_12:34
Ignoro il sudore, ma il sudore non ignora me.

#extradirty
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Sade Olutola
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@eppoi
_12:34
Ignoro il sudore, ma il sudore non ignora me.
Mutandine!
_2:10
Chissà se succede qualcosa in quelle stanze illuminate nei palazzi di fronte al mio, luci accese a macchia di leopardo, senza logica, se non quella del caldo, forse. Per strada tante moto e motorini e qualche bicicletta con i turisti in sella. Bella Roma così eh? Troppo facile, davvero troppo facile.
I nervi sono la parte più esposta del mio corpo, ultimamente, quasi più della pelle e dei capelli. E le parole a voce altissima nella scatola rossa raccontano tante cose e soprattutto una storia vecchia tanto quanto me. E non so difendermi e non so guadagnare punti a scherma e nemmeno rispondere all’attacco del cavallo. Sto.
Eppure pensavo altro, eppure credevo ad altro. Lo giuro a me stessa. Eppure c’è stato un tempo che pensare non mi faceva male, che i cassetti chiusi a chiave erano quelli del comò, che il giorno dopo sarebbe stato leggero come giusta conseguenza di non so bene cosa, ero meravigliosamente senza progetti e ingenuamente felice di non averne. E le cose sembravano funzionare, avere un senso a modo loro, un’andature sicura senza avergli dato - sulle prime- alcun avvio, la forza del moto perpetuo e del caso. Chissà cos’era quella roba lì, felicità o ingenuità urlata ?
_17:40
Il caldo che supera i 32 gradi mi dona un perlage del viso che tutte le skincare coreane mi invidiano ed è così che arrivo all’appuntamento per visionare l’appartamento al primo piano. Arrivo con Nina e scopro che in casa ci sono dei gatti, cerco di corrompere l’agente immobiliare per distrarre Nina con dei biscotti che avevo in borsa, Nina capito il gioco decide di vedere le carte ma soprattutto i gatti e quindi niente, salvo il tour perché ce lo facciamo tutti insieme agente immobiliare e proprietari di casa (una giovane coppia che ha i miei stessi gusti su Stranger things), mi dicono di andare a vedere il bagno, rimango sulla soglia e butto la testa dentro la stanza, mi dicono di guardare il soppalco, alzo la testa e incontro due occhietti neri espressivissimi, dicono “e te chi sei? Che voi? Perché hai portato le guardie?”, rido e cerco di fare la vaga con la compare al guinzaglio, se si accorge dei felini qua succede un 48. Finito il tour saluto tutti e torno al perlage spinto, arrivo in strada, un po’ sollevata e un po’ sconfortata da una ricerca che sembra non concludersi tanto facilmente e non a breve, però quegli occhietti inquisitori e vicini alla parolaccetta sono stati il bonus che non ti aspetti e va benissimo così.
_proposte
Un gruppetto di ragazzini delle elementari, pistole d’acqua alla mano, è in ordine sparso vicino al nasone del parco, mi avvicino con Nina e aspetto, un biondino scapigliato mi guarda dritto negli occhi, pistola d’acqua carica in pugno e mi fa “ti posso bagnare i capelli?”, così, de botto, senza senso, io d’istinto ribatto: “mèh! E se invece mi bagni qui sul braccio?“
Zap zap zap. Il biondino accetta la proposta che esegue subito
“Oh! Va molto meglio!” Dico
Il biondino si allontana, un bimbo indiano guarda la scena, punta il dito verso Nina e ride, mi giro, Nina sta bevendo a gargarozzo dalla fontana.
Tutti contenti.
_9:34
Gruppo di runner taglia la strada del parco suonando (chissà dove l’han messa la cassa bluetooth…) “il cobra non è un serpente“ e sghignazzo ripensando a quello che diceva De André a riguardo, ma anche a
Che per fortuna uno non si distrae e vede cose che gli umani sanno e non sanno, cose che mi fanno pensare che il gatto di Schrodinger è l’artigiano che questa mattina è venuto a riparare il portone rotto da mesi e che dopo l’artigiana sapienza della riparazione dell’artigiano il portone risulta uguale uguale spiccicato a come stava prima della riparazione. Se non è sublimizia questa io non so cos’altro possa esserlo.
