Il cavallo di Zorro tipo. Mah.

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@finestradifronte
Il cavallo di Zorro tipo. Mah.
Perfettamente d'accordo. Ne ho esperienza personale con figlia n1 e nipote! C'è un bel fermento di politica dal basso con azioni meravigliose "a km 0" di grande valore e significato ma anche di impatto sociale e politico notevole. A Bologna nonostante Lepore il sindaco Pd (quindi non di sinistra). I giovani hanno trovato altri modi e mondi per fare politica è ora di accorgersene. E questa politica non potrà mai rappresentarli e secondo me, anche volesse, non ha proprio visione per farlo. Ci vorrà tempo certo, soprattutto perché la scuola è stata affossata e il mercato del lavoro è assurdo e li sdrena di energie ma ce la faranno. I giovani fanno bene a non votarli, anzi per me è fondamentale che anche le generazioni nate almeno dagli anni 70 in giù da bravi vecchi di merda, smettano di pure loro di votarli smettendo così di fare accanimento terapeutico a questa classe politica che non può e non vuole rinnovarsi. Noi vdm dobbiamo ritirarci nel nostro orto perchè non abbiamo più le coordinate psicologiche, sociali e culturali nemmeno per capire le domande di questi ragazzə figuriamoci dare risposte. Lasciamo loro spazio, diamo visibilità a quello che fanno, usciamo dallo scrollo e andiamo a vedere e informiamoci su quello che fanno (vi assicuro che vi si aprirà un mondo ! ) sosteniamo le loro iniziative, mettiamoci al loro fianco in piazza e nei centri sociali sgomberati proprio perché sedi e fucina di una nuova politica (che spaventa soprattutto la sinistra). Glielo dobbiamo.
#io sempre stata di sinistra è la sinistra che non è di sinistra
Clint Eastwood ha detto qualcosa sull’invecchiare che mi ha gelato.
Invecchiare non è gentile.
Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi. Ma il corpo che ti ha portato attraverso tutto — le guerre, il lavoro, la follia della giovinezza — inizia a chiedere più di quanto tu possa dargli. Le articolazioni che non si sono mai lamentate ora parlano al mattino. Gli occhi che un tempo assorbivano tutto ora sobbalzano alla luce. Il respiro, che non richiedeva mai un solo pensiero, inizia ad avere bisogno di piccole pause.
Ma niente di tutto questo è la parte più difficile.
La parte più difficile è il silenzio.
A una certa età, allunghi la mano verso il telefono e ti ricordi che non è rimasto nessuno da chiamare. Le persone che ti conoscevano da giovane — che ricordavano le stesse estati, le stesse strade, gli stessi volti — se ne sono andate. Una per una, poi tutte insieme, finché i ricordi che porti con te non hanno più nessuno con cui condividerli.
Così racconti comunque le storie.
A chiunque sia disposto ad ascoltare. Con un po’ più di colore di quanto forse la verità meriti. Con un tocco di orgoglio che ti sei guadagnato e un dolore che non nomini sempre. Sai che la persona di fronte a te non c’era. Sai che non può sentirlo proprio come te.
Ma glielo racconti. Perché raccontarlo è trattenersi.
Quelle storie non sono solo ricordi. Sono la prova che una vita è stata vissuta. Che le persone sono state amate. Che le cose contavano. E se nessuno le chiede — le offri comunque, in silenzio, come se mettessi qualcosa su un tavolo sperando che qualcuno la raccolga.
La vecchiaia non è semplicemente ciò che succede a un viso o a un corpo.
È la memoria che cerca un posto dove riposare.
E ciò di cui ha bisogno una persona anziana — più dei consigli, più delle soluzioni, più di qualcuno che le dica come sentirsi — è semplicemente qualcuno disposto a sedersi, stare fermo e ascoltare.
Non per aggiustare niente.
Solo per esserci.
Questo è tutto il dono. E non costa nulla.
Sfruttati come schiavi.
Bruciati vivi.
In Italia.
Tutte situazioni sconosciute sul territorio? Mi raccomando, occhio ai rave party.
Le parole di chi ti importa restano incastrate come vetri nella pelle, aperte per ore a bruciare senza rimedio; poi come tutto diventano cicatrici
quello che non mi uccide, mi stronzifica
Sono sul divano ed ho voglia di godere…. pennichella…. un piacere inarrivabile…. irresistibile…. ineguagl
A chi lo dici
Che, solo voi?
•••
Il Ciao faceva più di 140km con un pieno, quindi circa 50 km/l. Progettato dall'Ing. Bruno Gaddi, cilindrata di 49cc, una manutenzione irrisoria e i pedali se rimanevi a secco. Il ciclomotore più venduto al mondo, produceva meno gas serra di una bici elettrica attuale.
