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@dreamingastar
Le donne non dovrebbero piangere sedute per terra in un bagno
Il vero ostacolo che mi blocca è la parola. Parlare agli altri di ciò che mi succede. Ho paura solo perché non voglio che gli altri stiano male per me, il solo pensiero mi uccide.
Racconterò ciò che mi sta succedendo "clinicamente" da un mese a questa parte, se qualcuno si impressiona o ha fastidio leggendo ciò che scriverò mi scuso davvero.
Un mese fa sono stata male all'università. Avevo mal di stomaco, mal di testa forte, ho vomitato; sono uscita e ho vomitato in metropolitana; sono arrivata a casa e ho vomitato di nuovo. Per circa una settimana non ho mangiato praticamente nulla causa fortissima nausea e dolori. Poi ho ripreso a mangiare ma molto poco sempre per gli stessi motivi. Ho preso pastiglie, bustine, ma nulla mi ha sistemato lo stomaco. Oggi il medico mi ha prescritto una gastroscopia. Il male continua e a volte è abbastanza forte. Stasera avevo del sangue nelle feci.
Magari non è nulla di grave, magari era una mia impressione, ma ho avuto davvero paura. Mi gira forte la testa e non penso lo racconterò a nessuno. Rimarrò con la mia paura in attesa della gastroscopia. Nel frattempo che nessuno preghi per me perché non ho bisogno di nessun dio.
Appena nasci ti danno un nome, una religione, una nazionalità e qualcosa da fare, come se fossi un burattino da usare.
Ragazzo Fenice (via ragazzo-fenice)
Locked Away
Non mi si ferma la testa. Gira nel vuoto da 20 minuti. Corre in circolo poi si ferma e cambia giro. Adesso sta frenando, di quelle frenate brusche, che ti senti come entrare nel sedile. Come quando l'aereo atterra e deve remare subito subito. Mi fa male il collo. Continua a frenare da sola ed io sono ferma da un pó. Giro la testa da un lato. Cade. La tiro su e continua a frenare, come se stessi andando a 200 km/h e avessi un muro ad un metro da me. Frena e gira vorticosamente senza fermarsi mai. Gira.
Il mio desiderio più grande, in questo momento, è morire.
La cosa più brutta di questi anni è il piangere da sola nel letto. Senza nessuno che capisce, senza nessuno che consola. Sola.
È perché io il senso della vita ancora non l'ho capito. Sarò piccola, sarò ingenua, sarò superficiale, ma non ho ancora capito per quale maledetto e assurdo motivo un bel giorno, o una notte, il nostro corpo diventa una cosa. Ho sempre trovato un corpo morto affascinante e spaventoso allo stesso tempo. La persona che era li prima è li ancora. Perché non risponde? Perché non apre gli occhi? Perché non parla? La persona c'è, eppure la sua essenza non è più accesa, è volata chissà dove, è semplicemente finita. Trovo quasi attraente il modo patetico in cui un corpo si spegne. Nella vita ridi, piangi, hai paura, hai sete, hai sonno e hai fame, parli, urli, sussurri. Eppure arriva un momento, un attimo soltanto, in cui semplicemente non esisti più, ti viene tolta la libertà di espressione, la libertà di vita. Più penso a questa assurdità e più mi viene da star male, mi viene da morire perché voglio provare quella sensazione di vedere il mio corpo concretto, reale e a cui viene tolta la libertà. L'unica soluzione a cui posso pensare è che siamo esseri astratti, non esistiamo realmente, ma siamo solo frutto del pensiero altrui e del nostro stesso. Io esisto se tu mi dai la conferma di vedermi, di sentirmi, ed io mi sento esistere se posso parlare, se posso provare emozioni. Il senso del tatto che tutti abbiamo è forse il concetto di "sentir vicino" e si spiega con il desiderio dell'avere: io desidero così tanto sentirti che mi immagino di toccarti, e alla fine, anche se realmente non esisti, posso provare la sensazione del toccare il tuo corpo. Io voglio invece convincermi che non sono niente di ciò che credete, voglio essere invisibile, voglio essere sola, voglio essere costretta a non avere la libertà, voglio essere morta. Non lo voglio trovare un senso alla vita perché per quanto un uomo possa impegnarsi, possa sudare e faticare, alla fine tutto ciò che avrà fatto sarà il niente assoluto. Il tempo stesso sarà il primo a cancellare dal mondo il suo operato, per quanto grande esso sia. Il suo nome scomparirà dalla faccia della terra. I suoi simili saranno convinti a pensare che il suo corpo non esiste, per questo non sentiranno il bisogno di toccarlo, e così non lo toccheranno. L'uomo smetterà di esistere e smetterà di esistere soprattutto la sua entità astratta che gli ha fatto soltanto credere di essere un uomo.