Ah, poi ci sono i cosplayer.
_19:10
Il superpotere che vorrei (e che quindi non ho attualmente) è sfruttare la tensione dei fastidi, delle difficoltà fisiche, degli appesantimenti dati dai carichi di lavoro e trasformare tutto in qualcosa di zen e col sorriso dolcioso e verosimile e alle volte ci riesco pure a mettere il pilota automatico buono per qualche secondo, tò, minuto, ma facendo fatica a respirare aria che non sia calda e umida , bè, cedo al lato abruzzese di me e inizio a vota mazza.
E sfrutto quel po’ di vento che tira per sbollentare la raja.
Giornata di picco con contorno.
_20:59
Bocelli come i cartelli stradali per l’Auditorium di Roma.
Situazione caldo Roma livello: colombi.
_consapevolezze a hertz
Io lo so che uno di questi giorni me menano, ma finché quello che è pensiero rimane tale, mi risparmio qualche livido, eppure io quando incontro delle persone nuove ho delle sensazioni a pelle, soprattutto se mi sembrano dei deja-vu della mia vita e perciò se nel ragazzo della mia collega io rivedo un tipo di qualche tempo fa che di tutti i pregi la fedeltà non era nella top 1000, ecco, io me lo spizzo a occhi fugaci questo lui e il suo sguardo l’ho sempre trovato senza difficoltà (poi che sarebbe stato il mio tipo 10 anni fa è un’altra storia) e se un indizio non fa una prova, una pacca virtuale alla collega gliel’ho data. Poi ho scoperto che mi fa strano vedere dei colleghi che tubano, non tra di loro (che quello sarebbe il vero scoop), ma con i rispettivi partners mogli, mariti, cioè, io vi ho visto smadonnare davanti ad un pc, mo’ non posso sovrapporre dei baci alla routine, ho la memoria piena!
E niente, cerco ancora di capire cosa è andato e ho fatto andare male su certe strade, ma vedere dei me ipotetici m’ha fa sorridere, cioè so’ la protagonista del film che ha scelto di giocarsi tutte le alternative anziché la trama principale e alla fine se la ride per la cojonaggine che è venuta fuori coi fuochi di artificio. Eh, che te devo dì, brava me.
_svolte
Te pensi, ma come fa a cambiare atmosfera? Eh, io ti dico, cambia tantissimo l’atmosfera di una centrale elettrica-nucleare se ci capiti di un venerdì mattina alle 12, oppure se ci vai appositamente di notte dopo una serata passata all’aperto, pensaci pure te, non c’è paragone, certo la cosa nuova di oggi è lo stupore di svoltare per una via suggerita dal navigatore e trovarsi lì dopo annissimi di distanza e riconoscere quel preciso posto, senza tentennamenti, anche con gli abbellimenti aggiunti dopo, ma il luogo che vale la parola “ricordo” e quello che vale poche parole e tante immagini è nel passato, è stata quella notte fatta di istinto e benzina nella macchina.
_22:03
Ho un biglietto in più per la mostra di Hokusai, io, boh, penso che non ci siano più le mezze stagioni.
_pensiero banale, chissà
Sono come i bambini, la stanchezza mi innervosisce e io so’ tanto stanca, quindi…
E se stamattina, riprendendomi con un colpo di reni da una caduta che sembrava certa, ho espresso il mio disappunto con un “mavaffanbagno”, ora che sono le 18 sono certa di avere tutto un altro repertorio di espressioni.
_è il caldo
Devo dire che il bello di un ventilatore vicino alla pelle è che ti consente di mitigare non solo la temperatura corporea ma anche quella mentale e consentirti così di pensare a quanto vorresti quella terrazza del film “la grande bellezza” dove sono tutti lì, seduti, in un dopo cena qualunque, tra persone oscure, figurine d’acciaio fragilissime e un certo cinismo realistico che vorrei tanto avere (così come il terrazzo, anche più piccolo, anche non a ridosso del Colosseo). Squarci, ribadisco, di quello che vorrei in flashback.