La sensazione di non aver detto tutto è la causa principale di ogni ritorno.
– Marco Polani

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La sensazione di non aver detto tutto è la causa principale di ogni ritorno.
– Marco Polani
“First best is falling in love. Second best is being in love. Least best is falling out of love. But any of it is better than never having been in love.”
— Maya Angelou (via goodreadss)
Ah sciagurata, che vita ti resta? Chi ti cercherà? A chi apparirai bella? Ora chi amerai? Di chi ti dirai? Chi bacerai? A chi morderai le labbra?
“Dopo due mesi di relazione, una volta mi chiedesti quanto ti amavo e io risposi “da qui”. Tu non capisti, e credesti che stessi solo giocando con te. Ci lasciammo dopo più di due anni, e io inviai a te un messaggio dopo 6 mesi, dicendo “a qui”. Tu continuasti a non capire.”
— -post tradotto da Instagram
Passiamo questa notte insieme
anche se insieme
diventiamo vulnerabili
perché è vero
che potremmo ignorarci,
ma ad amarci siamo più abili.
- Izzy Karter
“non si perde nessuno, visto che non si possiede nessuno. Questa è l’autentica esperienza della libertà: avere la cosa più importante del mondo, senza possederla”
— Paulo Coelho - Undici minuti (via mariofiorerosso)
“Diffido dell'amore, giacché più egli è profondo, e più è mostruosamente egoista. L'amore è la fusione e la conciliazione di due egoismi che si soddisfano a vicenda.”
— Tarchetti, Fosca
Philip Sidney
“Just remember that sometimes, the way you think about a person isn’t the way they actually are.”
—
John Green
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“So, do it. Decide. Is this the life you want to live? Is this the person you want to love? Is this the best you can be? Can you be stronger? Kinder? More compassionate? Decide. Breathe in. Breathe out and decide.”
— Richard Webber (via goodreadss)
“Sono poche le persone che io amo veramente, e ancora meno quelle che stimo. Più conosco il mondo, più ne sono delusa, ed ogni giorno di più viene confermata la mia opinione sulla incoerenza del carattere umano, e sul poco affidamento che si può fare sulle apparenze, siano esse di merito o di intelligenza.”
— Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio
Amo e stimo solo una persona. Il resto non vale la pena di essere ricordato.
“Ero sul punto di troncare la conversazione, poiché nulla mi manda in bestia come il fatto che qualcuno se ne esca con luoghi comuni insignificanti mentre io sto parlando con tutto il cuore.”
— Goethe, I dolori del giovane Werther (via frugiperda)
Quanto ho amato questo libro e quanto ha lasciato un segno.
Gli italiani non sono impazziti.
Il loro voto alla Lega, partito che promette più sicurezza e stop all'invasione, è la comprensibile risposta a un'Italia in piena emergenza criminalità e immigrazione.
Un Paese in cui gli stranieri sono arrivati a costituire il 30% della popolazione. In cui i musulmani sono diventati il 20%. In cui viviamo nel terrore degli attentati di matrice islamica. In cui gli stranieri costano agli italiani miliardi e miliardi. In cui gli omicidi e tutti i reati predatori sono in drammatico aumento. In cui la disoccupazione è ormai al 40%.
Come fai, in un'Italia così, a non preoccuparti, a definire ingiustificati i timori degli italiani? Come fai a non affidarti a un partito che promette le giuste risposte a questo scenario?
E allora dov'è il problema nel voto alla Lega?
Il problema è quel Paese lì, quell'Italia lì, che per milioni di italiani è l'Italia reale, semplicemente non esiste.
In Italia gli stranieri non sono il 30%, ma l'8,5%. In Italia i musulmani non sono il 20%, ma il 2,3%. In Italia la disoccupazione non è al 40%, ma al 10,7%. In Italia i morti per terrorismo islamico sono zero. Quelli per terrorismo italiano migliaia. In Italia gli stranieri versano 8 miliardi di IRPEF, 13 miliardi di contributi previdenziali e producono il 9% del PIL, pari a 130 miliardi all'anno.
In Italia gli omicidi non sono in aumento, ma sono diminuiti da 627 a 355 in dieci anni. In Italia le rapine non sono in aumento, ma sono diminuite da 52.210 a 30.040 in dieci anni. In Italia i furti non sono in aumento, ma sono diminuiti da 1.637.000 a 1.252.000 in dieci anni. In Italia gli stupri non sono in aumento, ma sono diminuiti da 4.897 a 4.046 in dieci anni.
E’ questo il problema. Il problema, come rivelano tutte le indagini sulla percezione degli italiani (tra cui quella IPSOS da cui ho preso questi numeri), è che milioni di italiani sono convinti che l'Italia sia quella degli stranieri al 30%, dei musulmani al 20%, dei crimini in aumento, ecc.
E votano di conseguenza chiedendo soluzioni reali a problemi inventati, alimentati, pompati con Fake News, Talk, interviste, e con un Ministro degli Interni che spende decine di migliaia di euro per sponsorizzare su Facebook post che riguardano reati commessi da immigrati.
Lo stesso Ministro che poi, guarda caso, di questo divario tra “Italia percepita” e “Italia reale” (il divario più ampio in Europa) ne gode prendendo più voti di tutti in Europa.