Voglio provare ad essere morta, voglio sentirmi il nulla assoluto, voglio che mi venga tolta irrevocabilmente la possibilità di essere entità astratta, voglio essere cosa inanimata, voglio essere niente.
Credo di essere pazza
Per la prima volta oggi, mi hanno descritta, con me medesima presente, come una ragazza selettiva. Non me lo avevano mai detto, però non hanno sbagliato, lo sono e da un lato mi piace anche esserlo. La verità però è che nessuno me lo aveva mai detto in faccia e come ogni verità che si rispetti ha dato il suo effetto. Non mi ha fatto male, ma non ha neanche fatto bene. Mi ha scaraventato in una realtà che già conoscevo, ma di cui non sapevo il nome. Riflettendoci poi ho capito. La mia selettività può essere considerata da molti come un difetto. Me ne sto sulle mie, la gente intorno mi è indifferente, non esco, preferisco non salutare, evitare, preferisco la solitudine. In realtà le persone non mi sono indifferenti, anche perché poi spesso mi ritrovo la notte a piangere dentro al cuscino, così come ogni volta che mi guardo davvero allo specchio, chiusa in bagno a chiave. Non sono selettiva per scelta altrui, penso, sono sempre stata coinvolta, credo di essere anche abbastanza simpatica, sono garbata, gentile e forse piacevole. Il "problema" sta tutto dentro me. Sono selettiva perché le persone che mi circondano non hanno orecchie e non sono attente. Ho attorno persone superficiali, che scambiano i sorrisi forzati per sorrisi veri, sono cieche di fronte alle lacrime, sono aridi in amore. Il punto critico è dentro di me perché spesso mi convinco di stare bene da sola (e paradossalmente per lo stesso motivo piango per ore), molte volte sono certa di dar fastidio alle persone che ho attorno, ho paura che stiano con me per non lasciarmi sola, come se fossero obbligati, oppure semplicemente perché a loro servo a qualcosa. Credo che nessuno mi stia accanto per proprio piacere personale, ma tutti stanno attorno a me per un interesse che io non conosco, o forse si. È cominciato tutto quando mi sono ritrovata a parlare da sola sotto la doccia dei miei problemi: svolgevo la parte della paziente disperata, con tanto di lacrime vere, che racconta le sue disgrazie ad una psicologa, e ho svolto allo stesso tempo la parte dello strizzacervelli, che ascolta, ha un'espressione di compassione, forse capisce, ma invece no. Cerca di dare una spiegazione scientifica e monotona della mia situazione, ma lei non è me. Racconto quindi a me stessa il motivo per cui piango, racconto ciò che mi uccide dentro, racconto dei miei mostri, delle mie paure. Tutto si conclude quando mi convinco che è arrivata la fine della commedia. Respiro forte 2 o 3 volte. Istericamente mi gratto via le lacrime dal viso. Stringo i capelli tra le unghie. Chiudo gli occhi. E nel preciso momento in cui tocco le porte della doccia torno me stessa. Sorrido, mi sistemo i capelli, e una volta rivestita esco dal bagno. Nella doccia non cambio me stessa, semplicemente quando esco indosso nuovamente la maschera, ed ecco a voi la Me che conoscete ogni giorno. Sono selettiva, è vero, ma è soltanto una protezione verso me stessa, e per quanto questo possa farmi male, provo comunque meno dolore rispetto a quando sono loro a giocare. Da sola sto bene, sono al sicuro, i mostri non mi raggiungono. È soltanto difficile accettare la nuova classificazione che mi è stata assegnata.
"Si. Anche lei è una selettiva."
All'Universitá
Una collega: "*mionome* ma a te non cambia prendere il treno prima o quello dopo?"
Io: "No, non mi cambia nulla, tanto e uguale!"
Alla fine finisco sempre per prendere quello più tardi possibile nella speranza di non arrivare mai a casa.
È che mi sento incredibilmente sola. Penso di aver ricevuto 5 carezze da mia madre. Da mio padre un abbraccio solo, quando è morto mio nonno, suo padre. Il resto dei miei 19 anni li ho passati a piangere da sola chiusa in bagno o la notte dentro al cuscino. Non ho mai avuto nessuno vicino che mi rassicurasse, solo bestie feroci che aggredivano per ogni mia lacrima versata. Sono cresciuta così nel deserto, cercando dell'acqua per un piccolo fiore che portavo tra le mani. Non ho trovato un'oasi ma solo poche gocce di rugiada. Quelle gocce dei tu, Vi.
Avete mai pensato di levarvi dai coglioni per farmi felice?
Avete mai pensato di levarvi dai coglioni per farmi felice?
Spero di non essere la moglie che mia madre è stata per mio padre.
E spero anche di non avere un marito come lo è stato mio padre.