I fratelli Marconi, una vita sul trampolino
L’acqua e i tuffi: due mondi che si intrecciano in un groviglio di capriole e rotazioni, come quelle che sanno fare i fratelli Marconi dal trampolino.
Nicola e Tommaso sono due tuffatori professionisti. Li incontriamo a Roma, nel loro ambiente naturale: la piscina.
Nicola, il più grande, ci racconta da dove viene questa passione: ricorda quando a lezione di nuoto passava tutto il tempo a tuffarsi. Stare solamente in acqua, per lui era troppo noioso. Aveva bisogno di una sfida in più, e così lo hanno “buttato” sul trampolino. «Mia moglie ogni tanto si arrabbia», scherza «perché lei ama la montagna, ma i miei due figli hanno preso tutto da me e non riescono a stare lontani dall’acqua». Lui non è mai riuscito a farne a meno, e la passione ha raggiunto anche il fratello più giovane: «è il mio elemento», continua Tommaso, che nell’acqua c’è praticamente nato, seguendo le orme del fratello fin da giovanissimo.
Da allora di tempo ne è passato tanto, e i due fratelli si sono distinti in campo internazionale riuscendo a vincere molte medaglie. Il loro stile è simile: entrambi credono nella cultura del lavoro, nella determinazione per raggiungere la perfezione dei movimenti, nello spirito di sacrificio, e tutti e due preferiscono la sostanza alla forma. Ridendo, ci raccontano anche di una debolezza comune: «gli avvitamenti non sono proprio di famiglia».
Anche quando gli chiediamo come vedono l’acqua mentre si tuffano, la risposta è unanime: «come un’amica!», dicono in coro, «che ti accoglie nel bene e nel male e che ti libera dallo stress che si prova sul trampolino». E l’acqua, per loro, è anche un bene preziosissimo, che definiscono più importante di risorse come oro o petrolio.
Quando parliamo di piscine preferite, finalmente, le opinioni si dividono. Nicola ama molto quella del Foro Italico, a Roma, perché è il posto dove si è allenato di più, costruendo i suoi successi e stando sempre vicino alla famiglia. Tommaso, invece, preferisce la spettacolare vista della piscina di Barcellona, con la Sagrada Familia come sfondo.
Nicola prosegue spiegandoci quanto sia fondamentale avere una mente salda per praticare questo sport: «bisogna concentrarsi per avere il controllo del proprio corpo. Io rivedo i tuffi mille volte nella mia testa, e poi quando sono sul trampolino cerco di eseguirli alla perfezione, come me li sono immaginati».
Gli chiediamo cosa fare con chi, come noi, ha paura a tuffarsi anche solo da un metro. Rispondono che è sempre dalla testa che bisogna partire, per capire la radice del problema e accompagnare, un passo alla volta, verso il trampolino. Lo sanno bene entrambi: da anni insegnano ai bambini l’arte di questo sport decisamente un po’ fuori.