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"Il giusto mezzo. Da qualche parte tra il fottersene e creparci. Tra chiudersi a doppio giro di chiave e lasciare entrare il mondo intero. Non diventar duri ma neppure lasciarsi distruggere. Molto difficile."
— Romain Gary
“ti cerco dentro un tramonto, come se bastasse un solo sguardo per non far morire un giorno.”
— manuela g.
Giovanni Giudici
E fu così che mi resi conto di amarti ancora di un amore che ogni giorno mi fa scoppiar il cuore. Di un amore che non finisce mai. Di amarci una vita intera.
‘Perchè le cose finiscono ovunque là fuori ma non sempre dentro di noi. E fin quando non finiscono dentro di noi vivono ancora.’
Scandinavian apartment | styling by Copparstad & photos by Ozolappa
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Stai con chi riesce a capire i tuoi silenzi, che ogni volta in cui ti chiudi sia lì ad aspettarti anche senza dire niente e sappia vederti ancora con occhi innamorati, chi riesce a darti quella sicurezza che a volte non trovi e sappia riaggiustarti il cuore ogni volta che ti rompi.
Marco Polani
Ringrazia chi ti ama di più nei giorni in cui non riesci ad amarti per niente.
Marco Polani
“E adesso erano lì, di nuovo l'uno di fronte all'altra, e lui non poteva fare a meno di continuare a guardarla, come se i suoi occhi volessero insinuarsi dentro di lei.“
— Giorgio Faletti, Io uccido
«Domani per le sette ti porto al mare, fatti trovare pronta.»
Ti ho scritto alle otto di lunedì sera, ero da poco tornato dall’università mentre vagavo per la cucina alla ricerca di qualcosa di commestibile che mi avrebbe tappato il buco allo stomaco; ti leggo e mi passa. A digiuno d'amore son rimasto per un po’, voglio farci indigestione adesso.
Ti risposi velocemente, i polpastrelli sullo schermo si posizionarono svelti sulle lettere, fino a formare: «Okay, va bene, a domani».
Corro in camera a preparare il maglione in caso facesse freddo la sera, era pur sempre Settembre, presi due magliette pesanti nel caso te ne fossi scordata una e la bottiglia d'acqua. Mi faccio la doccia, asciugo per terra, mi avvolgo nell'accappatoio e lascio il mio peso inglobarsi nel materasso che sa d'ammorbidente. Penso: d'amore non c'è mai morto nessuno ma stasera ammazzerei per averti qui.
Erano le sette meno cinque e già ero giù che strombettavo il clacson. Sicuramente in quel momento stavi pensando che avrei dovuto darmi una calmata, altrimenti domani con i vicini del condominio ci avrei discusso io.
«Ma che devi prepararti? Mica andiamo ad un galà, muoviti!» urlai dal finestrino - mi zittisti con uno sguardo veloce togliendo la tenda dalla finestra.
Sette e due minuti e ti sei seduta sul sedile, col fiatone:
«Anche se avessi tre ore di anticipo, riusciresti ad essere in ritardo, incredibile.»
«Perlomeno non ho un ritardo mentale come il tuo, Elia.»
«Infatti, pensa che ritardo ho per portarti al mare l'unico giorno che sono libero dall’università: un coglione mondiale. Hai fatto colazione?»
«No, ti pare?»
E dal sedile dietro presi un sacchetto con due brioches dentro, te lo lanciai sulle gambe:
«Ritardato mentale, eh?»
Ti pulì dallo zucchero a velo con un bacio.
Canti le canzoni nel tragitto, io che guido fissando dritto, certe volte allo stop mi fermo cinque secondi in più per guardarti senza dirti niente, ti incornicio come se fossi il mio quadro di Van Gogh, ritorno poi guardingo alla guida; quanti occhi ti hanno visto prima di me, quanti ne hai dovuti vedere prima dei miei e quante volte ancora li abbasserai per paura di averne due in più con cui guardare: io, di paura, con te, non ne ho più. Ti presi la mano e l’appoggiai sul cambio con sopra la mia, retro, poi prima, seconda fino alla quarta, premo l'acceleratore su qualcosa che di marce non ne vuole conoscere, basta che avanzi, basta che resti. Certe volte hai preferito ridurre me in resti anziché dirmi «guarda che resto, io.»