Che Guevara & Fidel Castro
Caro Erri, parliamoci, in chiaro, apertamente, pubblicamente. Hai la passione per la lingua ebraica. La lingua è il tessuto dei pensieri, quelli più propri che si riflettono nel colore e nella tessitura del panno che li rappresenta. Siamo napoletani tu ed io, ce lo dicevamo quella sera, lo portiamo sulla pelle. A me piace dire che lo portiamo sotto la pelle, nella parte interna del corpo su quella intima parete della vita sulla quale aderisce l’anima. L’anima c’è l’hai, ce l’hai dentro la lingua ebraica.
Noi napoletani un po’ lo siamo. Lo dico sempre, lo siamo però alla rovescia, restiamo sempre qui anche quando ce ne andiamo e diciamo anche - lo dicevi anche tu - che se stiamo lontani da qui già solo tre anni, perdiamo il diritto di cittadinanza.
La conserviamo dentro, certo, dentro non è dove siamo ma con chi siamo ed quello che cambia. Noi napoletani di Napoli, che è per noi paese, diciamo le cose più brutte che gli altri non s’immaginano e non capirebbero, perché ne parliamo d’amore. Amiamo così tanto che continuiamo a desiderare quel che ci è davanti e ne sentiamo la nostalgia come di cosa che si perde e non vuoi e così t’incavoli d’amore. Insomma ti ci perdi, perché sai che è fugace, dura appena il tempo che ti affacci alla finestra per vederla.
Non si può cambiare l’intimità, se si veste di un’altra anima, se sulle pareti interiori del corpo si mette un altro colore quello che c’era sbiadisce e non si vede più. Qui a Napoli nel corso della Storia non c’è stato il tempo dell’Inquisizione né c'è stata la persecuzione dell’ebreo quando c’era il fascismo. Sì, qualcuno ha dovuto cambiare il nome, noi per esempio, abbiamo cambiato nome in quell’anno. Ma qui non c’è stata persecuzione. Quando per il giorno della memoria siamo stati a cercare dove mettere le pietre d’inciampo, non abbiamo trovato chi era stato deportato, solo una famiglia, che aveva però lasciato la Città tempo prima, andando a Firenze, dove avevano legami. Abbiamo messo uguale la pietra d’inciampo. Era nostra.
Ci saranno pure stati torti e brutalità, vere o quasi che siano state. La verità è senza certezza, perché non è una cosa, la verità è relazione. Quando ero in Germania ho trovato tanti prof che dicevano che non c’era stato niente di quello che si diceva ed io ero là che restavo muto e me ne andavo. Ognuno ha la propria verità come ha il proprio amore più vero di qualsiasi altro. L’amore però è diverso dall’odio e anche per l’odio ognuno ha il suo più giusto di altri.
A me dispiace, Erri, mi dispiace tanto, mi fa stare male. Non perché tu stai dalla parte sionista d’Israele, che non è lo stesso che stare dalla parte dell’ebreo di cui condividiamo l’anima. Non è questo. Anche gli ebrei stanno contro i sionisti, lo sai, ne hanno scritto già alla prima ora dell’insediamento dello Stato d’Israele, e non adesso. È da quando il sionismo è stato
dell’insediamento dello Stato d’Israele, e non adesso. È da quando il sionismo è stato sbandierato come nazionalismo, già in quegli anni terribili e quando poi prese posto dove già c’erano gli ebrei che vivevano, lo sai bene, insieme a chi ebreo di confessione non era. Lo sai ed è ancora così.
Noi qui parliamo una lingua fatta di tante lingue dal greco all’americano, passando per il latino, l’arabo, lo spagnolo, il francese, il tedesco, e abbiamo questa memoria mobile e residenziale, abbiamo questa passione, quello che è estraneo ci è familiare. Puoi avere quale che sia il tuo colore, il naso, l’accento, anzi quanto più sei altro più sei proprio, più accendi il desiderio di conoscere e capire.
A me sconcerta che tu dici che la morte di donne, vecchi e bambini, della vita, della memoria e del futuro è perché così si fa la guerra adesso. Viene rasa al suolo la vita, la memoria e il futuro che è di una terra e tu dici che la guerra moderna, adesso si fa così. Non ti capisco. Dici che lo stesso accade pure in Ucraina dove combattono due eserciti, dove però non vengono uccisi sistematicamente donne, vecchi e bambini.
I coloni iscraeliani, Erri, ma come fai a dirmi che si sta difendendo chi arriva a casa tua, nella tua campagna, dove lavori e vivi e ti dice che te ne devi andare via perché la tua casa adesso è mia. La guerra di stermini ne ha sempre fatti, gli stupri, uccisioni di vecchi, bambini. La guerra non è cambiata, è cambiato però il mondo, la sensibilità forse è cambiata.
