Ehi, ciao. Scusa se compaio così all’improvviso, uno sconosciuto che prova a mettere delle parole assieme, sicuramente sconclusionate. Non so bene come iniziare, probabilmente non saprò come continuare. So che tutto questo non ha senso, ma non molte cose al mondo lo hanno. Mi è capitato quasi per caso di leggerti, devo dire che è stata una grande fortuna. Ho voluto provare a capirti. So quanto possa essere presuntuosa questa cosa, quanti te l’avranno detto e da quanti altri non avrai cavato un ragno dal buco e sì, non hai nessun motivo per credere alle mie parole, hai ragione. Voglio solo provare a dirti che dal profondo del mio cuore so cosa voglia dire fingere. Con tutti, con tutto. Quanto costi far finta di essere felice o mostrarsi in un modo piuttosto che in un altro. Quanto costi apparire e basta. Quanto costi dover interpretare un ruolo che non ti appartiene, ma che gli altri ti hanno forzatamente dato. Quanto vorresti parlare dei tuoi sogni, delle tue passioni, dei posti che vorresti vedere. Quanto magari ti piacciano le stelle, il mare, la montagna o guardare le stelle, col mare in sottofondo, seduta da lontano sul pendio di una montagna. So che le persone non si fermano mai a guardare e a chiedere “come stai?”. O magari lo fanno, ma per cortesia, magari anche tu senti che non ci tengono davvero. E cerchi gli errori dentro di te e cerchi di andare oltre, magari non parli e poi, e poi arriva la notte ed ogni volta una lotta. Quando magari pensi al perché la felicità sia destinata totalmente agli altri, ma non a te. Ma sai, io credo una cosa, nonostante non ti conosca. Credo, e ne sono fermamente convinto, che tu sia una di quelle persone che si fermano a guardare le cose più piccole, non facendosene niente di ciò che tutti devono guardare o sapere. Perché magari sono le cose che ti rendono più felice, più piena di te. Che sia il rumore delle onde, il volo di una farfalla o la pizza a domicilio. Sei un cielo poco dopo il tramonto d’inverno, di un blu intensissimo. Di quei cieli che fanno capolino fra le nuvole buie. E poi sei l’inverno che va via, che lascia spazio alla primavera e a tutte le possibilità di vivere al massimo. E’ vero, io ti ho vista solo da una foto, ma hai uno sguardo profondo, pieno di te. Pieno di sogni. Pieno anche di paure, sì. Forse di insicurezze. Magari tieni lo sguardo basso, ti nascondi sotto un cappuccio quando il cielo piange. Spiegare non è mai facile, vero? Ti vedo un po’ come il cielo e le stelle che raccontano ogni giorno storie che sanno di te. Sei il “paradigma della felicità”. Vorrei solo provare a capirti, dopo averti letto. Magari sto solo immaginando tutto io e sto facendo una grande figuraccia, ma non importa. Volevo solo provare a farti star meglio. E se stai bene, magari a farti stare ancora bene di più. Ho solo dimenticato la cosa più importante da chiederti: come stai?