Ho provato a giustificarti varie volte perché quando ami è così: non riesci ad incolpare la persona che ami e quindi incolpi te stessa. Allora la maggior parte delle volte pensavo di essere io il problema: io quella troppo acida, troppo stronza, lunatica, ingestibile, permalosa, orgogliosa, io quella troppo immatura o troppo egoista. Ti ho difeso sempre, con chiunque. Piangevo e loro mi dicevano ‘non ti merita, non merita le tue lacrime’, e io mi arrabbiavo sul serio, mi incazzavo col mondo perché non poteva capirmi, non poteva capire quanto sforzo facessi per coprire le ferite e alleviare il dolore, e quindi davo la colpa a me perché darla a se stessi è più facile, così ti dici che puoi sempre migliorare, cambiare. Sono stata sempre dalla tua parte. Nelle nostre liti ero sempre io quella in svantaggio, perché contro di me c’eri tu e c’ero pure io, che lottavo a favore di un amore che credevo fosse vero, puro, immeritevole di discussioni così infantili e sempre così fuori luogo, non appartenenti al nostro essere e al nostro volere. E poi, un giorno, uno qualsiasi, ma nemmeno tanto, capii che il problema non ero io. Che magari sbagliavo a guardare altri ragazzi per più di 5 secondi, forse non avrei dovuto fingere di stare bene con te, forse avrei dovuto permetterti di fare altre scelte, andare in altri posti e lasciarmi sola quando volevi stare con gli amici, ma arrivi ad un punto in cui, se lui non ti viene incontro, allora non devi farlo nemmeno tu. Per quanto tu forte possa essere, non puoi reggere il peso di un amore più grande di te. Non puoi amare per due persone, perché l'amore dev'essere condiviso ed entrambi devono prendersene cura. Allora un giorno mi sono detta basta. Mi sono allontanata e ho provato a guardarti da fuori, e con gli stessi occhi grondanti di lacrime ti ho visto in una maniera diversa. Eri sempre bellissimo, sempre tu. Ma ti odiavo. Ti odiavo perché non hai preso nulla sul serio e hai giocato con ogni fibra di me che voleva solo te. Ti sei preso gioco dei miei sfoghi e i miei messaggi incomprensibili di quando ero ubriaca perché non volevo più pensare a te, e perché sapevo che certe cose avrei avuto il coraggio di dirtele soltanto se non fossi stata in me. Ti odiavo perché non potevo realmente odiarti, ma ho capito che c'è un momento preciso nel quale sai di dover prendere le distanze, accasciarti un attimo a piangere, stare lì e lasciare che il tempo passi e si porti via anche te.
Seccasetedite. (via seccasetedite)















