Buona festa della Repubblica.
A chi lo sente e a chi lo sa.
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祝日 / Permanent Vacation

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@eppoi
Buona festa della Repubblica.
A chi lo sente e a chi lo sa.
Otto e dieci.
_i trettrè
Chi vorresti essere oggi? Oggi voglio esagerare perciò aspiro ad essere l’autotrasportatore che quando gli si sbanca il carico sul muletto, in mezzo alla strada, non inizia a tirar giù i santi del calendario, ma con pazienza e compostezza inizia a liberare il pallet per sistemare la situazione. Poi vorrei essere la ragazza che attraversa la strada e ai piedi porta degli stivali scamosciati di un certo pregio. Poi vorrei essere l’operaio straniero che nel gruppo di lavoro capisce come suona la musica e, di sua sponte, dice “io so’ straniero, io no capire”.
Tutto in ordine sparso eh, però che bello essere calmi, temerari e paraculi in una persona ed in un lunedì solo.
_che davero?
Ho appena interpretato -benissimo- il ruolo della fanciulla che alza il piede per salire un gradino e i pensieri sciocchini che affollano la sua mente le fanno da colonna sonora mentre si ritrova stesa lunga sul marciapiede e mentre si affretta a dire “sto bene! Stooooo bene!” a tutti -con mio stupore tanti- quelli che chiedono e si offrono di darmi una mano, ma anche un braccio, per farmi rialzare- proprio in stile vecchia che si spalma per terra- e io, riposizionatami in versione eretta- grido come fossi Marylin Monroe “grazie! Grazie davvero a tutti “ raccolgo il pantalone ampio -causa della caduta- e scappo via, verso l’infinito e oltre.
La persona della quale ho accettato il braccio per alzarmi di slancio è un ragazzone dalla pelle olivastra e i capelli neri, gentilissimo ed educato il giusto da non ridermi in faccia perché sì, lo so che hai visto la scena e almeno tu hai capito come ho fatto a ritrovarmi lunga. Evviva tutto!
_pensierino
Uscita dalla stazione, uscita a rivedere le stelle e dalla metro, un pensiero mi sfiora la mano “qui saresti passato a prendermi con la macchina e mi avresti accompagnata a casa, come facevi quando tornavo dall’università “.
Ad aspettare me e tutti ora lei.
Ferie.
L’avvelenata
Francesco Guccini, 1976 -
Raccolgo (e rilancio) la palla avvelenata.
Io e la mia gerbera stiamo bene insieme.
_ogni tanto
Capita che mi cadano fragorosamente le braccia (e le palle) a terra, tanto fragorosamente che riesco a tornare indietro su passi che non ho manco fatto, ma pensato, passi che ho sempre fatto in passato con quello slancio che mi contraddistingue in certi pensieri antichi, quello attuale era invitarti per una vacanza già interamente pensata e pagata da me, poi, per fortuna, irrompe la realtà e lo scoionamento delle persone e così, in vacanza, andrò nella formazione originaria, rispettiamo i programmi, rispettiamo la gioia e la leggerezza. Oh!
La gerbera mi dà soddisfazione, stanno nascendo dei cicetti che ho sperato e curato e che su, guarda qua che meraviglia
Dinamismo di un cane al guinzaglio. (Cane dalle mille marce)
Giacomo Balla, 1912 -
Sentaro gestisce una piccola panetteria a Tokio e quando l'anziana Toku le offre il suo aiuto, accetta con riluttanza. Dovrà presto ricreder
Le ricette della signora Toku
Naomi Kawase, 2015 -
Immagini di una giornata bellissima, fisicamente impegnativa, ma di una leggerezza che sa di buono e di sincero. Testa senza peso specifico, risate, chiacchiere che rispolverano legami e “fate come foste a casa vostra “ e chiudere la porta di casa lasciando i loro figli dormire nel mio letto ed io sono stata felice, difficile entrare nei dettagli senza commuovermi, perciò non entrerò nei dettagli, ma lascerò raccontare alle immagini.
_sarà quello
Le persone mi paiono sempre più avvolte da un’aura che suona come un motivetto che fa “me sento sto cà” suonato a mo’ di fanfara e io le vedo orbitare sicure nella loro galassia come palloncini che si incontrano-scontrano-rimbalzano-accoppiano.
Dalla mia devo solo prestare attenzione a non pensare a voce -troppo- alta e a rifornirmi adeguatamente di cioccolato.
_23:28
Cose bizzarre che mi sono successe in questa giornata:
- ritrovarmi dietro la stessa macchina dell’andata, anche al ritorno a casa: a ‘sto punto usciamo a prendere una birra che ti spiego come si decide per un’andatura spedita
- mi hanno soffiato negli occhi, a tradimento, e questo soffio negli occhi spalancati mi solleticava la ridarella e più tentavo la carta della serietà e più “oh, dai, non fa per me, io sghignazzo”
- In certi momenti m’è sembrato di fluttuare nel tempo con il superpotere nello spazio di schivare le persone fastidiose, prepotenti, egoiste. Più coraggio nell’allontanare, senza rimorsi, chi smorza la luce.
- nella chiacchierata improvvisata e molto rilassata ho ripetuto spesso “thinking out loud” e la naturalezza è sembrata indizio di qualcosa che so fare ma che la quotidianità mi fa dimenticare di saper fare.
La copertina del libro gliela tengo nascosta.
Babe I’m gonna leave you
Led Zeppelin, 1969 -
Lontani da Casa, si trova il modo di tornare a Casa.
E mi so’ venuti buonissimi!