Ci fermiamo ad un semaforo a tre corsie, la mia mano sulla tua, stringo forte, tu la lasci mentre guardi verso destra la signora nella macchina bianca col marito fissarti esterrefatta: si gira verso il marito confabulando, probabilmente chiedendosi come è possibile che al giorno d'oggi ci siano persone che, nella propria macchina, guarda te, vogliano tenersi per mano. Due persone, non due innamorati. Scatta il verde e non c’è nessun tuo: “Vai nani!”, per ricordarmi di partire. In tre secondi hai fatto dieci metri, scappi dalla vergogna, tu che vai avanti in terza, io che rimango fermo al verde, in sosta, inerme. Chissà quante mani hai lasciato indietro per paura che fossero più strette delle tue, più brave a non sapersi abbandonare.
Scendiamo dalla macchina senza dir niente, tocchiamo la sabbia con la punta delle dita: tiepida. Corri svestendoti, fai il bagno in intimo, sparisci tra le onde troppo grandi, a volte riaffiori, tieni il respiro, tocchi il fondo, rivieni a galla: torni e te ne vai, torni e te ne vai, un po’ come fai con me. Io come una mamma che trattiene il respiro per te quando vai sott'acqua per troppi secondi, fermo sulla riva, gioco con la sabbia bagnata per distogliere lo sguardo dalla preoccupazione involontaria. Esci con la pelle d'oca, cerchi con lo sguardo l'asciugamano sul quale mi son seduto, mi vieni addosso per prenderlo, bagnandomi tutto: mi guardi e, ancora, non dici niente. Non c'è il bisogno di riempirlo il rumore del mare parlando, non capendo se non abbiamo niente da dirci, o forse già detti o addirittura che ci stiamo dicendo. Io ti amo, e tu?
Tu che mi stai dicendo?
Andiamo a mangiare qualcosa di caldo su una veranda che sporge proprio sulla spiaggia: «A mangiare col mare», si chiama. In effetti, mangi la salsedine e qualche granello di sabbia non richiesto ma una pasta del genere nemmeno da mia mamma l'avevo mai assaggiata. Mi sporco la camicia color cenere col sugo, ti sporgi col tovagliolo per togliermi la macchia, ti avvicini troppo col viso, io che mi trattengo, tu che ti freni col peso sulle gambe per non cadere sulle mie labbra con le tue, non riuscendoci. Ti allontani e ti risiedi al tuo posto, io che abbasso lo sguardo sul piatto vuoto mentre disegno con la forchetta delle sagome sul sugo rimasto. Mi prendi con la mano il mento facendo sì che alzi il mio sguardo per riconoscermi nel tuo: vedo il mare, anche se è sulla destra, il fondo, la sabbia scura, io che trattengo il respiro per troppo a lungo. Deglutisco quello che forse sarebbe stato un altro bacio.
Vorrei davvero sapere che un minimo tu fatichi senza di me al tuo fianco, che non riesci a stare senza sentirmi per troppo tempo, che mi vuoi nella tua vita come agli inizi. Vorrei tanto sentirti dire le parole che mi son sempre aspettato mi dicessi. Vorrei che restassi o che almeno non rinunciassi a questa nostra felicità per una incerta.
Ti volti verso il muro che dà sulla cucina, una parete bianca con una scritta color sabbia:
“Ben oltre le idee
di giusto e di sbagliato
c’è un campo, ti aspetterò laggiù”
Ti giri di scatto per vedere se ti avessi seguito nella lettura. Io di profilo, che guardo il mare che si oppone all'argine dello scoglio: l'amore è per i coraggiosi, tutto il resto è coppia.
“Ben oltre le idee
di giusto e di sbagliato
c’è un campo, ti aspetterò laggiù”
Laggiù dove, Nani? Laggiù dove?
Dove io mi faccio mare e tu, forse, male.
Elia M. ( via daem-on)
Marco Polani.
Sei rara per come ti comporti, perché sorridi anche quando non c’è da ridere. Per quello che fai senza farlo vedere per le volte che ti perdi dentro i tuoi pensieri. Sei profonda e parli troppo con te stessa fino a non trovarti più.
— Marco Polani
“I love you not only for what you are, but for what I am when I am with you.”
— Elizabeth Barrett Browning (via quotemadness)
Ti scrivo per dirti che d'ora in avanti non ti cercherò, te lo prometto.
