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祝日 / Permanent Vacation
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Andulka

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@dolcezzainquieta
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Mary Shelley, Frankenstein
I pensieri intrusivi che ti lascia una dipendenza affettiva sono tristi, brutti e fastidiosi, anche una volta che la relazione è conclusa.
Vincent Van Gogh, Landscape with Houses
Vedere questa storia prima di andare a dormire non è stata una buona idea.
Marriage stories (2019) - Noah Baumbach
Bologna, 10 aprile '22
Un po' di aria parigina in questo domenica bolognese grigia: terrazzi, fiori e piccioni
Ultima (ma forse neanche così ultimamente) mi trovo a scorrere l'instagram. Alle volte mi da una sensazione di tranquillità, altre volte misuro la mia vita, la mia quotidianità a quella degli altri/e. Poi mi fermo e penso che quello che vedo sono solo foto, o frasi, al massimo conoscenze buttate qua e là e per un attimo mi sembra quasi di riprendermi da un brutto sogno
A playful kitten messing around on the desk, 1913 by Charles van den Eycken (Belgian, 1859–1923)
Eve (detail, 1885) Anna Lea Merritt
Van Gogh, Monet, Waugh, Degas; pastel touch.
Posso esattamente figurarmi le ciliege, le susine del Carso, ed i fichi, l'uva e le pesche d'Istria, le arance e i limoni della Sicilia. Un profumo e dei colori fortissimi.
Le quattro ragazze Wieselberger, Fausta Cialente.
Anna Maria Ortese, Il cardillo addolorato
“«Possibile che sia tutta qui la nostra vocazione femminile?» pensava Anna. «Mettere il proprio corpo a disposizione di un neonato e poi di un marito? Per sempre! Ma dov’è finita la mia vita? Dov’è finito il mio io? Quell’io autentico che una volta aspirava a elevarsi e a servire Dio e i propri ideali? Stanca, sfinita, soccombo. Non ho una vita mia, né terrena né spirituale. Eppure Dio mi ha dato tutto: salute, forza, doti… e persino felicità. Perché dunque mi sento così infelice?»”
— Sof'ja Tolstaja, Amore colpevole
“Mio padre le rispondeva solo: «Amore mio!», già alterato nella voce, e bruciante, e faticoso nei respiri. E insieme si avviavano alla loro camera, allacciati in un dialogo affannoso di cui non distinguevo altre parole se non quelle due solite di mio padre: «Amore mio!» Sempre, nel corso della nostra ultima estate, lui ridiceva a mia madre queste due parole. Era la sola risposta che sapeva darle, e si sa, infatti, quanto il suo vocabolario fosse scarso. Ma, dette da lui a lei, le due comuni scadute parole riprendevano integro il loro valore primigenio. Amore significava proprio AMORE, e così mio voleva dire MIO. Nel secolo della degradazione, che noi viviamo, le parole sono ridotte a spoglie esanimi: restituire una parola alla sua vita primigenia si avvicina quasi, per l’atto miracoloso, alla resurrezione dei corpi.”
— Elsa Morante, Aracoeli
Maestro dell'Aviccena (Bologna, prima metà del XV sec.) Paradiso e Inferno (1435 circa).