La DreamProduction: storia della decaduta Drimpì.
Erano i primi di giugno in cui un ragazzo biondo e smilzo, che aveva appena finito il liceo che frequentavo allora, mi si avvicinò e si presentò: "Piacere, Luigi, ma puoi chiamarmi anche Gino".
Al liceo non era mai stato uno che viveva nell'ombra, anzi, è sempre stato una delle persone che più animava quelle quattro mura di cartongesso, sempre al centro di ogni tipo di iniziativa, e soprattutto dell'Iniziativa, l'OCCUPAZIONE del ventuno-dieci-2008, una data scolpita nella memoria di ogni orianino.
"So che tu hai fatto il video che Carla ha pensato per il nostro anniversario, mi è piaciuto tantissimo, bravo"
Eppure non mi ero impegnato nemmeno per quel video, avevo solo dato in pasto a iMovie tutte le loro foto sdolcinate e ci avevo piazzato su una di quelle canzoni strappalacrime. (questo pensavo io mentre mi parlava)
"Devi ora aiutarmi a farmi un video per il 18esimo di Carla, ho in mente una cosa carina, ma mi serve il tuo aiuto, ci sei?"
Ovviamente che dico mai di no io? Ma meno male che quel giorno non mi smentii. Diciamo che da quel giorno ho costruito una delle mie migliori amicizie, ho conosciuto una di quelle persone che puoi anche solo vedere 4-5 volte l'anno, ma su cui puoi contarci ciecamente.
E con cui abbiamo fondato la DreamProduction. Il nome ricorda uno di quei colossi cinematografici da miliardi di fatturato l'anno che produce film con un numero di effetti speciali così alto da poter competere col numero di cetrioli che ha mangiato Sasha Gray. Ma l'unico oggetto di cui disponevamo era una fotocamera. E la fantasia di Gino. Quindi facciamo due.
Dai facciamo 3, perché c'era l'(allora) nuovo Mac di Marco, forse il più inutile perché non sapeva ancora usare bene FinalCut.
Ma tanto c'era la fantasia di Gino che degno del miglior pizzaiolo della pizzeria da Mimmo, sfornava perle a profusione e si presentava a casa con blocchi di quaderni pieni di scarabocchi, scritte, cancellature, annotazioni, insomma grazie (e grazie al cazzo, era per la sua ragazza il video) a lui prendeva vita il progetto "Buon Compleanno, Carla!" a cura della DreamProduction, che poi sinceramente non so nemmeno se l'avessimo già scelto il nome per la nostra compagnia.
Le riprese sono sempre state una tragedia. Persone che non si presentavano in orario, o che peggio si facevano fuori, gente che non riusciva a trattenersi dal ridere, inquadrature fatte alla cazzo, batterie che si scaricavano, o memory stick che si riempivano sul più bello.
Il culmine però è l'intervista fantasma delle 3.30. Ebbene sì, giravamo anche di notte, pazzi. Più che altro perché dopo una ripresa assolutamente fantastica e improvvisata di uno stremato Musto in pantaloncini (e ancora in grande forma) che intervista un Piccolomo sfatto dal continuo rendering di FinalCut, scoprire che non era stato premuto il tasto REC è un duro colpo, un calcio nelle palle che può interrompere la produzione di un capolavoro, ma che può anche renderlo immortale allo scalfire del tempo grazie all'imbranataggine di due ragazzi che non si erano accorti che davanti a loro non lampeggiava nessuna lucina rossa.
Ma poteva fermarci una intervista magicamente (o maledettamente?) sparita dalla memory stick? Anche se a distanza di anni, si sospetta che sia stato Cek (Jack, Gik, Giak, u Andrsan) a cancellarla maldestramente, ma non ha mai confessato e non lo farà mai.
Eh sì, perché la DreamProduction (per gli amici DP, non vi preoccupate non è una bestemmia) non è sempre stata un duo, anzi, il trio delle meraviglie DeLeonardis-Piccolomo-Musto, che ha visto la luce nelle nottate FIFA&CornettiCaccaSborra, è stato sin da subito la colonna portante dell'organizzazione di quegli incasinatissimi giorni.
Dicevamo, l'intervista che sparisce dalla memory? Poteva mai scalfire la nostra ascesa? Poteva mai bloccare la nostra cavalcata verso la PRIMA sui maxischermi del Dolium White? Ma certo che no. Anche se, quando, infilato il DVD nello schifoso player del Dolium, il film si è interrotto per quei due o tre attimi che a noi sono sembrati un'eternità, ci siamo CAGATI nelle mutande per davvero.
Ma, escludendo questo puzzolente particolare, la DreamP non è mai stata arrendevole, soprattutto davanti a queste sciocchezze. Ora però l'ostacolo più grande è l'inattività da ben 3 lunghi anni.
Ma ci rendiamo conto? Era il dicembre 2010 quando per l'ultima volta la DP si è riunita per l'ultimo kolossal. Era il compleanno di Giada&Mariangela. Questa volta sceneggiatura e regia by Piccolomo-DeLeonardis. Al montaggio-effetti speciali ancora Musto. Guardare ancora oggi noi che camminiamo sulle note di "Immigrant Song" mi mette i brividi e mi riporta indietro di tre anni, in quei momenti in cui con un freddo cane riprendevamo per il centro storico di Corato mentre il mio telefonino impazziva perché ero in ritardo agli allenamenti e mi chiamavano disperatamente. O quando ero seduto sulla strada di Bracco con la neve a terra, con Colellone (ora per come è diventato magro sarebbe meglio chiamarlo Colellino) che improvvisa un 360° con la sua FIESTACCIA, momenti indelebili.
Ok, belli i ricordi, ma il senso di questo lungo intervento poteva essere solo quello di memoria storica? Ma certo che no. Il personale della DP sarà pure in cassa integrazione, infatti verranno fatti gravosi tagli agli stipendiati con conseguenti licenziamenti (Verrà tenuto conto l'affiatamento alla società profuso nel corso di questi 3 anni. E mi sa che 3 sarà anche il numero di persone che rimarranno in società), ma questa estate è quella giusta per il rilancio.
Per un ritorno in grande stile. Magari sempre sulle note dei Led Zeppelin a cui un giorno pagheremo i diritti per le loro canzoni, o forse no. Di sicuro è che si tornerà a far sognare. O meglio, a viaggiare, sulla strada.
La voglia di partire sin da subito è matta, lo farei all'istante. Ogni giorno è il mio pensiero fisso, una costante di questo mio ultimo periodo. Lo stimolo che mi permetterà di affrontare i prossimi esami, perché bisogna assolutamente superarli, per partire, all'avventura, con una bici e uno zaino, o meglio due bici e due zaini.
Allacciatevi le cinture, o forse le scarpe, o meglio ancora stringete bene i pedali e controllate i freni alle vostre bici.