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“Paraná, tra giocattoli e sogni alla Residencia El Sol” Uno scorcio sulla maternità adolescente
Sono passati sei mesi dal mio arrivo ed ancora mi chiedo se tutto quello che mi circonda è esattamente come lo avevo immaginato o totalmente differente. Di una cosa sono certa: dal momento in cui ho messo piede in terra argentina, ho avuto la sensazione di essere nel posto giusto, al momento giusto, facendo esattamente quello che desideravo fare. Mi chiamo Enrica e sono volontaria presso la “Residencia El Sol”, una struttura dedicata all’accoglienza di adolescenti madri e di bambini che, per ragioni differenti, non vivono con la famiglia di origine.
La vita alla “Resi” è scandita da piccoli rituali quotidiani: prendere un mate tutte insieme, fare una passeggiata nel centro della città, prepararsi per andare alla scuola serale, pettinarsi i capelli e, nelle giornate di pioggia, cucinare tortas fritas al ritmo reggaeton. I giorni, che scorrono all’apparenza tutti uguali, riservano sempre qualche novità inaspettata: un nuovo ingresso, una nascita, un’adozione, un litigio, una bugia presto svelata, una riappacificazione, la visita di sorella, una fiducia ottenuta, le prime parole, i primi passi, i primi disegni, i primi tentativi di tutte quante noi, perché lavorare con persone e non con macchine, ti mette necessariamente in gioco in ogni momento.
Il mio lavoro in questi primi sei mesi, è stato ritagliare piccoli spazi di tempo all’interno della routine della “Residencia” da dedicare esclusivamente alle ragazze o ai bambini. Quello che ho sperimentato, specialmente nel tempo passato con le ragazze, è che non importa quante attività spettacolari o stimolanti hai programmato o portato a termine, l’importante è esserci. Una frase detta al momento giusto o semplicemente la tua presenza, possono significare tanto.
Alla “Residencia” si parlano molteplici linguaggi, a volte troppo complessi da tradurre in parole: quello istintivo e dirompente dei bambini dove l’affetto, il gioco e l’apprendimento sono vissuti con impagabile spontaneità; il linguaggio ermetico delle emozioni, che in mano a ragazze adolescenti triplica di intensità e di significato. La richiesta di un gesto di affetto è camuffata goffamente dietro ad un: “Mi aiuti a pettinare i capelli?”, “Mi tieni compagnia mentre faccio il bagno al bebé?”, “Mi accompagni a scuola?”, “Prepariamo la cena insieme?”, “Sabato usciamo solo io e te?”.
Sono molte le richieste di un tempo esclusivo come fare una passeggiata o scambiare qualche chiacchiera a due. Secondo me vanno accolte spesso perché, seppur vero che la “Residencia” è una grande famiglia, è anche vero che ognuno in famiglia ha un suo posto speciale: non tutto si può affrontare in gruppo. Per le ragazze, l’essere apprezzate singolarmente, il sentirsi uniche anche solo per poche ore, porterà – con un po’ di fortuna – a nuove attenzioni ed a una crescita del legame con i loro bambini.
Quello che più apprezzo della “Residencia El Sol”, soprattutto in questi tempi di ritrovato femminismo, è proprio il fatto di essere un aiuto per le donne. Un reale sistema di tutela, curato da donne per nuove generazioni di donne. Un luogo dove tutti i giorni si apprendono e tramandano diritti, dove si diventa responsabili e dove si prova a chiudere le porte ad un passato difficile, spesso legato alla violenza. Qui non c’è spazio per parole o indignazioni ma solo per i fatti, ogni piccolo cambiamento ha il sapore della vittoria!
Paraná, una culla verde, nel cuore della Mesopotamia Argentina, sempre avvolta da un’aria tiepida e umida, dove i salici ascoltano le risa del rìo. Una terra che senti respirare profondamente nelle ore quiete della siesta quando tutto si ferma e le cicale bisbigliano curiose, noi nella tranquillità della “Resi” traduciamo segretamente frasi di amore dallo spagnolo all’italiano ed impariamo a dire “Te quiero y te amo”.
di Enrica Scimone Carbone
Paraná, Entre Rios - 2017/2018
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