Chi scende nelle piazze, e guarda caso sono donne vecchi e bambini. Non so se hai visto le manifestazioni. Non sono quelle che facevamo noi, non sono manifestazioni di partito, ideologiche o quello che si vuole. Sono mosse dall’anima. Non sono di partito, non hanno campo largo e stretto dove collocarsi, hanno l’anima del mondo che è l’aria che respiriamo della terra dove siamo tutti fratelli, fra terre e terre di origini diverse, questo significa “fra-telli”, lo sai.
La fratellanza non è quello di un paese, ma quella di paesi, “fra-telli”, “fra-terre-di-origine” diverse. Noi siamo qui per riguardarci in quello che guardiamo, guariamo da mali e violenze solo se ci riguardiamo in quello che guardiamo.
Un esercito che ha la capacità di colpire a uno a uno ovunque si trovino, in qualsia ora, quale che sia quello che sta facendo, colpire e uccidere giornalisti, tanti, a uno a uno, tu mi dici che ha bisogno di radere al suolo l’abitato con chiunque ci sia dentro perché là si rinserra il nemico. Non sarà che vogliono uccidere il nemico che sta dentro il loro corpo, sotto la loro pelle e che li uccidono perché così non possa nascondersi in un bambino come in chiunque altro abita e passa da quelle parti? Erri, ma scherziamo?
Quel nemico lo hanno messo dentro loro stessi, perché prima non c’era. I nazi sionisti, cioè i nazionalisti sionisti sono antisemiti, diffondono l’antisemitismo per giustificare l’autodifesa. Il film della serie Matrix, finisce che Sion, la città del sionismo, cade per il nemico interno a se stessa. Lo sanno tutti gli ebrei, anche quelli che non vogliono dirlo, lo pensano come chiunque sa che il peggiore male è quello che facciamo a noi stessi.
Qui continuiamo a dire antisemita, che è da cretini da una parte e dall’altra, da chi dice di esserlo e chi dice che gli altri lo sono per difendere le proprie convinzioni politiche e nazionaliste. Il punto è solo questo, e mi dispiace che tu abbia lasciato proprio questa soglia, quella politica, quella umana, quella per cui facevamo le manifestazioni e che confusamente lottavamo contro l’ingiustizia, richiamando l’anima che non ha nazione.
E tu mi vieni a giustificare la distruzione di abitati, dici pure, e dovrebbe commuove per la bontà di chi distrugge, che i soldati portano i profughi da un posto all’altro, perché non si facciano male. Ma leggo bene o qualcuno ha falsificato le tue parole? Non capisco. Sono deportazioni.
Chi sono allora io? Sono antisemità? Sono contro gli ebrei e contro la confessione ebraica? Sono terrorista? Sono di Hamas? E tu sei nazi sionista? Sei semita? Confondere parole e persone è l’arte di chi fa un dogma della propria ragione.
Non è che chi era contro il fascismo era contro gli italiani. Anche se era proprio così che si diceva, pensa. Chi era comunista non era italiano, quando c’era il fascismo, quindi doveva essere buttato fuori, cancellato, esiliato o carcerato. I comunisti mangiavano i bambini.
Io non dimentico il 7 ottobre, ci penso e ci ripenso. Sono stati ammazzati tutti i capi di quello sterminio brutale. Ma si continua a cercarli, come si cercano i morti che arrivano come fantasmi e che sono tutti quelli rimasti vivi e da eliminare. Troviamo una soluzione, troviamo un confine, un limite alla barbarie che quando si combatte si diventa, da una parte e dall’altra.
Si è superata la misura. La proporzione si è superata, diventando misura punitiva indiscriminata, come a quei tempi di ogni tempo di violenza assurda e inaccettabile. Sai, un bambino mi chiedeva cosa c'è alla fine dei numeri, dissi le parole. Non bisogna però aspettare che finiscano i numeri. Bisogna che le parole fermano i numeri.
E tu mi dici che è autodifesa. Si va ad occupare una terra di altri per autodifesa. Non capisco. Siamo ancora a questo? Mi dispiace Erri, davvero, dal profondo, da napoletano, da italiano, da europeo, anche da dove mai sono venuto e sono qui come ognuno che vuole un mondo stando fra, standosi accanto, stando fra gli uni e gli altri come fratelli tutti, diceva Francesco, ma io non sono cattolico, quindi che devo dire che Francesco era terrorista e comunista?
