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@theartofmadeline
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@de-brevitatae-vitae
'Ma quanto cazzo è strana la vita? Un giorno sei felice e il giorno dopo sei incazzata col mondo. Un giorno ti svegli e vorresti spaccare tutto, il giorno dopo hai solo bisogno di qualcuno che ti prenda dolcemente e che ti dica che tutto andrà bene. La vita è troppo strana, ma quanto è strana quanto bella.'
-Primadiadesso
“Nasce dal colore di una rosa appassita un'altra vita.”
— Tiziano Ferro
'Ma come faccio a colmare questo vuoto che mi sento dentro?
È così profondo che Anche un tunnel buio in confronto sembra avere una fine'
-Primadiadesso
“Ieri Virginia mi ha chiesto: “Papà,ma se tu e la mamma vi lasciate chi è che tiene due figlie e chi una?” Ero in cucina che stavo affettando le cipolle, la domanda mi ha colto di sorpresa. “In che senso,Virginia?”, ho detto. “Siamo tre sorelle”, ha detto,“la terza sorella non potete mica dividerla a metà!” Mi è venuto da ridere. Stavo per risponderle:“Non ti preoccupare, amore, la mamma ed io non ci lasceremo mai”, ma non volevo mentirle, perché so che ogni relazione s'inventa ogni giorno, e il torto più grande che puoi fare a te stesso, e agli altri, è proprio quello di crederti invincibile.“Virginia”, ho detto, “se per caso la mamma ed io un giorno ci separassimo vi vedremmo tutte e tre, un po’ io e un po’ la mamma, non ti preoccupare.” “Ma in Mrs. Doubtfire il papà vedeva i bambini solo il sabato”, ha detto. “Virginia, certe volte quando due genitori si lasciano possono succedere delle cose”, ho detto. “Magari non si sono lasciati bene, ma litigando. Ma la mamma ed io siamo stati sempre d'accordo che, se anche ci lasciassimo, voi verreste sempre prima di tutto. Hai capito? Sempre.” Mi ha fissato in silenzio.“Papà”, ha detto d'un tratto.“Ma l'amore può finire?“ Ci ho pensato un attimo prima di rispondere."L'amore non finisce”, ho detto,“sono le persone che cambiano.” “Le persone?”, ha detto. “Virginia”, ho detto,“anche gli adulti crescono, sai? Tu adesso sei una bambina grande, sette anni fa eri una bambina piccola. Funziona un pochino così anche per le mamme e i papà. Io quando ho conosciuto la mamma ero una persona diversa, lo era anche lei. L'importante, quando due persone si amano, è riuscire a cambiare insieme o rispettare i cambiamenti dell'altro. I genitori, con i propri figli, fanno proprio quella cosa lì, invece fra loro certe volte non ci riescono. E’ per quello che l'amore per i figli è l'unico che non finisce mai mai. "Ma tu”, ha detto,“quando hai incontrato la mamma, come hai fatto a sapere che era la mamma?"Non ho capito”, ho detto. “Come hai fatto a capire che volevi amarla?”, ha detto. “Ah,quello”, ho detto.“L'ho capito dopo circa dieci minuti. "E da cosa?”, ha detto. “Quando ci siamo incontrati la prima volta, si è sollevata i capelli dietro la nuca, sopra la testa, e si è fatta uno chignon senza neanche un elastico, solo annodandoli”, ho detto. “E allora?”, ha detto. “E allora lì ho capito che lei aveva disperatamente bisogno di un elastico”, ho detto.“E io dei suoi capelli.” “E tu ce l'avevi,l'elastico?”, ha detto. “No”, ho detto,“ma quando la mamma lo ha scoperto ormai mi voleva già bene.” “Papà!”, ha detto,“ma allora l'hai imbrogliata.” “Forse un pochino”, ho detto,“ma il punto è che la mamma è stata la prima che mi abbia mai fatto venire voglia di cercare un elastico, capisci che intendo?” Mi ha guardato per qualche secondo. “Tieni papà”, mi ha detto, sfilandosi l'elastico che le teneva su i capelli. “Così tu e la mamma non vi lasciate.” Lei ha riso, io per fortuna stavo affettando le cipolle.”