Mi sono detta che forse ti amo solo perché sei andato via senza mai tornare indietro.
Siamo fatti così, noi. Amiamo le cose che non tornano più.
La tua assenza è stata più presente che mai.
Però voglio dirti che io non smetterò mai di scegliere l'amore, e che il tuo abbandono mi ha insegnato che stare accanto a qualcuno è avere il potere di ferire, senza farlo mai. Sei scappato via impaurito per la paura del futuro, perché non è facile quando superi la prima fase di un amore giovane, quello di corsa che si bacia per strada perché ha voglia di urlarlo al mondo, e scopri che una storia d'amore non è solo sorrisi inaspettati, lenzuola d'amore, trampolini nella pancia. Ma anche porte che sbattono, urla isteriche fatte di secchiate di parole che non si pensano,pianti di notte, paura di perdersi senza perdersi mai. Perché quando scegli di avere qualcuno al tuo fianco ti prendi anche la responsabilità di renderlo felice, di capirlo, di farlo sentire dentro un posto sicuro da chiamare casa, dove tornare quando la vita picchia in testa.Tutto questo ti ha fatto paura, e lo capisco. Però a volte bisogna disinnescarli, i litigi, fare un passo indietro per andare un passo avanti, che in amore non serve avere sempre ragione.
A dire il vero l'amore non ha bisogno di nessuna ragione.E anche se quello che più desideravo alla fine non è accaduto, non sono arrabbiata con te. Avrei solo desiderato che mi volessi nella lentezza della quotidianità: vivermi struccata, in pigiama,seduta davanti alla televisione con le coperte fin sotto gli occhi, quando usciva fuori quell'autenticità che riservavo solo per te.
Avrei desiderato che fossi geloso dei miei dettagli.
Oggi sono qui perché voglio lasciarti una carezza per tutto quello che siamo stati, una per quello che sei, e una per quello che sarai il giorno in cui sentirai che non ti manca più nulla.
E non piangere mai. Che alle lacrime ci ho già pensato io.
Tu sorridi, ti prego.
Sorridi.
Riccardo Bertoldi
“Sarebbe bello se tu mi amassi. Se tu mi chiamassi tra tre minuti esatti. Se ti arrabbiassi a vedermi parlare con un altro. Se ti preoccupassi quando fuori è buio e io non sono ancora tornata a casa. Se ti sfogassi con me. Se mi regalassi un libro. Se mi scrivessi una lettera. Se tu volessi andare a fare l’amore in macchina, stasera. Se mi aspettassi sotto casa ogni domenica. Se tu mi amassi. Se ti piacessero i miei capelli. Se mi prendessi in giro per la mia voce da bambina. Se piangendo mi confessassi cosa non smetterà mai di farti male. Se fossi l’unica di cui ti fidi davvero. Se potessimo mangiare un gelato insieme sul letto. Se potessimo ubriacarci insieme. Se potessimo fare un figlio, o anche due, o magari tre. Se ci prendessimo un cane e un gatto o tutti e due. Se tu mi amassi. Se i miei occhi ti incantassero. Se la voglia del mio corpo ti tenesse sveglio. Se tu volessi baciarmi ORA. Se tu volessi cenare con me. Se tu volessi svegliarti con me. Se tu volessi prendere un aereo con me, un treno con me. Se tu volessi camminare accanto a me. Se tu volessi baciarmi a Natale. Se tu volessi baciarmi l’8 di ottobre, il 5 di dicembre, il 6 di febbraio, il 12 di agosto. Se tu volessi baciarmi sempre. Se fossi la più piccola, la più fragile e la più dolce per te. Se fossi la più grande, la più incantevole, la più forte per te. Se ti stessi simpatica. Se tu ridessi pensando a me. Se capissi il mio passato. Se potessimo andare in America. Se potessimo andare in Australia. Se potessimo restare in casa. Se ti piacessero le mie ciglia. Se ti piacessero le mie gambe. Se ti piacesse quello che scrivo. Se ti piacesse quello che dico. Se ti piacesse quello che non dico. Se ti piacesse vedermi invecchiare. Se ti piacesse sentirmi cantare. Se ti piacesse vedermi felice. Se ti piacessi quanto tu piaci a me. Sarebbe bello, non ho nemmeno un dubbio.”
— Susanna Casciani (via catastrofeanotherme)
F.R.I.E.N.D.S + Christmas.