Erri, è finito il tempo del posizionismo che, a dire il vero, non c’è mai stato, è stato sempre inventato per giustificare la violenza di chi afferma la propria posizione dove ci si è installati e dove ci si fa vedere, perché accende curiosità e si è diversi dagli altri. Sai quando giocavamo a pallone in un campo avverso era una goduria grande sentire le urla del tifo contro, ti gridavano ad ogni pallone che toccavi come avrebbero fatto per incitarti quelli del tifo di casa. Con quelle urla contro ti facevano sentire più importante, e quando facevi gol, era il massimo. Quando però la partita finiva a botte era tutto brutto. Poi proprio io, figurati, mi appartavo silenzioso, perché non si capiva nulla e faceva male all’anima. Non voglio pensare che la tua sia un'arrampicata, come arrivare da solo alla cima più alta e più impervia da scalare. Non basta la riuscita personale quella che desta ammirazione. Questa non è una scalata, siamo in strada, in cammino fra gli uni e gli altri, ne va del nostro starci accanto. Anche con le parole si fa a botte. Lo dico sempre, andiamo a scoprire i significati delle parole, ne fanno anche trasmissioni televisive, ma non si va mai a pensare alla funzione essenziale della parola, che è il rivolgersi. Ogni parola non ha definizione di significato che non sia il racconto di chi la rivolge a chi si rivolge. Questo la capiamo quando ci parliamo in noi stessi, ci rivolgiamo, senza che pronunciamo parole, pensiamo, ci ascoltiamo. Così ti scrivo Erri, dentro di me, rivolgendomi a me stesso parlandomi e facendo il tuo nome come tante volte anche adesso che non ci vediamo più tanto, da tanto, troppo tempo è passato. Giuseppe Ferraro filosofo
A PROPOSITO DI ERRI DE LUCA
Ho letto i post di diversi opinionisti che difendono la tesi espresse da Erri De Luca sulla questione palestinese.
C'è un aspetto che li accomuna quasi tutti e mi infastidisce parecchio.
Sono post che appiccicano un'etichetta su tutte le persone che hanno criticato le affermazioni di Erri De Luca. E questa etichetta è la disonestà intellettuale.
In pratica chi non è d'accordo con Erri De Luca, secondo questi opinionisti, in realtà non ha idee proprie; è una pecora che segue il gregge, che teme l'ostracismo di sinistra, che ha paura di dire una mezza parola fuori posto, di uscire da un recinto di conformismo semantico.
Erri De Luca, all'opposto, sarebbe una persona intellettualmente onesta, col coraggio pasoliniano delle proprie idee, pronto a sfidare il senso comune.
E allora voglio dire questo. Tutto mi si può dire, tranne che io non abbia avuto il coraggio di esprimere le mie oneste opinioni in questi anni, anche andando contro simulacri che la sinistra, secondo me inspiegabilmente, ha difeso.
Quando mi sono scagliato contro il 41 bis, per stare dalla parte della lotta di Alfredo Cospito, mi hanno detto "ah, ma allora stai con i mafiosi?".
Sono antimilitarista e per una lotta dal basso, dalla parte di tutti i disertori. Questo comprende anche i disertori russi e gli oppositori di Putin. E mi hanno detto: "Ah, ma allora stai con gli americani?".
Mi sono scagliato contro la teocrazia iraniana, e mi hanno detto: "Ah, ma allora stai con gli americani?".
Perché nell'ottica campista di una "sinistra" che purtroppo è sempre più lontana dall'internazionalismo, non è concepibile che una persona possa essere contro tutti gli imperialismi: americano, europeo, cinese, russo, intergalattico.
Sono anarchico e anticarcerista, e questo significa che il culto delle manette, tanto di moda in una certa sinistra populista, non fa parte della mia visione del mondo. E anche per questo mi sono beccato insulti.
Chi mi segue può non condividere le mie idee, ma su una cosa può mettere una mano sul fuoco: l'onestà intellettuale.
Fatte tutte queste premesse, penso che le dichiarazioni di De Luca sulla questione palestinese siano orribili, abominevoli, disumane. E non lo dico perché voglio essere ben accetto in una cricca, in un club, in una conventicola o in un salotto progressista. Semplicemente la penso così.
[L'Ideota]
È così anche per me.
Dopo la Fallaci , lui è pure De Gregori io penso comunque che il problema sia la demenza senile.
Sicuramente uno dei miei scrittori preferiti. Sono un po' morta dentro. Questo genio ha dato la risposta migliore .
“Knowing your own darkness is the best method for dealing with the darkness of other people.”
— Carl Jung
Augh! 🪶
@blackmammaaa tutto bene?
Lo dico da anarchico (quindi i miei punti di riferimento sono altri, anche se ci sono punti di contatto): tener fuori Marx dalle scuole è follia. L'impatto di Marx sulla filosofia politica moderna è stato gigantesco. Anche chi studia teologia approfondisce Marx, per tentare di confutare le sue argomentazioni. In qualche modo devi fare i conti con Marx. Anche se vuoi prendere le distanze da lui. Fare finta che non sia esistito significa rinunciare al confronto col pensiero contemporaneo.
Ognuno di noi ha in serbo qualcosa di molto ostinato per poter sopravvivere.