Siamo la Sirio 1, che da poco ha aperto la pattuglia ed è in servizio.
23:50. Massimo ed io ci troviamo all'autogrill di Cantalupa, vicino alla barriera sud di Milano. Beviamo un caffè prima di iniziare il turno e prendiamo un pò in giro il nostro appiedato, un collega con nemmeno un mese di servizio. Ce li assegnano durante le notti per non lasciarci da soli durante gli interventi rognosi, non servono ad un granchè, ma se c'è da compilare qualcosa lo si da a loro e ci si concentra su qualcosa di più importante. Facciamo un pochino i goliardici, per farlo distendere e per prendere confidenza con noi. Finisco la sigaretta e la spengo nel posacenere dell'autogrill, quando dalla mia portatile sento:
Prima di rispondere guardo Massimo e giro gli occhi al cielo.
"Sirio 1 portatevi in zona Testi, via ********* abbiamo un incidente dov'è coinvolto un monopattino"
"Ma ti rendi conto? un cazzo di monopattino a inizio turno e mandano noi?" dico a Massimo. Alla centrale invece, contenendo la frustrazione rispondo: "Sirio 1 ricevuto, hai un codice d'invio?"
"Sirio 1, iniziate a portarvi, non siete autorizzati all'uso dei sistemi"
"Ricevuto" ... "Dai Massi, andiamo a vedere questo che s'è sbucciato le ginocchia"
Saliamo in auto e dopo nemmeno cinque minuti dalla radio: "Sirio 1?"
"Sirio 1" ... "Sirio 1, abbiamo sul posto due persone ferite, sono conducente e passeggero del monopattino, continuate senza i sistemi"
Metto l'auto in lampeggio e dico a Massimo di andare allegro, dobbiamo pur sempre attraversare la città, quando dopo nemmeno un minuto dall'ultima comunicazione, alla radio arriva la voce dell'operatrice. Non ci chiama, ci da direttamente l'ordine:
"Sirio 1, autorizzati ai sistemi, andate in emergenza"
"Merda" penso, do il ricevuto e prima di accendere le sirene, faccio cenno indicando la strada davanti a noi:
"Dai Massi, falla volare"
Massimo ci da dentro, fa sfrecciare l'Alfa tra le vie di Milano con il motore che sento ruggire da dietro il cruscotto, gli faccio fare la strada più breve nonostante la distanza sia tanta. "Non qui, gira più avanti che tagli, vai vai vai" ... "ok, bravo così, spalanca qui, dai che siamo quasi arrivati" mi giro per guardare l'appiedato, è teso, gli rispondo con un sorriso e riprendo a guardare la strada.
Arriviamo in nemmeno dieci minuti e sul posto c'è il mondo, una fiumana di persone riverse sui marciapiedi a osservare il centro dell'intersezione.
"Sirio 1 sul posto" dico alla radio, mi avvicino verso i sanitari e li vedo lui.
E' inserito intorno ad uno dei due ragazzi e sta pompando. Io ho un grosso problema con questo macchinario, ogni volta che lo vedo lavorare, la sua visione mi disturba. C'è tanto da fare, dobbiamo coordinare tutto quel cazzo di casino, ma rimango impietrito per qualche secondo ad osservare quell'affare schiacciare il torace di quel ragazzo come fosse una caramella gommosa. Mi salgono i brividi, distolgo lo sguardo e vado verso il bagagliaio della nostra auto di servizio, lo apro per prendere tutto il necessario e vedo l'appiedato che mi guarda senza dire niente.
"Vai da Massimo e chiedi cosa vuole, io mi arrangio qui"
Vado dal conducente dell'auto, è sotto shock, lo prendo a dichiarazione, mi sposto dall'ufficiale e gli chiedo se c'erano testimoni, li prendo a SIT, intanto "becco" un sanitario e gli chiedo se mi può controllare l'autista, che non mi sembra stia proprio una favola. Vedo l'infermiere andare verso il conducente con una borsa fosforescente e iniziare a tirare fuori aggeggi, mentre parla alla persona, che intanto è diventata pallida. "Bravo infermiere" penso, se non ci foste voi guai.