—
Caro papà, ti scrivo questa lettera per poterti dire tutto quello che mai ti ho detto. Lo so, non sono di molte parole, non mi confido mai, e a te, pur essendo il mio papà, non ti dico quasi mai che ti voglio bene. Vorrei che sapessi tante cose, ma non so se in questa lettera confusa riuscirò a rimediare al mio silenzio. Innanzitutto, scusami. Scusami se ti ho trattato male, scusami se non ho pensato a te, scusami se ha prevalso l’egoismo. Scusami e basta. Per te potrei costruire una torre, indistruttibile come il tuo amore. Ogni volta con il sorriso, ogni volta con la testa alta sei uscito da quella porta, e sei venuto da me. Papà, io ti voglio bene, lo sai, anche se non te lo dico mai. Ma sono fatta così, e me ne vergogno un po’. Per me speri tutto il meglio possibile, ma oggi voglio sperare anche io per te. Spero che la vita ti porti dei regali bellissimi, come quelli che con sacrificio portavi tu a me. Spero che il lavoro che ti ha fatto tanto stare male non ti abbandoni più fino a quando sarai pronto a dire basta. Spero che il tuo passato sia solo un dolce ricordo, e non ti faccia mai soffrire. Spero che la tua vecchiaia scorra nel piacere della vecchiaia. Spero tante cose, forse troppe, ma quando ti guardo penso a quanto vorrei vederti un po’ più felice. Sai, papà, da bambina eri il mio gigante buono, così grande, così inimitabile, ma quando stringevo la tua mano enorme e guardavo le nostre dita intrecciarsi, sentivo come tra noi ci fosse qualcosa di speciale. Eri il mio compagno di giochi, il migliore, l’unico. E certo, ti vedevo poco, ma stare con te era semplicemente bellissimo. Ricordo quando mi accompagnavi a scuola, ed io scendevo dalla macchina senza nemmeno il tempo di darti un bacio. Ma tu non hai mai abbassato lo sguardo, hai controllato se ero felice, se non inciampavo sui gradini, e anche quando gli altri papà suonavano il clacson, tu sei rimasto lì, fermo davanti al cancello della scuola a salutare un’ultima volta tua figlia. Poi, ovvio, si cresce, e sei cresciuto anche tu. I capelli sono più grigi, le spalle più curve, il corpo più stanco. Ma il tuo ruolo di babbo è sempre stato impeccabile. Hai lottato tanto, contro tutti, contro chi voleva il male, e contro il destino che ti ha tolto l’amore del tuo papà troppo presto. Sei un babbo autodidatta, tu. Ma non per questo meno perfetto. Hai vissuto per me dal primo momento che sono nata, ed ora forse ti è difficile accettare di non vedermi più bambina. Sai, in fondo ti capisco, ci provo. E so che non ti aiuto, quando, ribelle, mi allontano dalle tue conversazioni, quando mentre parli scrivo al cellulare, quando mi rifiuto di seguirti. Scusami per questo, per non saperti dimostrare che ti voglio bene. Ma sai, papà, anche io faccio fatica ad accettare tante cose. Le ingiustizie, ad esempio. O quella che chiami sfortuna. Non capisco. Sei una persona fantastica, che per gli altri farebbe tutto, e anzi, ha già fatto tanto. Sei una persona disponibile ad ogni ora, per una parola, un abbraccio, un consiglio. Ma poi, quando il bisogno ce lo hai tu, a chi ti rivolgi? Non ti ho mai visto chiedere nulla, papà, e la cosa mi dispiace. Mi dispiace, perchè so che il tuo orgoglio a volte ti impedisce, lo so, perchè da te l’ho ereditato, e a volte piega anche me. Ma vedi, non devi provare vergogna davanti a una domanda, sono altri che devono vergognarsi. Papà, in questa lettera non posso farti altro regalo che le mie parole, ma so che da me aspetti solo questo. Ti parlo e ti racconto ogni giorno di decine di persone, ma tu non ti ricordi mai i loro nomi. Ed io mi arrabbio, perchè mi sembra di parlare al vento. Che sciocca! Non capivo che aspettavi solo il mio nome, nell’elenco. Hai ragione a domandare, e sono io che se non rispondo è perché ho paura. Non so di cosa, forse ho paura di non essere alla tua altezza. Sai, papà, ricordo come da bambina a scuola mi vantavo di te e del bel lavoro che facevi, di come fosse fica la tua macchina, di come fossi un bell’uomo e di come amassi le automobiline da corsa, ed ora non accade più, di te non parlo quasi mai. E scusami anche se non so capirti, a volte, perchè se ti comporti come quando ero piccola, è solo un segno che ti manco. Ma anche tu mi manchi, papà. Mi manchi sempre, anche se non te lo dico mai. Ti ho sempre visto indistruttibile, forte, come un supereroe, poi ti ho visto