Ispirato a questo prompt di @sassy-sara (scusami se ci ho messo un'eternità, purtroppo non sono avvezza a scrivere ff lol) e sequel di questi headcanon.
Sono trascorse quasi due settimane da quando Elia lo ha trascinato da Giovanni. Due settimane da quando quest'ultimo lo ha aiutato a formulare il messaggio perfetto con cui spiegare a Simone tutto ciò che ultimamente gli sta passando per la testa; due settimane da quando ha abbandonato quello stesso messaggio tra le note del suo cellulare assieme al coraggio con cui inviarlo. È invece passata una settimana da quando Simone è tornato dalla Scozia, a ridosso dal termine delle vacanze; una settimana in cui Elia e il resto della cricca non fanno che chiedere a gran voce di poterlo incontrare.
Sta aggiustando una vecchia bici per una ragazzina del quartiere, con Simone al suo fianco che gli passa strumenti vari e ignora pazientemente il suo cattivo umore, che peggiora ad ogni ping del suo cellulare. Sospira rumorosamente nell'udire l'ennesima notifica, si pulisce le mani con un vecchio straccio e afferra il telefono. Simone lo guarda incuriosito, sorridendo tra sé e sé alla vista dello sguardo assassino che Manuel sta riservando a chiunque si trovi dall'altro lato dello schermo. Presentaci il fidanzatino, recitano la sfilza di messaggi. "I Contrabbandieri chiedono se stasera abbiamo voglia di raggiungerli", dice lui.
"I Contrabbandieri?"
"Si, Elia e gli altri. Te ne ho parlato, no?" Gli risponde. "Vorrebbero conoscerti", gli sfugge.
"Hai parlato loro di me?" Chiede Simone, cercando di celare la sorpresa.
"Si, malissimo."
Simone ride e continua ad osservarlo con i suoi occhioni colmi di stupore e Manuel proprio non riesce a reggere il suo sguardo, così come non riesce a non pensare a quanti potenziali disastri potrebbe portare l'incontro con i Contrabbandieri, ai quali non ha ancora avuto il coraggio di ammettere - dopo l'aiuto che gli è stato offerto - che continui a cacarsi sotto al pensiero di confessare a Simone cosa provi per lui.
Sbuffa, si passa nervosamente una mano tra i capelli e poi: "Allora, che dici? Ti va?"
Sono in ritardo. Sono talmente in ritardo che Manuel non fa neanche caso a dove stiano andando - gli occhi fissi sulla posizione che Elia gli ha inviato sul cellulare - quando Simone lo afferra saldamente per un braccio, costringendolo a fermarsi.
"Sei sicuro che questa sia la strada giusta?"
"Mi hanno mandato la posizione, perché?"
"Guardati attorno." Gli dice Simone con un cenno della mano. Sembra imbarazzato ma nel suo sguardo si scorge una luce divertita, quasi non riesca a credere ai propri occhi. Manuel si guarda finalmente attorno, sbiancando visibilmente non appena capisce dove si trovano.
La gay street. Avrebbe dovuto immaginarlo. La frequentano spesso, sia i Contrabbandieri che Le Matte, ma lui non ha mai avuto il coraggio di metterci piede - troppa paura di scorgere qualche volto noto tra la folla; troppa paura di farsi riconoscere a sua volta. Vorrebbe correre via, macinando quanti più chilometri possibili tra lui e quel posto che non è ancora in grado di affrontare, ma quando posa gli occhi su Simone e sul suo sorrisetto incredulo è come se sentisse i piedi ancorarsi saldamente al marciapiede, impedendogli di scappare.
"Io non- non avevo capito che alcuni di loro fossero..." Non finisce la frase, Simone, stringendosi timidamente nelle spalle quasi abbia paura di spaventare Manuel nell'eventualità che questi non abbia ancora realizzato che i suoi nuovi amici possano essere tutto fuorché etero. E Manuel vorrebbe dirglielo. Vorrebbe dirglielo proprio che qua gli unici ad esserlo sono Giovanni e Luchino, ma sente la bocca secca e impastata come se avesse trascorso gli ultimi dieci minuti a masticare sabbia, così si limita a guidarlo verso Elia e gli altri, che li aspettano a qualche metro di distanza.