Intanto i problemi reali restano lì a distruggere il Paese perché siamo troppo occupati a parlare di emergenze percepite e sponsorizzate su Facebook.
L'unica via d'uscita? Investire sulla realtà. Fare campagne di informazione fini a se stesse. Diffondere i dati reali.
Solo dopo aver fatto questo, se gli italiani continueranno a voler perdere tempo e soldi dietro a problemi inventati, anziché quelli reali (evasione fiscale a 200 miliardi, corruzione, mafia, inefficienza, burocrazia, ecc.), allora sì che potremo dire che gli italiani sono impazziti.
Fino ad allora voglio credere che siano, almeno per la maggioranza, vittime di una scientifica e criminale campagna di paura e odio.
Emilio Mola
“Niente è complicato, se ci cammini dentro. Il bosco visto dall'alto è una macchia impenetrabile, ma tu puoi conoscerlo albero per albero. La testa di un uomo è incomprensibile, finché non ti fermi ad ascoltarlo.”
— S. Benni, “Saltatempo”
Il termine “fascismo” si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al fascismo l'imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il fascismo balcanico […]. Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare I"Ur-Fascismo", o il “fascismo eterno”. Tali caratteristiche non possono venire irreggimentate in un sistema; molte si contraddicono reciprocamente, e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista.
1. La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione […]. Come conseguenza, non ci può essere avanzamento del sapere. La verità è stata già annunciata una volta per tutte, e noi possiamo solo continuare interpretare il suo oscuro messaggio.
2. Il tradizionalismo implica il rifuto del modernismo. Sia i fascisti che i nazisti adoravano la tecnologia, tuttavia, sebbene il nazismo fosse fiero dei suoi successi industriali, la sua lode della modernità era solo l'aspetto superficiale di una ideologia basata sul “sangue” e la “terra” (Blut und Boden). […] In questo senso, l'Ur-Fascismo può venire definito come “irrazionalismo”.
3. L'irrazionalismo dipende anche dal culto dell'azione per l'azione. L'azione è bella di per sé, e dunque deve essere attuata prima di e senza una qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. Perciò la cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici. Dalla dichiarazione attribuita a Göbbels (“Quando sento parlare di cultura, estraggo la mia pistola”) all'uso frequente di espressioni quali “porci intellettuali”, “snob radicali”, “le università sono un covo di comunisti”, il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo. Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati nell'accusare la cultura moderna e l'intellighenzia liberale di aver abbandonato i valori tradizionali.
4. Non può accettare la critica. Lo spirito critico opera distinzioni, e distinguere è un segno di modernità. Nella cultura moderna, la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l'Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento
5. Il disaccordo è inoltre un segno di diversità. L'Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L'Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione.
6. L'Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stato l'appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni.
7. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l'Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. È questa l'origine del “nazionalismo”. Inoltre, gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l'ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. Ma il complotto deve venire anche dall'interno.
8. I seguaci debbono sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici. […] I seguaci debbono tuttavia essere convinti di poter sconfiggere i nemici. Così, grazie a un continuo spostamento di registro retorico, i nemici sono al tempo stesso troppo forti e troppo deboli.
9. Per l'Ur-Fascismo non c'é lotta per la vita, ma piuttosto “vita per la lotta”. Il pacifismo è allora collusione col nemico, il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente. […]
10. L'elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico. Nel corso della storia, tutti gli elitismi aristocratici e militaristici hanno implicato il disprezzo per i deboli. L'Ur-Fascismo non può fare a meno di predicare un “elitismo popolare”. Ogni cittadino appartiene al popolo migliore del mondo, i membri del partito sono i cittadini migliori, ogni cittadino può (o dovrebbe) diventare un membro del partito. Ma non possono esserci patrizi senza plebei. […] Tutto ciò rinforza il senso di un elitismo di massa.
11. In questa prospettiva, ciascuno è educato per diventare un eroe. Questo culto dell'eroismo è strettamente legato al culto della morte: non a caso il motto dei falangisti era: “Viva la muerte!”. […] L'eroe Ur-Fascista aspira alla morte, annunciata come la migliore ricompensa per una vita eroica.
12. Dal momento che sia la guerra permanente sia l'eroismo sono giochi difficili da giocare, l'Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. È questa l'origine del machismo (che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all'omosessualità). Dal momento che anche il sesso è un gioco difficile da giocare, l'eroe Ur-Fascista gioca con le armi, che sono il suo Ersatz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti a una invidia penis permanente.
13. L’ Ur-Fascismo si basa su un “populismo qualitativo”. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l'insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per I'Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come un'entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati pars pro toto, a giocare il ruolo del popolo. II popolo è così solo una finzione teatrale. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo TV o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la “voce del popolo”. A ragione del suo populismo qualitativo, l'Ur-Fascismo deve opporsi ai “putridi” governi parlamentari. Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la “voce del popolo”, possiamo sentire l'odore di Ur-Fascismo.
14. L'Ur-Fascismo parla la “neolingua”. […] Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintassi elementare, al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico. Ma dobbiamo essere pronti a identificare altre forme di neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talk-show.
L'Ur-fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. Il fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo. Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: “Non dimenticate”.
- U. Eco, “Il fascismo eterno” (1995)