Ogni qual volta mia madre parla di mio padre mi verrebbe da spararle in fronte. Si perché è cieca, vede ormai solo quello che la parte peggiore di lei vuol vedere (il che pare essere un handicap abbastanza diffuso di questi tempi), e quindi sì, le sparerei in fronte. “Lui non c’è mai e non c’è mai stato quando proprio avrebbe dovuto”, la frase clichè delle pre e neo-divorziate o di quelle vecchie zitelle bigotte che hanno mandato all’aria i pochi uomini della loro vita perché “loro non c’erano stati neanche quando proprio avrebbero dovuto”. Io se penso a me stessa fra 10 anni non mi vedo pre o neo-divorziata, e neppure zitella bigotta, non so forse sarò troppo ottimista, ma credo di tenere abbastanza a cuore la mia indipendenza da far sì che la mia felicità o soddisfazione penda dalle azioni di un uomo, del mio uomo. Insomma cara mamma, non aspettare che papà prenda l’iniziativa, prendila tu piuttosto; fatti carina, prendi la macchina, chiama due amiche e andate in un bar, scherzate sul cameriere carino, parlate dei fatti vostri, delle vostre insoddisfazioni, rideteci su, sentitevi normali, comuni e poi tornate a casa dal vostro uomo. Siate indipendenti. Rendete la vostra felicità indipendente dalle iniziative della vostra metà. Chissà quante volte gliel’avrò detto, ma lei niente, preferisce star lì ferma ad aspettare e a piagnucolare. Ricordo di aver giurato a me stessa che mai avrei fatto il suo errore. Che mai mi sarei abbandonata nelle mani di un uomo così completamente. Ma stasera, cara mamma, ho capito. Ho capito che non è una scelta, che non si può scegliere, ma che piuttosto va così oppure no, ti capita o non ti capita, ci sei dentro o ci sei fuori. E, non so, sarà forse la genetica, o magari il caso, ma io ci sono dentro, a me capita, a me va così. Perciò non ho più bisogno di pensare a me fra 10 anni perché mi basta guardarmi adesso piangere perche lui “non me l’ha chiesto” oppure “non lo ha mai detto” o ancora peggio “non c’è e non c’è mai stato quando proprio avrebbe dovuto”. Però mi ama, e mi guarda esattamente come papà guarda te. E si comporta alla stessa maniera, e fa così tante piccole minuscole cose per me ogni giorno che se solo le notassi, se solo le apprezzassi come il primo giorno… ma la verità è che non le apprezzo, mamma, non le guardo neppure più, esattamente come fai tu con papà. E sono io la cattiva della storia mamma, siamo noi le cattive, ma tu l’hai mai visto un cattivo piangere? Le lacrime non sono forse per i buoni, per i fragili, per quelli dall’animo gentile? Non lo so mamma, non ci capisco più nulla, e non so cosa dirti, so soltanto che mi manco, e non so se a te capita mai e mi dispiace non avertelo mai chiesto, ma a me manco. Vorrei sedermi a un tavolo di un bar con quattro amici senza quel senso di mancanza solo perché lui non ha potuto esserci, vorrei accontentarmi della solita serata perché tanto stiamo insieme ed “è quella l’unica cosa che conta”, vorrei non aspettarmi nulla, non aspettarmi nessuno, vorrei bastarmi come quando si è soli e ci si basta per forza. Ma si è in due e a quanto pare quando si è in due pare che nulla più basti. Che ci siano una valanga di aspettative, di mancanze, di vuoti che non sai a chi spetti colmare e soprattutto come. Siamo nel limbo, cara mamma, stiamo qui ferme ad aspettare e a piagnucolare. E il guaio è che comincio ad abituarmici.