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祝日 / Permanent Vacation
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@eravamoioete
Gatto che sogna Tuoni del pomeriggio Fastidi, pieghe
Caldo soffocante Sigarette spente Aria pesante
La fine dei vent'anni, a song by Motta on Spotify
Oggi così
Correre
Scappare insieme, magari in Emilia, magari ora. Ci pensi a quelle serate passate a parlare di stelle, pianeti lontani e viaggi nel tempo? Vorrei portarti là, un po’ più in alto del cielo e appena sotto la luna, ad osservare il mare, così lontano che sembra sia finto. Ed i giorni passerebbero piano, orbitando lontani dai nostri problemi, insieme. Che poi a parlarne passerebbero gli anni, ma non importa perchè ormai anche la prossima vita è prenotata, lo sai. Ci baciamo sapendo che in fondo, dopo giornate lavorative faticose e mal pagate, siamo comunque noi, liberi e stanchi, pronti a giocare. E io che mi innamoro a ogni sguardo, rimango impietrito davanti ai tuoi capelli di fuoco che ondeggiano nel vento, mentre rapita osservi il telefono mostrarti le costellazioni. Mattinate fredde senza te, mattinate calde senza te; tutto è così grigio anche se il sole è alto. Vorrei avere meno tempo libero, magari con te.
Amati se hai il coraggio
Steso sul pavimento tiepido e impolverato, penso, a denti stretti; cosa mai potrà accadere per ribaltare questo periodo? Tu che hai le tue ansie e i tuoi fastidi, non ti accorgi di quanto sei fortunata. Ricordi cosa vuol dire non avere uno scopo, un obbiettivo, che ti spinga ad alzarti dal letto e a combinare qualcosa? O il peso di non avere mai un centesimo in tasca e non poter mai prendere un caffè? Hai un lavoro, una macchina, i soldi per le tue spese abituali e un ragazzo che ti ama. Ti fa davvero così schifo la vita? Perchè a volte sento di non aver per te peso, specialmente sapendo che la mia presenza non influisce poi tanto dello scorrere delle tue giornate. Io non ho nulla da offrire, oltre a me stesso, ma puoi avermi senza riserve. Magari un giorno saremo fortunati insieme, chi lo sa. Fino ad allora almeno risparmiati queste giornate tediose e pensa a te stessa. Non annullarti come io ho fatto con me. Amati se hai il coraggio.
L’equilibrio.
Mi chiedo come cazzo fai a trasformare una giornata fastidiosa in un ricordo stupendo. Il traffico inverosimile e le ore per rientrare a casa non son bastati a rovinare una giornata che era destinata a trasformarsi in un piccolo sogno di troppe poche ore. Pancakes freddi, partite a biliardo e sesso. Cosa cazzo si può volere di più?
Così difficile
Leggere nei tuoi occhi. Aprirsi e non aver risposta, ma conoscerla e sorridere di rimando. Indipendentemente dai suoni, che non sono altro che vibrazioni di corde. Come suonare la chitarra senza volume ma sentire lo stesso la melodia nell’aria. Così bella che mi soffoca. Ma tu mi risparmi.
Svegli come draghi
Come dei fottuti draghi. Carichi, imponenti e volanti.
A volte.
Va da sè che sia difficile riconoscere il reale dall’onirico, specialmente al risveglio dopo una notte tormentata. Spesso non ci si rende conto di essere ancora addormentati e ci si lascia ingannare dalle immagini che ci appaiono davanti, realistiche e ingannatrici proiezioni del subconscio; ci si alza dal letto e si va a prepararsi, ci si lava e si è pronti, ma in verità si dorme ancora. A volte invece è il contrario: Ti capitano delle cose che sembran sogni ma son reali. Tipo i miei ultimi due anni.
Quella voglia di sesso pomeridiano.
Quando ci si corica insieme, dopo il caffè, e per un attimo si è convinti di voler dormire. Poi la vicinanza di un abbraccio, il sapore delle labbra ancora amare; irresistibili segni del sesso nell’aria. E si finisce uniti senza neanche farci caso, così, quasi per gioco. E ci si consuma.
Niente da capire.
Strappare.
Brandelli di tessuto come tappeto nella nostra stanza. Resti di vestiti ormai andati, sacrificati per la nostra unione. Prenderti per ore e ore; morire come il sole la sera.
Carni sudate a contatto. Unghie inchiodate nel petto. Denti affilati come rasoi. I nostri occhi spalancati dietro i capelli sporchi. Amarsi come bestie.
Ma bestie sincere.
Sei giorni e un anno fa.
Ti ho detto che t’amo. Non seguendo una logica, un piano, uno schema; l’ho detto mentre contavamo i baci come dei ragazzini. Distesi su un prato. Tu sopra, io sotto; l’universo in mezzo.
Come le foglie d’autunno sarei pronto a marcire senza di te.
Il piacere della sconfitta.
I lavori che pagano tardi e pagano male. Appagano zero. Tu mi ripeti che non vedi l’ora che sia tutto finito, io mi chiedo se finirà mai, davvero, questo senso di disagio interno.
Mi offri la cena, le sigarette, i passaggi e i viaggi; io soltanto due baci e una carezza. Siamo pari?
Mi dici che è tardi
e che dobbiamo andare.
Io non voglio andarmene, non voglio mai; non riesco a privarmi di te.
Sono forse strano? Separarsi è sempre troppo difficile.
Mi baci, mi dici che mi ami ed è strano come le parole escono dalla tua bocca. Non riesco ancora a crederci.