentre a te sembra d'esser incagliata. Non vivrete più nello stesso mondo, ma potrai comunque ridere, scherzare, piangere, viaggiare con loro. Ti aiuterà ad accettare, persino un attimo dimenticare, la situazione che stai vivendo. La tua nuova normalità. Ovvero sapere che le malattie possono entrare nella tua vita. Perché quando spero tuo padre starà meglio, comunque quel tarlo maledetto ormai ce l'hai, ed indietro non si può tornare. Ed allora ciò che ti potrà aiutare sarà quel che dice Kon, vivere giorno per giorno, e far sentire la tua presenza ad i tuoi familiari, e godere ogni attimo, prima della prossima inevitabile crisi. Inevitabile per tutti noi, mica solo per te, sia chiaro: che è dolorosamente normale, ma spesso dimenticato, che ad un certo punto i figli si debbano occupare dei genitori.
Concludo cercando di sintetizzare il tutto e di rispondere alle ultime tue domande. L'unica etiquette valida è essere te stessa. A volte ti troverai di fronte a scelte che sono oltre il giusto e sbagliato, e l'unica cosa che ti potrà aiutare sarà sapere che persona sei e che tipo di decisioni quella persona è disposta a prendere.
Gli unici sentimenti sbagliati sono quelli che soffochi, e contro cui cerchi di combattere. Che sia tristezza, depressione, rabbia o paura, non opporti fermamente a loro, o diventeranno sempre più grandi fino a che non ti sommergeranno o ti spezzeranno. Accettali come tuoi, perché son parte di te, non qualcosa di estraneo, e trasformali in parole, nero su bianco, o comunque incanala quelle emozioni in una qualche attività che ti scarichi. Ora farò un paragone che farà rizzare i capelli in testa agli ingegneri (Ahahahahahah Capelli. Ingegneri. Che ossimoro. Perdonami ragazza, son sopravvissuto a questi anni facendo lo scemo, non potevo arrivare serio fino alla fine), ma anche una diga ogni tanto deve lasciar fluire l'acqua se non vuol spezzarsi, e quell'acqua verrà trasformata in energia utile. Tu sii questo tipo di diga. Opponiti ai “brutti pensieri” solo quel tanto da non lasciarti dominare, ma usali anche a tuo vantaggio. Ne gioverai sia tu che i tuoi familiari.
Sii forte. Sii paziente. Cerca di ricordare non solo i momenti brutti, ma anche quelli belli, e se i primi non li puoi controllare, puoi tentare di controllare il modo in cui ti rapporti ad essi. Segui i consigli di Kon. Se leggi da abbastanza tempo il blog di Kon, saprai che ci son tanti figli e figlie come te che stan combattendo o han combattuto questa battaglia. Sono tutti con voi, anche se nel silenzio.
Spero di non averti fatto perder tempo, o ferito. Ma in questi casi, nel mio caso, ho trovato conforto nel leggere parole che descrivessero il mio esatto, sputato, fottuto stato d'animo.
E sapere di non esser solo nella bolla