steso sul divano, ed ho capito che sei un essere umano. Ho capito anche che non ti serve stare bene per pensare a me, ho capito che per me faresti qualsiasi cosa, qualsiasi sacrificio, ed ora, mentre ci penso e scrivo, non so più che altre parole rivolgerti. Sono piena di grazie per te, che non mi hai lasciata mai da sola, che per me trovi sempre tempo, che per me rinunceresti a tutto. Ma oggi, papà, voglio vedere il tuo egoismo esplodere, voglio vederti comprare quella maglietta, che avevi riposto sullo scaffale per potermi comprare quelle scarpe. Voglio vederti fare merenda, mangiando il mio gelato. Voglio vederti mettere da parte lavoro ed orgoglio, e voglio vederti ridere, ridere di gusto, come non fai da tempo. Sai, papà, a volte penso a quando un giorno qualcuno ti porterà via. E penso che non saprò come fare senza di te. Non ci vediamo spesso, ma sei fondamentale, credimi. Papà, tu sei la mia sicurezza, la mia certezza, la mia metà originaria, il mio babbo preferito. Tutto ciò che ci lega, papà, è qualcosa di imprescindibile e indistruttibile, saranno forse le tue forze estreme, o forse le tue capacità…ma di certo non sono io. Sei tu, sempre tu, papà, che riesci a strappare un sorriso ovunque, e che anche nella sofferenza riesci a metterti in disparte, preoccupandoti per gli altri. Ma voglio dirti solo un’ultima cosa, e forse la più importante: non si può misurare il bene che ti voglio. Non cesserà mai di esistere l’idea della tua figura come il mio supereroe, papà, perchè tu mi hai amata incondizionatamente nonostante ogni parola ostile che ti ho rivolto, e sei qui, adesso, senza chiedere nulla se non la mia presenza, anche oggi, festa del papà. Ma quel tuo amore quotidiano che mi rivolgi, papà, oggi voglio che sia rivolto a te, incondizionatamente rivolto a te, perché anche se non hai ricevuto questo amore da bambino, voglio ora che tu lo riceva da adulto, e da babbo. Caro papà, concludo questa lettera sperando che tu mi capisca, ma so che sarai sempre lì, come ogni giorno, anche se dovessi dimenticarmi di dartela. Lo so, perchè il tuo amore è il legame più speciale che io abbia mai visto, e non può cambiare nè ora nè mai. Caro papà, ora un ordine per te: esci. Esci da queste mura, prendi la tua valigia piena di desideri, e soddisfane quanti più puoi, fallo per me, fallo per la figlia che tanto ami e che vorrebbe, almeno oggi, vederti uomo, e non solo babbo. Perchè lo so, so che non sei un vero supereroe, e so che hai bisogno di ossigeno per respirare. Papà, ti voglio bene, tanto, non lasciarmi mai…
“Perchè a volte ci resti talmente male, che non hai neanche la forza di incazzarti.”
— abbraccidivita
《La matematica funziona sulla carta, non sulla vita, non funziona quando capisci che tutti i tuoi calcoli erano sbagliati, che i teoremi non portano a niente, che i risultati sono dettati dal caso e non dalle regole. La matematica non funziona, la metà di due non è uno. Nella vita la metà di due, la metà di noi due, è niente.》
Solitudine dei numeri primi
“Perché penso che tu sia la mia più grande occasione. Credo che tu mi renda migliore. Tu mi fai venire voglia di imparare, mi fai venire voglia di essere bravo e di poterci riuscire, con te credo di poterlo fare. Quindi non andrò da nessuna parte e tu smettila di nasconderti. E se vuoi avere paura va bene, ma abbi paura insieme a me.”
— Grey’s Anatomy
“Settembre ha l'odore delle cose che tornano e che forse più contano. Arriva e ti rendi conto che hai rimandato troppe cose, che ti sei fatto tutte quelle promesse e adesso le devi mantenere. Che ti aspettano un paio di esami all'Università e ti aspetta pure quello stronzo che ti ha lasciato a giugno. E poi ti devi svegliare alle 7 e non vedi l'ora che arrivi subito sabato. E la pioggia, i maglioni, il camino, una tazza di cioccolata calda e quel libro da leggere. Ritorna la vita che hai accantonato per tre mesi, che hai riposto nelle cose che hanno freddo e il freddo dopo un po’ te lo ritrovi nelle ossa. Perché settembre è un caro amico con cui hai dei conti in sospeso.”
— Andrea Filocomo
“Si può avere dentro lo stesso rimpianto per qualcosa di mai iniziato come per qualcosa di ormai finito. Ci sono storie che abbiamo amato di amore infinito ma che in realtà non sono mai inziate, ed è per questo che mai finiranno. Di quello che non è mai accaduto non ce ne scorderemo mai.”
