“Io penso che gli italiani diano troppa importanza ai propri governi. Chiaro, il rigurgito fascista di questo periodo è grave e va limitato, ma era preventivatile che in momento di forti flussi migratori alcune persone non sarebbero stato in grado di svolgere lo sforzo intellettivo necessario a superare l'antropologica paura della diversità.
Prendiamo un personaggio di fantasia ispirato alla realtà. Lo chiameremo Ginepro.
Ginepro vive nel mio paesello. È sulla cinquantina, non bello e del tutto privo di eleganza.
Ginepro ha un lavoro orribile e ripetitivo, mal retribuito e odia i suoi superiori. Ovviamente non ha idea di come si compili un Curriculum e come possa cercare alternative, quindi sa di restare a svolgere quelle mansioni fino alla pensione.
Ginepro ha una moglie che non ama. Andare a letto con lei non è un piacere ma un atto di coraggio, svegliarsi la mattina e vederla nel letto lo devasta.
Ginepro ha tre figli, non ha i soldi per mantenerli e non ha il tempo per goderseli. Sono stati educati da maestri incapaci, allenatori di calcio e televisione generalista. Il più grande vive in Canada e Ginepro ha imparato a usare Skype, o almeno ci prova. Ci parla un po'. Poi piange.
Ginepro per sfogarsi ogni domenica tira fuori gli attrezzi da giardino e dalle 8.30 -quando il Tu Pneomatico dorme beato in hangover- della mattina fino al calare del sole lavora al suo prato. Metri quadrati dodici, piante due di cui zero da frutta. Se gli dici "Ginè ma almeno fatti l'orto" ti risponde "ehhhh ma chi c'hà il tempo". Sospende solo per i pasti e un paio di bianchini al bar.
Gli eventi culturali più frizzanti del paese sono delegati alla filarmonica di dopolavoristi che ai patroni esegue, male, le solite quattro sonate. C'è qualche sagra o festa del paese in cui c'è da mangiare. Ginepro va con la moglie e qualche amico. Si diverte poco, ma vede la sua figlia più giovane che serve ai tavoli, non prende un euro ma finita la festa a chi ha lavorato regalano patatine e birre e tutto quello che vogliono e li mangiano e bevono con i loro primi amori e Ginepro sa che non vivrà più quelle emozioni.
Una volta per bramosia sessuale o forse per innamorarsi ha caricato una prostituta sulla sua stilo bordò, ma come l'Holden salingeriano non se le sentita di fare nulla. Penso si sia fatto unpianto.
Insomma Ginepro fa una banale e noiosa vita di provincia, terribile e tendente all'infelicità.
A me ovviamente di Ginepro non frega assolutamente nulla. Niente. Se leggo sul giornale che si è impiccato nel capanno degli attrezzi sarei indifferente o felice per lui.
Il problema è uno. Quando a mezzogiorno della domenica mi concedo il caffè al bar del paese per riprendermi dalla sera prima lui sta bevendo il suo bianchino -non il primo- in tenuta da giardiniere, sudato e puzzando di fieno e vino di terribile qualità.
Le ho provate tutte. Lo sfoglio della Gazzetta, il cellulare con le stories di Insta, le finte telefonate o le telefonate vere. Non c'è niente da fare. Ogni domenica da quindici anni Ginepro mi ferma, porta i suoi odori vicino al mio caffè e si lamenta del governo. Berlusconi, Bersani, Prodi, Renzi, Salvini, Grillo e Napolitano, Mattarella e una marea di nomi che non ho mai sentito.
Colpa loro. È sinceramente convinto che la sua vita piatta, brutta, senza stimoli e possibilità sia colpa del presidente del consiglio di turno e non delle scelte comode e sbagliate che l'hanno portato a fare la sua vita. Ginè, rassegnati, se la tua vita fa schifo è per lo più colpa tua.
Sia ben chiaro. Sono convinto, a costo di cadere nella demagogia, che in Italia abbiamo avuto governi arrivisti, arraffoni, schifosi, incapaci, disonesti e con il gusto della presa in giro verso il cittadino e il loro stesso elettore. Tranne ovviamente il Professor Mario Monti che dai era un bel tato con i suoi capelli tutti bianchi.
Quello che voglio dire è che la politica fa male soprattutto al basso. Se la malapolitica diventa deterrente nella ricerca di una vita più felice e stimolante i popoli collassano.
Il secondo punto è che dobbiamo tornare alla lira perché prima il caffè lo pagavo mille lire e ora un euro che sono quasi duemila lire. Ma stiamo scherzando o cosa?”