Appena Elia li scorge dall'altro lato della strada strabuzza gli occhi e scuote vigorosamente la manica di Martino, troppo impegnato a confabulare affettuosamente con Niccolò per accorgersene. Ma quando si rende conto di chi stia camminando al fianco di Manuel, dirigendosi verso di loro, non può fare a meno di strattonare Elia a sua volta.
"Oh, ha portato Simone!" Gli sibila Elia in un orecchio, assordandolo. Perché quella pertica dalle spalle larghe che guarda Manuel come se avesse personalmente appeso la luna in cielo non può che essere lui.
Niccolò, dal canto suo, sospira fintamente esasperato, lasciandosi comunque sfuggire un sorriso divertito alla vista del suo ragazzo e di Elia che fremono al pensiero di punzecchiare Manuel in mille modi diversi. Poi osserva Elia presentarsi a Simone: gli stringe saldamente la mano, scuotendola un pochino, ma tiene gli occhi ancorati a quelli di Manuel. "Oh, complimenti eh." Dice, ammiccante.
Ecco, per l'appunto. E prima che Manuel possa scavare una fossa con le sue stesse mani e seppellircisi per il resto della notte, fa loro un cenno e "Venite, ci stanno aspettando dentro."
Simone si diverte, Manuel no.
Ha perso il conto di quanti ragazzi ci abbiano provato col suo migliore amico nel giro di un paio d'ore e la cosa non gli va per niente a genio. Se ne sta lì in disparte, appoggiato al bancone a sorseggiare di tanto in tanto una birra che ormai è diventata calda tanto si è rigirato la bottiglia fra la mani, a osservare Simone che ride di gusto non troppo lontano da lì.
Niccolò, sia benedetto, è rimasto a fargli compagnia. Forse perché un po' lo capisce, nonostante ciò che è successo prima che lui e Martino diventassero una coppia non sia neanche lontanamente paragonabile alle cazzate fatte e dette da Manuel nei confronti di Simone da quando questi fa parte della sua vita. In ogni caso deve avere proprio una faccia da funerale, Manuel, se anche Martino - che non si è mai fatto troppi problemi a sottolineare quanto si sia comportato da stronzo - continua a offrirgli un'amichevole pacca sulla spalla a mo' di consolazione.
"Buttati, dai." Lo sprona Niccolò.
"Seh, da un burrone. Guarda sta faccia." Gli risponde Martino al suo posto, ché tanto Manuel non ascolta neanche, impegnato com'è a incenerire con lo sguardo l'ennesimo tizio che flirta con Simone.
Non vede l'ora di tornare a casa.
"Che c'hai?"
"Niente Simò. Ero un po' annoiato, tutto qui."
"Peccato." E poi: "Io mi sono divertito, grazie per avermeli presentanti."
"Eh, t'ho visto che avevi la fila, t'ho visto."
"Che sei geloso delle mie conquiste? Guarda che c'era uno che continuava a chiedermi chi fossi anche dopo che gli ho detto che sei etero, se vuoi te lo presento."
Simone scherza, ma a quelle parole Manuel percepisce distintamente cinque teste che, a neanche un metro di distanza, si girano simultaneamente a guardarlo - a riprova che in questa città nessuno sa farsi i cazzi propri, neanche quando sono ormai le cinque del mattino e sono tutti sfiniti.
Evita accuratamente di guardare Simone, tenendo gli occhi fissi sulla punta delle sue scarpe mentre trascina stancamente i piedi, ma lo sguardo dei cinque ragazzi più in là gli brucia addosso come una scottatura. Gli sembra addirittura di vedere il cipiglio critico di Giovanni, convintissimo che quel messaggio fosse stato inviato secoli fa, quando Simone era ancora a Glasgow. Sa che non lo fanno con cattiveria, né che lo giudicherebbero mai se decidesse di omettere la verità ancora per un po', in attesa di raccattare il coraggio che gli manca per sentirsi del tutto a suo agio con sé stesso - del resto sono stati proprio loro a spiegargli che ha diritto a prendersi tutto il tempo del mondo, se non si sente ancora pronto. Eppure lui vuole esserlo, pronto. Pronto come Martino e Niccolò che camminano mano nella mano davanti a tutti, fregandosene delle occhiatacce della gente. Pronto come Elia. Pronto come Filippo.