— Massimo Bisotti, il quadro mai dipinto
“Forse non è vero che voglio innamorarmi, forse voglio essere amata. Perché io ho amato, io so innamorarmi. Innamorarmi pienamente, fino a perderci il sonno per il mio amore. E vorrei che qualcuno finalmente lo perdesse per me il sonno. Vorrei che il pensiero di amare me senza poter avermi togliesse il sonno a qualcuno, e che la voglia di avermi vicino sia il suo primo e ultimo desiderio della giornata. Vorrei che quel qualcuno corresse per me tutti i chilometri che ho corso io, a cercare di ricucire rapporti, a cercare di sanare amori malati. Vorrei innamorarmi di qualcuno che si innamori di veramente, non dell'idea dell'amore in sè. Fine a se stessa e senza scopo se ad amare sono solo io. E non è vero niente che la cosa più bella della vita sia amare qualcuno, no. La cosa più bella di questo mondo è amare qualcuno che ti ama tanto, e forse di più, di quanto lo ami tu. Qualcuno che per te accorcerebbe tempo e distanze perché sei tu ad indicare il passare dei suoi giorni e a misurare i chilometri. E non è vero che, sei hai amato, allora hai imparato ad amare, che allora sei pronto ad amare, meglio, qualcun altro. Alcuni non imparano mai. E io vorrei qualcuno che abbia imparato tutto dell'Amore e che lo insegni a me, che a me voglia insegnare tutto ma non la fine di quell'amore. Vorrei qualcuno che mi voglia amare veramente, non solo da settembre a giugno, o finché sarò bella. Voglio qualcuno che mi sappia amare d'estate, col mascara colato e i pantaloni della tuta. Qualcuno che mi veda al mattino struccata, incazzata, nervosa e che, subito prima di pensare che io totalmente matta, pensi che io sia comunque la prima persona che vuole vedere incazzata e nervosa al mattino. Vorrei qualcuno che mi sappia amare veramente. Almeno la metà di quanto ho amato io. Andrebbe bene comunque, perché ho amato forte. Troppo. Disperatamente. E qualcuno che mi sappia amare con almeno la metà della disperazione con cui ho amato io è già abbastanza. Qualcuno che mi ami. Punto. È forse troppo?”
— @un-knownenemy
“Perché un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.”
— Alessandro Baricco, Oceano Mare
“Vorrei che tu potessi essere dentro il mio corpo solo per un minuto, per sapere come ci si sente ad essere me.”
— American Horror Story (via ilsentierodellamore)
Perché.
Ci pensi mai a come sarebbe stato?
Svegliarsi ogni mattina e avermi vicino.
Andare a dormire insieme.
Viaggiare per il mondo.
Conoscere ogni angolo di noi.
Conoscere le paure.
Conoscere i sorrisi.
Sapere tutto senza il bisogno di parole.
Essere distanti ma vicini.
Essere vicini e sentirsi ancora distanti.
Guardarsi negli occhi e chiedersi perché.
Chiedersi perché siamo noi due.
Chiedersi perché tu.
Chiedersi perché io.
Chiedersi ancora giorno dopo giorno perché.
Perché il destino ci ha fatto incontrare.
Perché nonostante tutto siamo rimasti.
Perché siamo testardi.
Ecco il perché.
E forse tu sei il mio perché.
Sei la risposta che cerco.
La cerco ancora.
Nonostante tu sia qui.
Non smetto mai.
Non smetto mai.
Di chiedermi.
Perché.
Perché.
Ci pensi mai a come sarebbe stato?
Svegliarsi ogni mattina e avermi vicino.
Andare a dormire insieme.
Viaggiare per il mondo.
Conoscere ogni angolo di noi.
Conoscere le paure.
Conoscere i sorrisi.
Sapere tutto senza il bisogno di parole.
Essere distanti ma vicini.
Essere vicini e sentirsi ancora distanti.
Guardarsi negli occhi e chiedersi perché.
Chiedersi perché siamo noi due.
Chiedersi perché tu.
Chiedersi perché io.
Chiedersi ancora giorno dopo giorno perché.
Perché il destino ci ha fatto incontrare.
Perché nonostante tutto siamo rimasti.
Perché siamo testardi.
Ecco il perché.
E forse tu sei il mio perché.
Sei la risposta che cerco.
La cerco ancora.
Nonostante tu sia qui.
Non smetto mai.
Non smetto mai.
Di chiedermi.
Perché.
Perché.
Ci pensi mai a come sarebbe stato?
Svegliarsi ogni mattina e avermi vicino.
Andare a dormire insieme.
Viaggiare per il mondo.
Conoscere ogni angolo di noi.
Conoscere le paure.
Conoscere i sorrisi.
Sapere tutto senza il bisogno di parole.
Essere distanti ma vicini.
Essere vicini e sentirsi ancora distanti.
Guardarsi negli occhi e chiedersi perché.
Chiedersi perché siamo noi due.
Chiedersi perché tu.
Chiedersi perché io.
Chiedersi ancora giorno dopo giorno perché.
Perché il destino ci ha fatto incontrare.
Perché nonostante tutto siamo rimasti.
Perché siamo testardi.
Ecco il perché.
E forse tu sei il mio perché.
Sei la risposta che cerco.
La cerco ancora.
Nonostante tu sia qui.
Non smetto mai.
Non smetto mai.
Di chiedermi.
Perché.