Compilo e firmo atti, piglio colleghi a caso e gli faccio fare cose, mentre Massimo con l'appiedato e altri due colleghi delle zone, prende le misure gessando a terra. Vedo i due ragazzi che vengono caricati sulle ambulanze, lancio un imprecazione e urlo ad un collega di correre verso di loro e farsi dire chi va dove e con quale codice di invio. Torna correndo, uno è in giallo al ******, l'altro in rosso al *******.
Finisco di fare la prova etilometrica all'automobilista, che è preoccupato e continua a chiedermi delle condizioni dei ragazzi. E' negativo. Dopo pochi minuti mi arriva una comunicazione dalla radio.
"Sirio 1, mi puoi chiamare al telefonico?" no bene, quando la centrale ti chiede di chiamarla via filo, è perchè non vuole far sentire a nessuno quello che ha da dire.
Mi allontano dal luogo dell'incidente con il telefono poggiato all'orecchio e incrocio lo sguardo dell'automobilista, mentre dall'altra parte del telefono, mi sento dire che uno di loro è deceduto.
"Ricevuto" e metto giù. La persona mi guarda, le faccio cenno di avvicinarsi, non la tocco, la fisso negli occhi e glielo dico senza tanti giri di parole. Diventa ancora più pallida, piange e sembra perdere forza alle gambe, l'aiuto ad avvicinarsi all'auto di servizio, le apro uno sportello e la faccio sedere all'interno. Lo stesso infermiere di prima è li vicino, monitora la situazione, non è sola.
Arriva il padre del ragazzo, è distrutto. Mi chiede se posso restituirgli degli oggetti del figlio, non posso farlo, sto sequestrando tutto. Gli faccio le mie condoglianze, gli prometto che lo chiamerò per restituirgli gli effetti personali del suo ragazzo.
Il cielo da nero diventa celeste, guardo l'orologio, sono quasi le sei del mattino. Quello che prima era un luogo affollato e pieno di rumore e divise e lampeggianti, ora è un incrocio deserto illuminato dalle prime luci dell'alba. C'è la nostra Alfa Romeo messa di traverso e sul tetto due luci blu fisse. Un signore passa correndo con una tuta da running rosa, in lontananza si sentono le spazzatrici dell'Amsa ripulire le strade. Mi accendo un'altra sigaretta e osservo Massimo con l'appiedato prendere le ultime misure, finisco di compilare gli ultimi verbali di sequestro, chiamo la centrale per sapere se è stato notiziato il Magistrato. Dispongo la scorta dei veicoli verso il deposito giudiziario e guardo come sono uscite le foto che ho scattato ai veicoli e ai loro danni, sembrano ok. Rimaniamo solo noi tre e l'operatore di sicurezza e ambiente. Vado da lui e gli dico che può ripulire tutto.
Solo allora mi rendo conto di aver passato tutta la sera, ad evitare una spaventosa pozza di sangue, con materiale cerebrale sparso un pò qui e un pò la. Torno all'auto e mi appoggio al cofano, tengo il tabacco con una mano e osservo l'uomo versare sul sangue il detergente bianco, dopodichè, si avvicina con una specie di aspirapolvere e toglie tutto quel liquido rosa dalla strada. Non provo emozioni, guardo la scena come fosse la cosa più normale del mondo. Salgo in auto e guardo il telefono, osservo i colleghi tornare all'auto. Torniamo in Comando, finiremo molto tardi.
Mi cambio negli spogliatoi, prendo la moto, saluto e torno a casa.
Per strada osservo altri ragazzi, fare le stesse e identiche cose che fino a poco tempo fa, hanno portato alla morte uno di loro. Fermo al semaforo rosso, li osservo stanco, sfilarmi affianco e attraversare ridendo l'incrocio. Sono quasi tutti in due su un monopattino del cazzo. Provo un leggero fastidio.
A casa mi siedo dietro il tavolo, sono solo e la casa è silenziosa. Davanti a me ho una confezione di nervetti che mi piacciono tanto. Ne porto un pezzetto alla bocca, lo mastico, ne sento la consistenza. Ho l'immagine del sangue aspirato che mi passa davanti agli occhi. Gli infermieri, che dio li benedica, che correvano da una parte all'altra, il Lucas, Massimo chino a tracciare sull'asfalto, i pianti, la sofferenza e penso ai due che mi sono passati affianco col rosso mentre rientravo a casa.
Mi porto un altro nervetto alla bocca.
Alzo lo sguardo e osservo il muro in silenzio.