Così si ferma in mezzo alla strada e si passa nervosamente un mano tra i capelli, per poi stropicciarsi gli occhi come se stesse cercando di scacciare un imminente mal di testa.
"Simò, t'ho detto una cazzata."
"Ne hai dette tante, non è una novità."
"No, sono serio, ti ho detto una grandissima cazzata. Non è vero che non mi piacciono i maschi. Mi piacciono anche loro, ci ho solo messo un po' ad accettarlo."
Annaspa un pochino e la sua voce si incrina pericolosamente ma non si ferma. Ha bisogno che Simone capisca. Ma prima che possa ricevere una risposta da quest'ultimo, un urlo belluino gli riempie le orecchie e si ritrova le braccia piene di Luchino, che ha preso la rincorsa e gli è saltato addosso come se Manuel avesse appena segnato il goal decisivo al novantesimo minuto.
"Zì, sono troppo fiero di te!" Gli urla in un timpano mentre gli stritola il collo e gli fa perdere l'equilibrio, facendoli capitombolare entrambi a terra. E nonostante percepisca le guance avvampare come due piccoli falò, si sente più leggero. Finalmente.
Simone, alla fine, non ha detto niente. È rimasto con le labbra serrate per tutto il tragitto verso casa sua, dove i due avevano già deciso di dormire entrambi per comodità. Rompe il silenzio soltanto dopo aver chiuso la porta della sua stanza.
"Avresti potuto dirmelo subito."
"Dirti cosa?"
"Che non ti piaccio. Anziché inventare che non sei attratto dai ragazzi, o insultarmi pur di allontanarmi. Avrei capito." E poi, con gli occhi bassi e un sussurro quasi impercettibile: "Avrei accettato."
"Simo, ti giuro che non è così. Avevo solo bisogno di tempo."
"Ah sì? Non mi sembra ti sia fatto problemi a sbandierare i cazzi tuoi a dei tizi che conosci da poco più di un mese."
La voce di Simone è carica di rabbia e per Manuel è come una doccia gelata. Non è così che doveva andare. Non è così che doveva andare. Vorrebbe spiegargli tutto; vorrebbe confessargli di essere innamorato di lui da più tempo di quanto riesca ad ammettere persino a sé stesso, ma non si fida della sua voce né del panico che lo sta piano piano attanagliando. Così cerca freneticamente il cellulare, rovistando tra le bozze dove sa di aver salvato ciò di cui ha bisogno, per poi inviare e sperare che Simone legga il messaggio prima di mandarlo definitivamente affanculo.
È talmente impegnato a torturarsi le mani e cercare di non morire di imbarazzo che non si accorge che Simone, in un attimo, è al suo fianco, cellulare in mano e speranza dipinta in volto.
"Sei serio?"
Poi, dato che Manuel continua a evitare il suo sguardo, gli solleva delicatamente il mento con due dita - proprio come quella volta in cui Zucca l'ha coricato di botte e Simone è corso a recuperarlo. Aveva sentito il suo stomaco fare le capriole già da allora.
"Sei serio?"
Manuel si limita ad annuire e, prima che possa avere la possibilità di dire qualsiasi altra cosa, Simone lo attira a sé e lo stringe tra le sue braccia. Sente il cuore di Simone accelerare appena ricambia l'abbraccio e nasconde il viso tra i suoi capelli, e non può fare a meno di meno di sorridere. Restano così per un po', stretti l'uno tra le braccia dell'altro, a cullarsi a vicenda finché Simone non si stacca e gli circonda delicatamente il viso con le mani.
"Posso baciarti?"
Manuel si limita ad annuire.
Sent: 05.45 am
"(...) ti ho fatto del male così tante volte e allontanato altrettante, convinto che fosse l'unico modo per seppellire per sempre ciò che stavo provando e smettere di avere paura. La verità è che non avevo il coraggio di ammettere che mi stavo innamorando di te."




















