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@florautieri
Si smette di fare domande quando non si crede più alle risposte.
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"Più legami abbiamo, più viviamo nel panico, le persone muoiono o ci lasciano, le cose si perdono, si rompono, vengono rubate e a un tratto ci troviamo completamente nudi. Nudi e disperati. Naturalmente siamo sempre stati nudi, ma abbiamo finto di non saperlo, di non vederlo."
(Susanna Tamaro)
Chi semina spine
se deve ricorda'
de nun cammina'
s c a r z o".
“Non è vero, come dicono,
che le difficoltà rendono forti.
No, le difficoltà rivelano chi è forte.
Ci permettono di scoprire una forza
che non avremmo saputo di avere.
Ma non fortificano, stancano.
E le persone forti sono stanche,
anche se ce la fanno.”
(Antonio Dikele Distefano)
Immagine: Frida Kahlo
“Lloyd, passami la penna che devo mettere i puntini sulle i con una persona”
“Non sarebbe meglio mettere un punto finale, sir?”
“Dici che sia meglio, Lloyd?”
“Con certi soggetti meglio chiudere periodi che provare a perfezionare frasi, sir”
“Per evitare di buttare via inchiostro...”
“E non sprecare tempo, sir”
Simone Tempia, Vita con Lloyd
Il dolore di una madre con figli adulti: è un dolore speciale. Lei non urla ad alta voce, non piange davanti a tutti.
È un dolore silenzioso, profondo e contenuto, che si nasconde nelle preghiere quotidiane, nei pensieri notturni, nel sospiro silenzioso in cucina con una tazza di tè.
È un dolore che nasce quando i suoi figli sono cresciuti, hanno preso la loro strada, prendono le loro decisioni, commettono i loro errori.
La mamma vuole rincorrerli, prenderli di nuovo per mano, come quando erano bambini, proteggerli da tutto il mondo, dal male, dal dolore, dalle scelte sbagliate.
«Fermati! So cos'è meglio! Ci sono già passata! » Ma... Non può.
Perché non sono più bambini piccoli che possono essere riparato sotto le sue ali.
Sono adulti, con il loro percorso, il loro destino, il loro cuore che impara dalle sue stesse ferite.
È la cosa più difficile: permettere ai tuoi figli di vivere separatamente.
Permettergli di cadere e rialzarsi, sbagliare e imparare.
Non interferire nemmeno quando vuoi urlare.
Non consigliare, quando si vuole consigliare. E aspettare. Essere nei paraggi. Pregare. Mandare l'amore nei pensieri e aspettare che arrivi. Credere che tutto andrà bene
Perché una madre anche quando i suoi figli crescono mantiene la cosa più importante: amare. E pregare per loro ogni giorno. ❤️
La manipolazione ha un volto subdolo, spesso travestito da ragionevolezza. Non urla, non si impone con la forza, ma s’insinua dolcemente nei meccanismi delle relazioni, fino a farci dubitare di noi stessi. È quel momento in cui, dopo aver subito un’ingiustizia, ci sentiamo in colpa per aver reagito. È quando il dolore viene messo sotto processo, mentre la causa del dolore resta impunita. È come se l’altra persona si scusasse senza mai dire "ho sbagliato", riuscendo a farti sentire esagerato, debole o instabile.
Chi manipola non guarda le ferite, ma ti accusa per aver sanguinato. E allora la colpa cambia direzione: non è più loro per averti ferito, ma tua per aver provato dolore. È un gioco sporco, fatto di silenzi, di colpi di scena emotivi, di parole che sembrano giuste ma non lo sono. E in questo labirinto si perde la lucidità, perché si comincia a pensare che forse si è davvero reagito troppo, che magari si è troppo sensibili, troppo emotivi, troppo qualcosa. Ma la verità è che nessuna reazione nasce dal vuoto: ogni scatto ha un inizio, ogni difesa un motivo, ogni lacrima una storia.
La mancanza di rispetto non può essere cancellata solo perché chi l’ha provocata è più bravo a cambiare la narrazione. E chi ama davvero, non ti fa sentire sbagliato per aver sentito troppo. La manipolazione spezza la fiducia, perché rende instabile il terreno dell’autostima. Ti porta a dubitare della tua voce interiore, di ciò che hai percepito chiaramente ma che ora, sotto la lente distorta dell’altro, sembra diventare confuso.
Ma il cuore lo sa. Anche se ci vuole tempo, anche se ci vuole coraggio per guardare in faccia la verità, arriva sempre un momento in cui qualcosa si spezza in favore della propria libertà. E lì, dove prima c’era colpa, nasce consapevolezza. La consapevolezza che nessuno ha il diritto di riscrivere il senso delle nostre emozioni, e che riconoscere una manipolazione è il primo passo per riprendersi il proprio spazio interiore. Quel luogo sacro dove il rispetto non è mai in discussione.
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Buongiorno 🌟🌟🌟